La Pec ingrana la marcia giusta

La Pec ingrana la marcia giusta

Italia Oggi – 27 dicembre 2010

La rivoluzione digitale nelle comunicazioni che coinvolge i cittadini, i professionisti e le imprese con la pubblica amministrazione non è ancora compiuta, ma la posta certificata comincia finalmente a farsi strada.


Duilio Lui

I numeri.
I numeri rilevati dal ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione sono eloquenti: tra i cittadini le richieste di attivazione del servizio Posta-certificat@ sono arrivate a quota 640 mila, mentre le imprese dotate di Pec sono ormai 550 mila. Il numero di amministrazioni iscritte a Ipa (Indice delle pubbliche amministrazioni gestito da DigitPA) è di 15 mila, con circa 20 mila caselle di posta certificata registrata. Oltre il 40% dei comuni ha una casella Pec (con punte del 90% in Umbria e del 75% in Friuli-Venezia Giulia), ma con percentuali ancora basse (che non superano il 20%) in Calabria, in Abruzzo, in Basilicata e in Sardegna. Oltre la metà dei comuni pubblica, come previsto dalla legge, l’indirizzo Pec sul proprio sito web. Infine tra i professionisti, rileva il ministero, è stata raggiunta quota un milione e 200 mila Pec.

Diffusione a macchia di leopardo tra i professionisti.
Proprio tra i professionisti si registrano percentuali ben al di sotto delle previsioni. Trascorso oltre un anno dalla scadenza (29 novembre 2009, secondo quanto previsto dalla legge n.2/2009) del termine che imponeva l’apertura della casella di posta elettronica certificata per tutti i professionisti iscritti agli albi, il traguardo è ben lontano dall’essere centrato. Anche a causa della natura dell’obbligo di legge (ordinatorio e non perentorio), che quindi non prevede sanzioni per i trasgressori. Sta di fatto che, nonostante le iniziative degli ordini e l’entusiasmo riscontrato nelle prime settimane, molti professionisti continuano a trascurare lo strumento, preferendo i canali tradizionali di comunicazione, più lenti e meno sicuri. E, anche tra quanti hanno aperto la casella, molti non la utilizzano.

I notai hanno completato la migrazione digitale.
I notai sono più avanti di tutti, avendo raggiunto il 100% (i 5 mila professionisti in esercizio in Italia) già da diverso tempo, grazie anche all’adozione di un sistema di posta certificata uguale per tutti, senza distinzioni a livello locale. Dal 2005 il Consiglio nazionale del notariato è iscritto nell’elenco dei gestori della posta elettronica certificata accreditato dal Cnipa (Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione). Tutti i notai, e gli organismi locali della categoria, hanno ricevuto gratuitamente un indirizzo Pec e il Notariato ha messo a disposizione dei notai anche un servizio di conservazione digitale dei documenti in anticipo rispetto alla normativa nazionale. Per esempio, sino a qualche anno fa per iscrivere una società al registro imprese ci volevano mesi, mentre oggi bastano pochi giorni, considerato che presso i notai si concentrano l’intera procedura e la trasmissione on-line. Nelle rinegoziazioni immobiliari, alla molteplicità degli adempimenti e degli uffici interessati si è sostituito un unico invio telematico che in breve tempo assicura la registrazione fiscale, il pagamento della tassa, la trascrizione immobiliare e l’aggiornamento catastale (ogni anno in media vengono effettuati quasi 4 milioni di invii). Il servizio permette anche di interagire con le Camere di commercio: i notai ricevono le ricevute del registro imprese e possono rispondere tramite lo stesso canale. Nell’ambito della normativa antiriciclaggio, il notaio può inviare segnalazioni di operazioni sospette attraverso la posta certificata. Inoltre, nei distretti di Roma, Napoli e Milano è in fase di test un servizio che permette di inviare una scheda testamentaria agli archivi notarili. Attraverso la Pec, infine, il Notariato di recente ha messo a disposizione degli iscritti un servizio di conservazione digitale dei documenti, mentre già da diversi mesi a Milano vengono trasmesse attraverso l’e-mail certificata copie degli atti. L’evoluzione digitale è stata autofinanziata dalla categoria, che negli ultimi dieci anni ha investito circa 14 milioni di euro nell’innovazione tecnologica. «Al di là di questo», spiega il consigliere nazionale Roberto Braccio, coordinatore della commissione informatica del Notariato, «il 2010 è stato un anno molto importante per l’informatizzazione, considerato che è stato approvato il ddl che introduce l’atto notarile informatico. Per i primi mesi del 2011 attendiamo, da parte del ministero della giustizia, i decreti attuativi per consentirne l’applicazione».

Per i commercialisti convocazioni alle assemblee via e-mail.
Passi in avanti importanti sono stati compiuti anche tra i commercialisti: «Sono circa 20 mila gli iscritti che hanno attivato la casella di posta certificata con il suffisso commercialisti.it, ma il numero di adesioni supera quota 70 mila se si considerano anche coloro che hanno scelto altri gestori», spiega Claudio Bodini, consigliere nazionale di Cndcec delegato all’informatica. »La Pec viene utilizzata soprattutto per la convocazione delle assemblee, in sostituzione della raccomandata», aggiunge, »ma a breve è previsto l’avvio di nuovi servizi che coinvolgono i singoli professionisti nei rapporti con la p.a.
Sia il registro delle imprese, sia l’Agenzia delle entrate stanno infatti studiando l’impiego della posta certificata per ridurre i costi e velocizzare le procedure burocratiche». Il Consiglio nazionale ha anche diffuso un documento tra gli associati con le indicazioni ai propri iscritti delle linee guida per l’utilizzo dello strumento, in cui si ricorda, tra le altre cose, che è necessario accompagnare alla e-mail inviata, anche le ricevute di accettazione e di consegna.

Novità in vista per gli avvocati.
Quanto agli avvocati, il Consiglio nazionale forense (che è anche una Certification Authority) ha siglato da tempo una convenzione con il provider Actalis, che fin qui ha portato all’attivazione di circa 20 mila caselle di posta certificata. Tuttavia anche questo dato è parziale, perché gli ordini sono liberi di siglare convenzioni autonomamente e non è al momento possibile stilare un bilancio delle adesioni. Proprio gli avvocati sono i destinatari di una nuova iniziativa annunciata dal ministro per la p.a. Renato Brunetta (che nei giorni scorsi ha firmato una nota con la quale invita tutte le amministrazioni pubbliche a utilizzare la posta elettronica per lo scambio degli auguri in occasione delle festività natalizie): da gennaio riceveranno gratuitamente via e-mail o sms l’avviso che gli atti giudiziari ai quali sono interessati (decreto, ordinanza o sentenza) sono stati depositati in cancelleria. La novità riguarderà tutti i procedimenti civili di contenzioso, volontaria giurisdizione, esecuzioni civili e giudici di pace. Il servizio sarà successivamente esteso anche al penale e potranno accedervi gli stessi cittadini per ottenere, per esempio, un certificato per uso privato anche rivolgendosi a uffici diversi e più vicini (si chiameranno sportelli Pass ed erogheranno certificati provenienti da diverse tipologie di uffici del ministero di giustizia, i tribunali, il casellario giudiziale, le procure e da uffici dislocati ovunque sul territorio nazionale). Per attivare il servizio, il Consiglio nazionale forense dovrà fornire alle cancellerie gli elenchi degli avvocati aggiornati con tutti i contatti e numeri utili. L’avvocato dovrà inoltre inserire, al momento dell’apertura del fascicolo, la richiesta di notifica degli atti attraverso sms o posta elettronica certificata. Questa misura, secondo una stima elaborata dal ministero della giustizia, dovrebbe consentire un risparmio di circa il 10% in termini di risorse umane (attualmente sono circa 5 mila i dipendenti del ministero che si occupano di inviare intorno a 28 mila notifiche all’anno).
L’adozione della Pec è quasi totale tra i consulenti del lavoro, che già diversi mesi fa hanno lanciato una sperimentazione: presso il Consiglio nazionale dell’ordine e l’Inps è stato istituito un canale privilegiato alle aziende assistite dai Consulenti del lavoro in possesso del Dui. L’azienda può essere considerata regolare ai fini del rilascio del Durc rateizzando il dm in un ma mento di difficoltà finanziaria. La stessa Inps, con un messaggio della scorsa primavera, ha chiarito che nelle pratiche di iscrizione provenienti da Comunica sono attualmente riportati gli indirizzi Pec sia dell’impresa (se non è stato indicato nella copertina il Registro delle Imprese provvederà ad assegnare alle società neo costituite un indirizzo di posta certificata), sia dell’eventuale intermediario che ha trasmesso l’istanza, dato comunque obbligatorio.

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