Amministrazione digitale

Amministrazione digitale

Italia Oggi – 31 gennaio 2011

Brunetta punta su Internet in modo sempre più deciso per svecchiare la macchina dello Stato. Ecco cosa cambierà per cittadini e imprese.


Marino Longoni

Trasmissione telematica di tutta la documentazione scambiata tra impresa e pubblica amministrazione. Obbligo di attrezzarsi per rendere possibili sempre i pagamenti elettronici. Divieto per qualsiasi ente pubblico di richiedere ai cittadini o alle imprese un documento che sia già nella disponibilità di un’altra pubblica amministrazione. Operatività esclusivamente via web dello sportello unico delle attività produttive. Sono solo alcune delle più importanti disposizioni contenute nella riforma del codice dell’amministrazione digitale, entrata in vigore il 25 gennaio dopo i canonici 15 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo n. 235.
Non cambierà nulla, per il momento. Saranno infatti necessari da tre a 12 mesi e numerosi decreti attuativi per dare applicazione a tutte le disposizioni contenute nel testo di legge. Tempi decisamente molto stretti per i meccanismi di una pubblica amministrazione che normalmente ha bisogno di spazi di manovra ben più ampi. Ma in fin dei conti siamo in Italia e una piccola proroga non si nega a nessuno (e poi non c’è scritto da nessuna parte che si tratti di termini perentori, suvvia).
Si potrebbe anche pensare che non di norme giuridiche si stia parlando ma di promesse preelettorali, destinate a perdersi nella notte profonda della dimenticanza. Tutto sommato il codice dell’amministrazione digitale è del 2005 e finora di risultati concreti se ne sono visti pochini. Basti pensare che un comune del Nordest pochi giorni fa si è visto respingere una mail inviata al ministero della funzione pubblica, guidato da Renato Brunetta, perché «questo ufficio non è in grado di visualizzare il file contenente i dati relativi alle autocertificazioni a causa dell’assenza di un programma di gestione della firma digitale» (e si tratta di un software scaricabile gratuitamente da Internet).  E non tutte le pubbliche amministrazioni hanno ancora un indirizzo di posta elettronica certificato, così come previsto dal codice dell’amministrazione digitale.
Ma c’è una speranza. Nel decreto legislativo 235 si prevedono infatti meccanismi sanzionatori e premiali per i dirigenti pubblici: dall’attuazione di queste disposizioni dipenderà, per esempio, una parte del loro salario accessorio. Forse questa volta si vuole fare sul serio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...