Conciliazione professioni in guerra

Conciliazione professioni in guerra

Italia Oggi – 10 febbraio 2011

E’ caos sulla conciliazione obbligatoria. In attesa che la partita della conversione del decreto milleproroghe si concluda i commercialisti affronteranno gli avvocati davanti al Tar del Lazio dove l’Organismo unitario dell’avvocatura ha impugnato il decreto ministeriale n. 180 (di attuazione del dlgs n. 28/2010) e il cui esito è previsto per il 9 marzo.


Gabriele Ventura

Ma non solo. Il fronte dei sostenitori della conciliazione si allarga di giorno in giorno. E per far sentire la propria voce architetti, dottori commercialisti ed esperti contabili, geometri e ingegneri, assieme a camere di commercio e imprese, si sono pronunciati, con un documento congiunto inviato al ministro della giustizia, Angelino All’ano, contro il rinvio della normativa. Insomma, la partita sulla conciliazione si sta giocando su più fronti. Tranne quello della formazione dei mediatori, che ancora resta al palo.

L’avvocatura.
L’avvocatura, da parte sua, sta combattendo la sua battaglia contro l’entrata in vigore dell’intera normativa sulla mediazione obbligatoria sia in parlamento sia, per quanto riguarda l’Oua, al Tar del Lazio. Ieri le commissioni riunite affari costituzionali e bilancio del senato hanno approvato un emendamento bipartisan al milleproroghe che fa slittare il via libera a marzo 2012. Ma su questo fronte i giochi sono tutt’altro che chiusi. Sul rinvio pende infatti il no del ministero della giustizia, che semmai sarebbe disponibile a concedere un’entrata in vigore graduale della normativa. Per questo motivo, l’emendamento approvato ieri non dovrebbe passare l’esame dell’aula di palazzo Madama. In questo senso il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, ha scritto una lettera al Guardasigilli Angelino Alfano, sottolineando che «lo slittamento di un anno dell’entrata in vigore dell’obbligatorietà nella mediazione finalizzata alla conciliazione è ostacolata fortemente dalla Confindustria e dalle camere di commercio». Sull’approvazione dell’emendamento bipartisan De Tilla ha invece sottolineato che «il via libera in commissione all’emendamento che prevede lo slittamento di un anno dell’obbligatorietà della mediaconciliazione è di grande importanza». Mentre il presidente del consiglio nazionale forense, Guido Alpa, ha constatato che «l’orientamento emerso in sede parlamentare viene incontro alla posizione più volte ribadita nei documenti del Cni; volta a sottolineare le perplessità inerenti alla configurazione attuale del sistema in ordine alla obbligatorietà, alla mancata previsione della difesa tecnica, agli insufficienti titoli richiesti per la figura del mediatore».

Le altre professioni.
L’Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili e l’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili hanno notificato nei giorni scorsi un atto di intervento «ad opponendum» nel procedimento amministrativo davanti il Tar del Lazio promosso dall’Oua per l’annullamento del dm n. 180 sulla conciliazione.
«Ci siamo sentiti obbligati a intervenire, nel contenzioso amministrativo promosso dagli avvocati, per far sentire forte la voce sindacale della categoria», hanno commentato i due presidenti Marco Rigamonti (Aidc) e Luigi Carunchio (Ungdc). Mentre camere di commercio, imprese e professionisti hanno chiesto al governo di non rinviare la data di entrata in vigore dell’obbligo di effettuare un tentativo di risoluzione alternativa delle controversie.
Il documento congiunto, inviato ad Alfano, è stato sottoscritto dai vertici di Unioncamere, di tutte le Confederazioni imprenditoriali (Ciao Coldiretti, Compagnia delle Opere, Confagricoltura, Confapi, Confcooperative, Confindustria, Lega delle cooperative, Rete Imprese Italia) e degli ordini professionali (Consiglio nazionale degli architetti, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, Consiglio nazionale dei geometri e dei geometri laureati, Consiglio nazionale degli ingegneri). «L’ipotesi di un rinvio dell’entrata in vigore della condizione di procedibilità non consentirebbe», si legge nella nota, «di rendere tempestivamente efficace la riforma, rischiando di vanificare un così importante sforzo riformatore perseguito dal governo».

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