Conciliazione, quando conviene

Conciliazione, quando conviene

Italia Oggi – 21 aprile 2011

Il mediatore non è un giudice. Bisogna fare attenzione a non scambiare il procedimento di conciliazione per un processo sommario anticipato. Mediante il procedimento, descritto dal decreto legislativo 28/2010, infatti, non si persegue lo scopo di individuare ragioni o torti delle parti, quanto quello di verificare se ci sono margini per una composizione amichevole.

Antonio Ciccia

Il mediatore non è un giudice. Bisogna fare attenzione a non scambiare il procedimento di conciliazione per un processo sommario anticipato. Mediante il procedimento, descritto dal decreto legislativo 28/2010, infatti, non si persegue lo scopo di individuare ragioni o torti delle parti, quanto quello di verificare se ci sono margini per una composizione amichevole. A volte vi sono, infatti, convenienze che vanno al di là del semplice confronto tra posizioni giuridiche. Per esempio ci può essere la convenienza a tenere riservato un determinato contenzioso o si ha la convenienza a sfruttare la velocità della mediazione confrontata con la lunghezza del processo o, ancora, l’interessato ha ragione, ma non ha le prove sufficienti a dimostrarla in giudizio. Si pensi all’ipotesi di una causa pilota che potrebbe aprire le porte a una serie di contenziosi, esponendo un’impresa a richieste di danni da parte della collettività dei consumatori: la scelta della mediazione può essere motivata dal fatto che non si avrà il clamore o la diffusione della notizia rispetto all’ipotesi di un giudizio pubblico e di una sentenza pubblicata su tutti i quotidiani specializzati e non. In ogni caso non si deve commettere l’errore di chiedere al mediatore un anticipo di sentenza. Non sempre avrà le competenze giuridiche per farlo e, comunque, il miglior accordo è quello che nasce dalla convergenza spontanea dei contendenti. Non a caso il decreto legislativo 28/2010 descrive il mediatore in questi termini: è la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni raso, del potere di rendere giudizio decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo. Il mediatore potrà anche fare una proposta di soluzione della controversia: ma solo in casi specifici. In queste ipotesi la mediazione da «facilitativa» si trasforma in «valutativa». Il mediatore da un lato è incentivato economicamente a fare la proposta, dall’altro lato è disincentivato, in quanto la formulazione della proposta potrebbe esporlo a responsabilità. Anche per le parti c’è una porzione di alea nel chiedere o subire la proposta del mediatore: le parti si espongono e rischiano nel non accettare una ragionevole proposta. Il danneggiato da un sinistro, per esempio, che non accetta la proposta del mediatore potrà essere condannato a pagare le spese di giudizio anche se vince la causa. Il legislatore, comunque, si propone una mediazione che possa con ogni mezzo essere risolutiva evitando che una causa sia portata in tribunale: quindi spazio sia alla mediazione facilitative e a quella valutativa. A questo proposito il mediatore e, ancora prima l’organismo di mediazione, dovranno svolgere un controllo formale sui poteri delle parti di sottoscrizione dell’eventuale accordo. In mediazione dovranno essere presenti tutti i soggetti decisori rispetto alla vertenza in corso: si pensi alle assicurazioni per la responsabilità civile, a tutti i soci di una società, a tutti gli eredi in caso di successione, e così via. La mediazione è, infatti, il procedimento per la composizione di una controversia, ma non bisogna dimenticare che la controversia non è di tipo relazionale, ma è una controversia legale civile o commerciale. Bisogna, quindi, preoccuparsi anche degli formali e tecnici. Un ruolo importante potrà essere svolto dai legali che assistono le parti. A legislazione vigente la presenza dell’avvocato non è obbligatoria. Tuttavia in caso di controversie complesse o di valore molto alto la presenza del legale di fiducia sarà prevedibilmente richiesta dalla stessa parte interessata. Occorrerà, però, trovare un equilibrio tra pretese giuridiche e possibili soluzioni transattive. Si pongono, a questo proposito, alcuni problemi deontologici per l’avvocato: per esempio, come comportarsi nel caso in cui la controparte non sia assistita da un legale. o nel caso in cui il proprio cliente accondiscenda a un accordo che comporta forti rinunce ai propri diritti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...