Il mafioso può dire addio ai beni

Il mafioso può dire addio ai beni

Italia Oggi – 10 giugno 2011

Una banca dati nazionale unica della documentazione antimafia per meglio combattere i fenomeni criminosi. La banca dati sarà istituita presso il Ministero dell’interno e sarà consultabile dalle stazioni appaltanti, dalle camere di commercio e dagli ordini professionali. L’obiettivo: semplificare l’attuale sistema delle procedure di rilascio della documentazione, con l’effetto di un monitoraggio costante delle imprese.

Antonio Ciccia

Poteri di accesso nei cantieri per le informazioni prefettizie, possibilità di utilizzo della stazione unica appaltante da parte degli enti locali «sciolti per mafia», istituzione della Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia; obbligo di recesso dal contratto in caso di verifica antimafia interdittiva; contraenti generali tenuti all’acquisizione della documentazione antimafia. Sono questi alcuni dei punti principali del terzo libro del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Per quel che concerne i contratti pubblici si prevede, in caso di informazione prefettizia sul tentativo di infiltrazione mafiosa concernente una impresa diversa da quella mandataria che partecipa ad un’associazione o raggruppamento temporaneo di imprese, l’inefficacia delle cause di divieto o di sospensione nei confronti delle altre imprese partecipanti ma a condizione che l’impresa coinvolta sia stata estromessa o sostituita prima della stipula del contratto o nei trenta giorni successivi alla stipula. In via generale il codice prevede che le informazioni antimafia (obbligatorie sopra i 150 mila euro e rilasciate dal prefetto che, quindi, mantiene la competenza) vadano chieste in anticipo rispetto a quanto oggi previsto, cioè al momento dell’aggiudicazione del contratto (nei trenta giorni successivi alla stipula nel caso di subcontratto). Il codice disciplina anche i poteri di accesso e di accertamento che fanno capo ai prefetti, stabilendo che possano essere esercitati nei cantieri delle imprese interessate all’esecuzione di lavori pubblici. Per tali accessi il prefetto si dovrà avvalere dei gruppi interforze che effettueranno le indagini nei confronti di tutti i soggetti che intervengono a qualunque titolo nel ciclo di realizzazione dell’opera, anche con noli e forniture di beni e prestazioni di servizi, ivi compresi quelli di natura intellettuale, qualunque sia l’importo dei relativi contratti o dei subcontratti. In base alla relazione del gruppo interforze, se emergono elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa il prefetto emette, entro quindici giorni dall’acquisizione della relazione del gruppo interforze, l’informazione interdittiva, previa eventuale audizione dell’interessato. Se l’accertamento delle circostanze che giustificano il rilascio dell’informazione dovesse intervenire dopo la stipula del contratto, la stazione appaltante avrà l’obbligo (e non più la facoltà) di recedere dal contratto, fatto salvo il pagamento delle lavorazioni svolte e il rimborso delle spese sostenute per l’esecuzione del rimanente. Per quel che riguarda i soggetti tenuti all’acquisizione della documentazione antimafia (che si compone della comunicazione antimafia e dell’informazione antimafia), obbligatoria prima di stipulare approvare o autorizzare contratti e subcontratti di lavori, forniture e servizi, oltre alle amministrazioni aggiudica-trici, vengono inseriti sia i contraenti generali di cui all’articolo 176 del Codice dei contratti pubblici, che possono a loro volta affidare contratti, sia la stazione unica appaltante. Infine il codice istituisce la banca dati nazionale unica della documentazione antimafia, presso il ministero dell’interno, consultabile dalle stazioni appaltanti, dalle camere di commercio e dagli ordini professionali, che semplificherà l’attuale sistema delle procedure di rilascio della documentazione, con l’effetto di un monitoraggio costante delle imprese.

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