Sulla conciliazione gli Ordini all’attacco

Sulla conciliazione gli Ordini all’attacco

Il Sole 24 Ore – 18 giugno 2011

Conciliatori e professionisti all’offensiva contro le modifiche alla mediazione obbligatoria. A scendere in campo per mettere paletti rigidi al confronto tra avvocatura e ministero della Giustizia è “Sistema conciliazione”, l’associazione tra promotori di attività soluzione stragiudiziale delle controversie.

Giovanni Negri

Conciliatori e professionisti all’offensiva contro le modifiche alla mediazione obbligatoria. A scendere in campo per mettere paletti rigidi al confronto tra avvocatura e ministero della Giustizia è “Sistema conciliazione”, l’associazione tra promotori di attività soluzione stragiudiziale delle controversie (cui aderiscono i consigli nazionali degli ordini dei dottori commercialisti degli ingegneri e dei geometri, Adr notariato, il conciliatore bancario, Unioncamere e il Cnf). In una lettera inviata al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, l’associazione esprime innanzitutto un timore e cioè che alla normativa sulla mediazione possano essere apportate modifiche sostanziali, che produrrebbero «un notevole ridimensionamento della sua portata deflattiva». Modifiche che, secondo Sistema conciliazione, riguarderebbero proprio gli aspetti della riforma che più avevano indotto la maggior parte delle categorie economiche a sostenerne l’introduzione. Forti le perplessità soprattutto sulle ipotesi di introduzione di un limite di valore per l’obbligatorietà della mediazione e sul vincolo che si profila per l’assistenza legale. «È importante ribadire – scrive Sistema Conciliazione – che l’aver introdotto la condizione di procedibilità individuando come parametro gli ambiti di applicazione della norma invece che il valore della lite, è stata una decisione strategica per il conseguimento di una riduzione strutturale del contenzioso». Infine, «appare più che coerente la scelta di lasciare alle parti la libertà di decidere se essere assistiti o meno da un consulente. Una diversa previsione, oltre a gravare di costi uno strumento nato con i criteri di economicità, può risultare controproducente perché può indurre chi si avvicina alla mediazione a considerare questo percorso come una forma di giudizio e creare delle barriere o delle riserve di utilizzo». E ieri sono stati resi noti i dati sui primi due mesi di operatività della riforma nelle 105 Camere di commercio: sono state ricevute oltre 5mila richieste di conciliazione. Di queste, le 75 Camere già iscritte al Registro degli Organismi di mediazione del ministero della Giustizia ne hanno gestite quasi 4mila, il 76% delle quali in materie per cui è ora prevista l’obbligatorietà. Complessivamente, sottolinea Unioncamere in una nota, i procedimenti già definiti risultano 1.633, pari al 43% delle mediazioni depositate presso gli Organismi camerali riconosciuti, e nel 20% dei casi si è raggiunto un accordo soddisfacente per entrambe le parti. In una circolare, datata 13 giugno, il ministero della Giustizia ha invece precisato le conseguenze del silenzio assenso per quanto riguarda le comunicazioni delle modifiche dei dati sul numero e il profilo dei mediatori e dei formatori e più in generale sul peso da dare alle numerose dichiarazioni auto-certificate che sono previste dalle misure applicative. Con l’avvertenza che il ministero, in un momento successivo potrà comunque tornare sui suoi passi e procedere ad accertamenti più penetranti. Ma la circolare fornisce anche qualche indicazione, in sintonia con il regolamento dell’autunno scorso, sulla compilazione della modulistica per l’iscrizione degli enti ai registri di riferimento. Così, quanto alla sede dell’ente si sottolinea che dovrà essere specificato il titolo di godimento, in caso non sia di proprietà; il capitale poi dovrà essere effettivamente disponibile, visto che il riferimento a quanto stabilito dal Codice civile per le Srl è puramente indicativo. Ancora sui requisiti dei mediatori la circolare conferma la necessità almeno della laurea triennale oppure l’iscrizione a un ordine o collegio professionale (con esclusione quindi di qualsiasi tipologia di albi ed elenchi). Indicazioni circostanziate arrivano poi per le pubblicazioni che devono corroboraare la preparazione scientifica dei formatori e l’esperienza reale maturata sul campo dai conciliatori.

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