Tra un anno la Scia libera tutti

Tra un anno la Scia libera tutti

Italia Oggi – 01 settembre 2011

Con la sola presentazione della Scia sarà possibile esercitare tutte quelle attività attualmente soggette al nulla osta della Pubblica amministrazione come quella di somministrazione alimenti e bevande, di bar e ristorazione, di attività ricettive alberghiere, con qualche riserva per la reale liberalizzazione delle attività sanitarie, di commercio dei prodotti farmaceutici e dei generi di monopolio. Questo ciò che emerge dal comma 1, dell’art. 3, del decreto legge n. 138 del 13 agosto scorso.

Fabrizio G. Poggiani

Con la sola presentazione della Scia (segnalazione certificata d’inizio attività) sarà possibile esercitare tutte quelle attività attualmente soggette al nulla osta della Pubblica amministrazione (comuni •e regioni, in particolare) come quella di somministrazione alimenti e bevande, di bar e ristorazione, di attività ricettive alberghiere, con qualche riserva per la reale liberalizzazione delle attività sanitarie, di commercio dei prodotti farmaceutici e dei generi di monopolio. Questo ciò che emerge dal comma 1, dell’art. 3, del decreto legge n. 138 del 13 agosto scorso che ha imposto un termine a comuni, province, regioni e stato per attuare una vera e propria liberalizzazione dell’esercizio delle attività d’impresa, decorso il quale tutte le attività economiche lecite saranno «… libere …« e sarà «… permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge …«. Preliminarmente, è utile precisare che questa disposizione è stata inserita nella manovra di Ferragosto in attesa della revisione della norma di rango costituzionale (art. 41 della carta) con la quale è stabilito che l’iniziativa privata è libera, purché non esercitata in contrasto con l’utilità sociale o con possibilità di recare danno a sicurezza, libertà e dignità umana. Il primo comma dispone che i comuni, le province, le regioni e lo Stato devono procedere a riscrivere tutte le disposizioni inerenti all’esercizio di attività economiche entro un anno dalla data di conversione in legge del decreto in commento, con la possibilità che, se ciò non sarà attuato, verrà comunque attuata una vera e propria liberalizzazione ex lege, per effetto dell’abrogazione implicita delle disposizioni che contrastano con i contenuti di detto comma, trovando applicazione gli istituti di autocertificazione e della segnalazione certificata di inizio attività. Di conseguenza, si potrà assistere alla tempestiva attuazione della disposizione, con l’aggiornamento dei regolamenti da parte della Pubblica amministrazione e, di fatto, alla liberalizzazione dell’esercizio delle attività o, al contrario, alla mancata attuazione della norma cogente; a prescindere dall’inerzia di comuni, province, regioni o uffici statali, al decorso dei dodici mesi, ogni soggetto (singolo o collettivo) potrà iniziare un’attività presentando la segnalazione certificata e attestando la sussistenza dei requisiti professionali, morali e personali prescritti dalle normative vigenti per l’esercizio di tale attività. Sul punto è utile evidenziare che- la disposizione non ha modificato i termini di rispetto per la comunicazione di inizio attività ma ha, di fatto, alleggerito la procedura burocratica, con l’obiettivo di esonerare da ulteriori validazioni (assoggettamento alle autorizzazioni degli enti) determinate attività quali quelle di distribuzione carburante, di bar e ristorazione; di commercio in area pubblica, di attività ricettiva alberghiera e di somministrazione alimenti e bevande. Un discorso a parte per l’esercizio di attività sanitarie (poliambulatori e farmacie in primis) poiché il citato comma 1, dell’art. 3 della manovra in commento rende, di fatto, libero l’esercizio di tutte le attività nel rispetto del possesso dei requisiti professionali e dell’ordine pubblico, introducendo un chiaro principio di «libertà dell’iniziativa economica», nel rispetto dei limiti imposti dagli ordinamenti comunitari e internazionali o di sicurezza, libertà, dignità umana e contrasto con l’utilità sociale, dalle disposizioni inerenti sicurezza ambientale, animale e vegetale e della salute umana, nonché di quelle che impattano sulla finanza pubblica. Ciò pare significare che, specificatamente per quanto concerne le attività di natura sanitaria, l’esercizio nelle stesse potrà essere anch’essa liberalizzata senza dover attendere l’autorizzazione dell’ente preposto al rilascio (regione, in via generale), naturalmente dietro presentazione della comunicazione certificata allegando la documentazione già prevista dalle singole normative di settore (dichiarazioni, attestazioni ed elaborati di tecnici abilitati), dando immediato avvio all’attività senza attendere nulla osta o assensi da parte delle pubbliche amministrazioni. In attesa dei necessari chiarimenti sul tema, non si può che confermare che il neo-imprenditore sia, comunque, in possesso dei requisiti soggettivi di carattere professionale prescritti per l’esercizio di detta attività, con la conseguenza che lo stesso, per esempio, dovrà aver esercitato la detta attività per almeno due anni negli ultimi cinque anni o aver frequentato un corso di formazione ad hoc. Inoltre, tutta da capire la reale applicazione della nuova disciplina per l’esercizio di attività come quella di rivendita di giornali e riviste, di commercio di prodotti farmaceutici e, soprattutto, di generi di monopolio (tabacchi e valori bollati), in presenza di specifiche leggi speciali che attualmente regolamentano in modo estremamente rigido l’esercizio di tali attività.

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