Più Antimafia negli appalti

Più Antimafia negli appalti

Il Sole 24 Ore – 30 settembre 2011

Una banca dati unica nazionale per combattere le infiltrazioni mafiose negli appalti con la pubblica amministrazione. È questa l’arma in più che il decreto legislativo 159/2011 (pubblicato sul Supplemento ordinario alla «Gazzetta Ufficiale» 266 del 28 settembre) mette in campo in materia di misure di prevenzione personali e patrimoniali, di fatto una delle poche novelle nella riduzione a testo unico della normativa antimafia sul versante amministrativo.

Alessandro Galimberti

Una banca dati unica nazionale per combattere le infiltrazioni mafiose negli appalti con la pubblica amministrazione. È questa l’arma in più che il decreto legislativo 159/2011 (pubblicato sul Supplemento ordinario alla «Gazzetta Ufficiale» 266 del 28 settembre) mette in campo in materia di misure di prevenzione personali e patrimoniali, di fatto una delle poche novelle nella riduzione a testo unico della normativa antimafia sul versante amministrativo (per il diritto penale servirà invece un’altra legge delega). La banca dati, che dovrà essere calibrata da un serie di regolamenti ministeriali scadenziati per i prossimi sei mesi, consentirà un monitoraggio in tempo reale contando tra l’altro sul potenziamento del ruolo, anche informale, dei prefetti nella redazione di dossier sugli aspiranti partner contrattuali della Pa. L’accesso alle informazioni centralizzate sarà consentito alle stazioni appaltanti (a questo proposito viene riconosciuto normativamente il ruolo della Stazione unica), alle Camere di commercio e agli Ordini professionali, con garanzie di tracciamento di chi interrogherà il terminale. La profilazione riguarderà i candidati a contrattare con la pubblica amministrazione, ma pure chi intende ricevere contributi o erogazioni pubbliche, anche comunitarie: rispetto al passato si amplia la platea dei soggetti radiografabili, includendo i generai contractor. Tra i soggetti sottoposti alla verifica antimafia è stato ora inserito il riferimento ai raggruppamenti temporanei di imprese, la documentazione antimafia dei quali deve riferirsi anche alle imprese con sede all’estero, oltre al direttore tecnico e ai rappresentanti legali delle associazioni. L’informazione antimafia coinvolgerà inoltre i familiari conviventi dei soggetti che la legge sottopone alla verifica. Resta invece immutata, nel testo unico, la soglia di esenzione della comunicazione antimafia, fissata in 15omila euro del valore economico dell’operazione da appaltare o dell’erogazione da ricevere (erano 300 milioni di lire nel Dpr 252/1998). Il nuovo codice antimafia sdoppia i termini di validità della comunicazione antimafia rispetto alla informazione: mentre la prima continuerà a valere per sei mesi dalla data del rilascio (e scatterà automaticamente dopo la consultazione della banca dati nazionale), la comunicazione – che può riguardare anche l’attestazione di tentativi di infiltrazione mafiosa nelle imprese – avrà efficacia per 12 mesi. La competenza per la comunicazione antimafia resta in carico al prefetto della provincia in cui l’impresa richiedente ha sede, che diventa il prefetto dove ha sede il cantiere nei casi in cui l’azienda è basata all’estero. Non cambia, invece, la disciplina dell’autocertificazione per contratti e subcontratti relativi a lavori, servizio forniture dichiarati urgenti e i provvedimenti di rinnovo di contratti, o per attività private, sottoposte a regime autorizzatorio o alla disciplina del silenzio-assenso. Confermati infine i poteri di accesso ai cantieri del prefetto, già introdotti dal Dpr 150/2010.

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