Rating antimafia ecco come fare

Rating antimafia ecco come fare

L’Unità – 02 febbraio 2012

La proposta di un rating antimafia allo scopo di favorire le aziende che puntano sulla legalità, avanzata da Antonello Montante, delegato nazionale di Confindustra per la legalità, e vicepresidente dell’associazione in Sicilia.
Uno strumento in più per combattere il crimine.

Antonello Montante

Ha fatto importanti passi avanti la proposta di un «rating antimafia», che ho lanciato su l’Unità allo scopo di favorire le aziende che puntano sulla legalità. Ho apprezzato il sostegno politico bipartisan e mi hanno fatto molto piacere gli incoraggiamenti del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri e del vicepresidente del Csm Michele Vietti. Sono consensi importanti che ci spingono ora ad andare avanti. Per questo vorrei cercare di definire meglio la proposta e dimostrare che, se lo vogliamo, possiamo davvero metterla in pratica. Partendo da un dato: la diffusione di comportamenti illeciti nell’esercizio delle attività economiche altera, come si sa, le condizioni della concorrenza e determina un irregolare funzionamento del mercato. Le imprese che operano con metodi criminali beneficiano, infatti, di bassi costi di produzione, sia per le materie prime, sia per la manodopera impiegata, sia per il costo dei capitali da investire. L’assenza di condizioni di pari opportunità, quindi, danneggia fortemente le aziende che operano nel rispetto dei valori della trasparenza e della correttezza, e che quotidianamente si oppongono ai metodi criminali. Queste ultime, infatti, sono costrette nel medio periodo ad uscire dal mercato. Ciò si verifica soprattutto nel Sud, dove le condizioni ambientali sfavorevoli penalizzano ulteriormente il sistema economico, costretto a sopportare costi aggiuntivi per garantire condizioni di sicurezza adeguate (assicurazione, protezione e vigilanza). Il controllo di vasti territori da parte delle organizzazioni criminali determina inoltre un sensibile innalzamento del costo del credito. Proprio in questo contesto, e anche in considerazione della crisi economica che ha come conseguenza un crescente fenomeno di credit crunch, occorre favorire la diffusione della legalità dando un segnale concreto alle imprese che mettono a rischio la propria attività per la difesa di tali valori. Bisogna trasformare l’impegno degli imprenditori che operano nella legalità in un reale fattore di competitività. Un possibile intervento potrebbe essere proprio quello dell’accesso al credito, al fine di riconoscere migliori condizioni alle imprese che perseguono elevati standard di legalità. I destinatari di queste misure di agevolazione potrebbero essere individuati nelle aziende che aderiscono al Protocollo di Legalità sottoscritto tra Confindustria e il ministero dell’Interno il 10 maggio 2010 e che abbiano rispettato gli impegni assunti. Gli imprenditori che aderiscono al Protocollo assumono, infatti, una serie di obblighi diretti, tra l’altro, alla produzione di documentazione antimafia, alla selezione responsabile dei propri partner commerciali che devono essere qualificati dal punto di vista tecnico, finanziario ed etico. Inoltre si impegnano a denunciare i fenomeni estorsivi e gli altri illeciti che coinvolgono i propri dipendenti e dirigenti, nonché a collaborare nella lotta al lavoro nero e al riciclaggio, osservando in maniera puntuale le regole previste dalla normativa di settore. Il rispetto degli impegni del Protocollo di Legalità rappresenta, quindi, una garanzia e un indice di affidabilità. Per tradurre sul piano operativo questo progetto è, però, essenziale il coinvolgimento del sistema bancario. Si potrebbe valutare di estendere all’Abi il Protocollo di Legalità, inserendovi anche il suo impegno a sensibilizzare i propri associati rispetto alla valorizzazione del profilo di legalità nella fase di valutazione (rating) della qualità dell’impresa che richiede l’affidamento. Questa iniziativa avrebbe l’effetto non soltanto di favorire una maggiore partecipazione delle imprese al Protocollo di Legalità di Confindustria, ma anche di contrastare in maniera più efficace fenomeni di usura e racket, che spesso spingono l’imprenditore in stato di necessità a ricorrere a canali di finanziamento illeciti. In subordine, si potrebbe verificare la possibilità di una specifica intesa con l’Abi per individuare, sulla base di un accordo condiviso con il sistema imprenditoriale, un percorso agevolato di accesso al credito in favore delle imprese virtuose. L’intesa potrebbe riguardare le misure da adottare, sia sulla tipologia di affidamenti, sia sul costo del finanziamento, sia sulle modalità per attestare il rispetto degli impegni assunti da parte delle aziende aderenti al Protocollo. Quelle che ho esposto sono prime indicazioni concrete che possono però servire ad aprire un confronto tra le varie parti e arrivare così a un’intesa che consenta di liberare le migliori energie economiche del Sud.

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