La Srl dei giovani torna ai notai ma a costo zero

La Srl dei giovani torna ai notai ma a costo zero

Il Sole 24 Ore – 17 febbraio 2012

L’esame del decreto liberalizzazioni arriva al primo piccolo traguardo: l’accordo sull’articolo 3 che istituisce la società a responsabilità limitata per i giovani con meno di 35 anni. Viene eliminata la possibilità di redigere l’atto costitutivo per scrittura privata, affidando ai notai il compito. Ma per i neo-imprenditori resta la gratuità della “pratica”.

Carmine Fotina – Marco Rogari

L’esame del decreto liberalizzazioni arriva al primo piccolo traguardo: l’accordo sull’articolo 3 che istituisce la società a responsabilità limitata per i giovani con meno di 35 anni. Viene eliminata la possibilità di redigere l’atto costitutivo per scrittura privata, affidando ai notai il compito. Ma per i neo-imprenditori resta la gratuità della “pratica”: l’emendamento concordato dai relatori prevede infatti che «l’atto costitutivo e l’iscrizione nel registro delle imprese sono esenti da diritti di bollo e di segreteria e non sono dovuti onorari notarili». Un’altra novità rilevante sull’articolo 3 prevede confini più stretti per le nuove Srl. Resta infatti la possibilità di partire con un capitale sociale di solo 1 euro ma non si potrà andare oltre 10mila euro e, soprattutto, dagli utili netti dovrà essere «dedotta una somma corrispondente almeno al 25%» che dovrà andare a riserva per essere destinata alla ricapitalizzazione o a copertura di eventuali perdite. Una volta raggiunto un capitale di 10mila euro la società dovrà essere trasformata in una Srl ordinaria. Il nuovo testo vieta poi la cessione di quote a soci che abbiano già compiuto 35 anni. L’emendamento presentato dai relatori Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd) sarà votato martedì mentre ieri la commissione Industria ha concluso già la votazione sugli articolo 1 (libertà di impresa), 7 (tutela delle microimprese) e 8 (contenuto delle carte di servizio). L’articolo 1 viene modificato per dare ad amministrazioni statali, Comuni, Province e Regioni un mese in più rispetto a quanto previsto dal decreto 138 (30 settembre 2012 anziché agosto) per adeguare i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge. La commissione Industria ha sconvocato la seduta prevista per questa mattina e ha fissato la ripresa dei lavori a martedì. Al momento il clima sembra favorire un accordo complessivo. L’intesa sembra a portata di mano anche su altri capitoli: banche, assicurazioni, rete gas e anche taxi. Ma gli stessi relatori confermano che i nodi più spinosi, dalle professioni fino alle farmacie, risultano accantonati. Proprio su queste questioni si continuerà a trattare nel fine settimana e soprattutto lunedì. Vista la mole degli emendamenti sopravvissuti alla tagliola delle ammissibilità (circa 1.400 dopo i 341 stoppati ieri e i circa 40 ritirati) prende quota l’ipotesi di “costruire” già in commissione una maxiemendamento frutto d’intese tra i partiti e il Governo sui singoli articoli, su cui poi l’Esecutivo potrebbe porre la fiducia in Aula, dove il testo approderà alla fine di febbraio. Ma anche questo eventuale percorso non si presenta in discesa Francesco Rutelli, capogruppo del Terzo polo al Senato, lancia addirittura un allarme: «Il decreto è a rischio perché le spinte corporative e settoriali lo stanno minando». Rutelli chiede che il provvedimento venga «rafforzato». E in quest’ottica il Terzo polo ha presentato una quarantina di emendamenti: dall’Autorità dei trasporti ai farmaci. Proposta anche la creazione di un registro delle lobby di riferimento per i «sottobraccisti», finito però tra i ritocchi inammissibili. Altre indicazioni arrivano dalla Commissione Finanze che esprime parere favorevole sul testo ma con alcune osservazioni: dai ritardi dei pagamenti da parte della Pa alle polizze sui mutui. Intanto l’Idv annuncia di esser pronta a dare battaglia contro eventuali scippi sull’acqua pubblica. Resta aperta la partita Eni-Snam. Si lavora per abbassare fmo al 5% (dal 20% previsto) la quota che Eni potrà conservare a separazione proprietaria avvenuta Quanto a una possibile fusione tra Snam, a separazione avvenuta, e Terna (la società indipendente che controlla e gestisce la rete di trasmissione elettrica), ieri il ministro dello Sviluppo Corrado Passera l’ha definita «un’eventualità che, ad oggi, non è mai stata presa in considerazione». Confindustria Anie e Federprogetti intanto rilanciano l’allarme sull’emendamento che eliminerebbe la norma del’articolo zi sugli investimenti in reti energetiche.

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