Per la decertificazione strada ancora in salita

Per la decertificazione strada ancora in salita

Il Sole 24 Ore – 20 febbraio 2012

Era nata per semplificare la vita a tutti, cittadini e imprese, ma non è detto che ci stia riuscendo. La decertificazione prevista dalla legge di stabilità 2012, entrata in vigore il 1 gennaio, in base alla quale le pubbliche amministrazioni non possono più chiedere ai cittadini certificati rilasciati da altre Pa, nè rilasciarne, se non per l’uso nei rapporti fra privati, sta facendo aumentare giorno per giorno le richieste di informazioni da un ente pubblico all’altro, per esempio dai Comuni alle Camere di commercio.

Valentina Melis

Era nata per semplificare la vita a tutti, cittadini e imprese, ma non è detto che ci stia riuscendo. La decertificazione prevista dalla legge di stabilità 2012 (legge 183/2011, articolo 15, comma 1), entrata in vigore il 1 gennaio, in base alla quale le pubbliche amministrazioni non possono più chiedere ai cittadini certificati rilasciati da altre Pa, nè rilasciarne, se non per l’uso nei rapporti fra privati, sta facendo aumentare giorno per giorno le richieste di informazioni da un ente pubblico all’altro, per esempio dai Comuni alle Camere di commercio. Oggi le amministrazioni devono procurarsi direttamente le informazioni dagli enti certificanti, o chiederle ai cittadini, che possono fornirle tramite autocertificazione (eccetto i casi in cui l’autocertificazione è esclusa, come per il certificato di origine di una merce, i certificati medici, sanitari, veterinari, di conformità Ce, di marchi e brevetti). «Il rischio – sottolinea il segretario generale dell’Anci, Angelo Rughetti – è che invece di andare verso una semplificazione, si vada verso una sempre più diffusa mancanza di verifica su questa marea di autocertificazioni. L’Anci ha proposto più volte la creazione di una porta di dominio comunale, per lo scambio elettronico di informazioni tra le Pubbliche amministrazioni». Il punto dolente resta proprio quello della comunicazione fra le banche dati a livello nazionale. L’Unione delle Camere di commercio si sta attrezzando: tra poco sarà disponibile un unico sito web gestito da InfoCamere per conto di tutte le Camere di commercio, da cui ogni amministrazione potrà accedere alle informazioni delle banche dati camerali. Le Pa, tramite questo sito, potranno verificare in via telematica le autodichiarazioni prodotte da cittadini e imprese e chiedere così i principali prospetti camerali relativi all’impresa o alla persona che ha fatto l’autodichiarazione. Per le pratiche indirizzate allo sportello unico per le attività produttive, le imprese possono già evitare di presentare al Comune il certificato di iscrizione alla Camera di commercio. Tramite il portale www.impresainungiorno.gov.it, i Suap sono infatti abilitati a consultare il Registro imprese. Sul territorio, però, sono tanti gli uffici in cui l’amministrazione continua, imperterrita, a chiedere certificati ai cittadini. «L’inceppamento – sottolinea Giuseppe Dell’Aquila, responsabile dell’area legislativa di Confesercenti – avviene fra le pieghe dell’amministrazione: molti impiegati comunali continuano a chiedere le certificazioni perché non sono certi che la dichiarazione sostitutiva sia sufficiente o non hanno avuto indicazioni precise». I tecnici della Cna stanno predisponendo dei fac-simile di dichiarazione sostitutiva da fornire alle imprese. L’uso dell’autocertificazione – ammettono – pur previsto da anni, non si è mai affermato, per una sorta di patto tacito fra i cittadini e l’amministrazione: pur di vedere la pratica evasa in tempi brevi, l’imprenditore ha sempre procurato tutti i certificati necessari. «Speriamo – dice Giulio Baglione, responsabile dell’area legislativa di Cna – che finalmente la pubblica amministrazione faccia passi avanti nel procurarsi le informazioni che sono già in suo possesso. Dalla stessa amministrazione, poi, arrivano indicazioni contrastanti, come nel caso del Durc». In effetti, sul documento unico di regolarità contributiva, che attesta la regolarità di un’impresa per gli obblighi nei confronti di Inps, mail e Casse edili, si è aperto un piccolo giallo. Mentre in un primo momento, in base alle indicazioni del ministero della Pubblica amministrazione (direttiva del 22 dicembre 2011), il Durc sembrava coinvolto nella decertificazione, il 16 gennaio è arrivata una circolare del ministero del Lavoro a fare marcia indietro e a puntualizzare che il Durc non si può assolutamente sostituire con un’autocertificazione.

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