Scatta il fallimento dei piccoli

Scatta il fallimento dei piccoli

Il Sole 24 Ore – 27 febbraio 2012

Da mercoledì prossimo 5,6 milioni di aziende che finora non rientravano nelle soglie previste per avere accesso alla legge fallimentare avranno un’alternativa, ovvero la possibilità di ricorrere alla procedura di concordato in caso di sovraindebitamento.

Rosalba Reggio

Sono più di cinque milioni e seicentomila le imprese italiane che potrebbero essere interessate dalla legge n. 3 del 2012 che introduce nel nostro ordinamento un’opportunità di accordo tra debitore e creditore nei casi di sovraindebitamento delle piccole imprese. In sostanza il 92 percento delle imprese italiane (in base ai dati elaborati da Unioncamere-InfoCamere) che, alla luce della norma vigente in materia di fallimento, non avevano accesso alle procedure standard. «Si tratta di una norma di grande rilevanza per salvaguardare le piccole imprese del Paese – spiega Giuseppe Del Vecchio, responsabile nazionale dell’ufficio legislativo di Confartigianato -. Un provvedimento che abbiamo seguito in parlamento e che abbiamo profondamente condiviso perché permette alle imprese che si trovano in mancanza di liquidità di continuare a svolgere la propria attività di impresa». Un’opportunità che, prima della nuova norma, veniva compromessa dalle azioni revocatorie individuali dei creditori che spesso portavano alla chiusura dell’attività.
Tutela del patrimonio
«La nuova procedura- aggiunge Del Vecchio -, supera quella situazione di estrema difficoltà in cui le micro e piccole imprese vengono a trovarsi a fronte delle procedure civili ordinarie di riscossione dei crediti che, oltre ad essere lunghe e onerose per gli stessi creditori, risultano indipendenti fra loro e si assommano in modo frammentario determinando spesso un’aggressione multipla e scoordinata sul patrimonio della piccola impresa e sullo stesso patrimonio personale del piccolo imprenditore. Con conseguenze economiche irreversibili». «La novità è tendenzialmente positiva – spiega Roberto Cerminara, responsabile legislazione d’impresa ed Unione Europea di Confcommercio -. Colma una lacuna dell’ordinamento italiano rispetto ad altri ordinamenti che già contemplavano fattispecie analoghe e si inserisce nel solco degli indirizzi comunitari esplicitati anche nell’ambito dello Small BusinessAct che afferma la necessità di rivedere le procedure fallimentari interne degli Stati membri alla luce del principio della “seconda chance” per gli operatori in crisi». Che il sovraindebitamento sia un problema reale delle imprese italiane è nei fatti: il rapporto debito patrimonio delle nostre aziende è fortemente sbilanciato e il livello di patrimonializzazione è basso. Tale debolezza è poi esasperata dalle crescenti difficoltà di accesso al credito – tra dicembre e novembre 2011, infatti, gli impieghi delle banche verso le imprese sono calati di ventuno miliardi di euro.
Salvaguardia dell’attività
«Da tre anni – spiega Ezio Morselli, consigliere di G40, network che raccoglie circa 500 agenzie di viaggio, la crisi di sovraindebitamento ha colpito duramente il settore. La nuova norma rappresenta una svolta importante per consentire alle imprese di mettere in gioco le risorse disponibili e continuare l’attività». Un modo per tenere ancora in vita aziende decotte? «Al contrario, l’obiettivo del legislatore è sostenere le imprese con una capacità reddituale che giustifichi l’esistenza in vita in rapporto ai costi. Si tratta – conclude Morselli – di una norma che aspettavamo da tempo e che speriamo sia seguita a breve da una novità anche sul fronte della crisi da sovraindebitamento per il consumatore privato».
Rischio strumentalizzazione
Un giudizio positivo ma con riserva arriva da Cna. «Ben venga la possibilità di accordo tra debitore e creditori – spiega Lauro Venturi, Ceo Cna Milano-Monza Brianza-, purché non diventi un modo mascherato per non pagare i debiti e purché la procedura non diventi lunga, burocratica e onerosa pergli imprenditori, andando di fatto contro i principi e la filosofia dello Small Business Act». Il documento, recepito in Italia attraverso lo Statuto per le imprese, punta infatti a garantire una normativa che si adegui al tessuto economico italiano, rappresentato nella quasi totalità dei casi da micro, piccole e medie imprese. «Una realtà – conclude Venturi -, spesso ignorata nel Paese dove, al contrario, l’esperienza ci ha insegnato che dietro ai concordati spesso si celavano accordi che non privilegiavano i Piccoli».
Strumento da completare
Positivo ma con riserva anche il giudizio di Confesercenti. «Aspettiamo di valutare in concreto l’effetto della legge- spiega Marino Gabellini, responsabile ufficio tributario di Confesercenti -, ma pur apprezzando lo strumento lo riteniamo incompleto. Questo interviene solo quando le aziende sono in una situazione di criticità spesso irreversibile; quando sono solo in difficoltà, invece, le piccole imprese non sono dotate di uno strumento che le possa supportare,al contrario di quanto succede a quelle con almeno 5o dipendenti e un fatturato superiore ai 10 milioni di euro». Un possibile freno alle nuove procedure – evidenziato da Confartigianato, G40 e Confcommercio – potrebbe essere poi rappresentato dalla mancanza della esdebitazione civile per i debiti non soddisfatti integralmente alla fine della procedura di ristrutturazione dei debiti, “garanzia” riconosciuta invece per gli imprenditori assoggettati al fallimento e alle procedure concorsuali.

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