Per condominio e Rc auto scatta l’obbligo di pace

Per condominio e Rc auto scatta l’obbligo di pace

Il Sole 24 Ore – 05 marzo 2012

Dal 21 marzo prima di arrivare dal giudice occorre provare la via della conciliazione. E anche quando si andrà dall’avvocato, questi dovrà avvisare – addirittura mettendolo nero su bianco – della presenza di questo vincolo.

Andrea Maria Candidi

Il cortile del condominio è invaso dalle automobili in spregio dell’espresso divieto previsto dal regolamento? Oppure, il vicino di casa non ce la fa proprio a tenere il volume dell’hi-fi a un livello accettabile? E ancora, la ripartizione delle spese condominiali non tiene correttamente conto dei millesimi? O, per finire, il risarcimento proposto dalla compagnia di assicurazioni del responsabile del sinistro che ha rovinato la vostra auto non è soddisfacente? Per avere ragione di tutti questi torti non è più possibile andare direttamente dal giudice di pace o in tribunale. Perché presto sarà necessario passare per il filtro della mediazione civile. Dal 21 marzo, infatti, scatta la seconda tranche di obbligatorietà che riguarda per l’appunto le liti condominiali e le controversie in materia di Rc auto. E anche quando si andrà dall’avvocato, questi dovrà avvisare – addirittura mettendolo nero su bianco – della presenza di questo vincolo. Tecnicamente, quest’obbligo si traduce in una «clausola di procedibilità»: nelle materie per cui c’è l’obbligo, cioè, il giudice deve dichiarare improcedibili quelle istanze relative a controversie per le quali non è dimostrato che sia stata tentata la soluzione dal mediatore. L’alternativa al giudizio ordinario è figlia della riforma del processo civile del 2009 voluta dall’allora Guardasigilli Angelino Alfano. L’impianto originario prevedeva una fase di rodaggio – dal 21 marzo 2010 – in cui la composizione amichevole delle controversie era prevista come una mera facoltà delle parti in causa, seguita poi da una fase a regime – dal 21 marzo 2011- in cui la mediazione sarebbe diventata obbligatoria per tutta una serie di cause civili, comprese quelle condominiali e di Rc auto. A ridosso di questo secondo appuntamento, tuttavia, anche ascoltando parte delle richieste dell’avvocatura (contraria alla condizione di procedibilità), si è deciso di rinviare di un anno l’obbligatorietà proprio per queste due tipologie di controversie. Oggi, dunque, si può dire che il progetto iniziato nell’estate del 2009 è arrivato a compimento. Anche se questo – va precisato – non esclude ulteriori interventi: ad esempio, sono ancora molte le materie per cui la mediazione rimane solo una facoltà e che potrebbero quindi arricchire il novero delle condizioni di procedibilità. Non si può poi escludere che interventi di modifica siano resi invece necessari dalla Corte costituzionale, presso cui pende un ricorso sull’intero impianto e in particolare sull’obbligatorietà. Una spada di Damocle che tiene col fiato sospeso, per ragioni magari opposte, i diversi protagonisti: avvocati, capi degli uffici giudiziari, mediatori, responsabili degli organismi di mediazione e degli enti di formazione. Infatti, non va dimenticato come quello della mediazione sia un mercato – sebbene ancora acerbo – che riguarda più di mille enti (785 di mediazione e 261 di formazione) e oltre 40mila mediatori (di preparazione eterogenea: basta l’iscrizione in un albo professionale e un corso di formazione di 50 ore). Tutti intorno al ghiotto boccone delle 320mila cause condominiali e di Rc auto (secondo le stime del ministero della Giustizia) che dal 21 marzo dovrebbe passare dalle loro scrivanie. Ancora un paio di settimane, dunque, e sapremo se la strada imboccata da Angelino Alfano, e percorsa anche da Paola Severino, ministro della Giustizia del governo Monti, sia quella giusta. Sul calcolo dell’efficacia dello strumento bisogna però intendersi. L’istinto che ha mosso il legislatore è attaccare a testa bassa l’arretrato civile. Il meccanismo è semplice: sottraendo una parte del lavoro ordinario (le cause chiuse con successo inmediazione), gli uffici giudiziari possono meglio concentrarsi sulle pendenze. Il presupposto, però, è che la produttività dei giudici ordinari rimanga invariata. Se, come capitato nell’ultimo anno, il numero di procedimenti consumati (in gergo «esauriti») diminuisce, il meccanismo si inceppa, e ogni effetto benefico che può derivare dalla mediazione è vanificato.

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