La giustizia italiana non va in rete

La giustizia italiana non va in rete

Corriere della Sera.it – 12 marzo 2012

Gli uffici giudiziari italiani rischiano di collassare sotto il peso di 9 milioni di processi pendenti e di 2 milioni e mezzo di reati denunciati annualmente. Una macchina che potrebbe avvantaggiarsi dei sistemi informatici, come previsto da decreti, regolamenti e linee guida, garantendo maggior efficienza, trasparenza e qualità.

Gianni Lannes

In Italia ufficialmente gran parte dei reati resta impunito (81 per cento), mentre 150 mila gravi violazioni di legge, ogni anno vanno in prescrizione. Un omicidio su due non ha colpevoli e solo nel 3 per cento dei casi c’è un responsabile per i furti denunziati. Un record del mondo in negativo. Gli uffici giudiziari del Belpaese rischiano di collassare da un momento all’altro sotto il peso complessivo di 9 milioni di processi pendenti e di 2 milioni e mezzo di reati denunciati annualmente. Una macchina farraginosa che potrebbe avvantaggiarsi dei sistemi informatici, come previsto da decreti, regolamenti e linee guida, garantendo maggior efficienza, trasparenza e qualità.
L’ULTIMO STUDIO
L’Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari (Irsig) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna ha svolto un’indagine per comprendere la situazione delle amministrazioni giudiziarie italiane ed europee, nell’utilizzo delle nuove tecnologie. I risultati sono stati pubblicati nel volume Tecnologie per la giustizia. «Dal punto di vista tecnologico – attesta il professor Giuseppe Di Federico, direttore dell’Irsig – il ministero della Giustizia ha fatto passi in avanti nella realizzazione delle infrastrutture di base, grazie soprattutto ai cospicui e crescenti fondi investiti durante gli anni ’90. Tuttavia, se si guarda alle tecnologie di supporto al lavoro di cancellieri e magistrati, per non parlare dell’e-justice, cioè dell’utilizzo delle reti informatiche per scambiare dati e documenti giudiziari, i risultati sono assai poco soddisfacenti». Secondo Davide Carnevali – che con Marco Fabri e Francesco Contini ha svolto questa ricerca – «Fra gli applicativi funzionanti, ma che necessiterebbero di radicali aggiornamenti, vi è il Re.Ge (Registro Generale) per la gestione di procedimenti penali, installato in tutti i 165 tribunali, nelle relative procure della Repubblica e nelle 26 corti d’Appello. Però, nei rari casi in cui si è cercato di migliorare l’applicativo sia livello locale, abbozzando utili integrazioni con i programmi di videoscrittura per la creazione automatica dei provvedimenti, la Direzione generale Sistemi informativi automatizzati del ministero ha disincentivato tali iniziative». Contini non ha dubbi: «La posta elettronica è diffusa, ma non essendo considerata mezzo ufficiale di comunicazione è ancora limitata a preannunciare documenti inviati poi via fax o per posta». Il protocollo informatico, invece, è stato attivato ma solo come registro e perciò non consente l’archiviazione e lo scambio di documenti. «Un progetto è in cantiere dal 2000 – ripete Fabri – che mira ad un procedimento civile senza carta in cui tutte le transazioni fra le parti e l’ufficio giudiziario (giudice, personale di cancelleria, ufficiale giudiziario) avvengano elettronicamente dando vita al cosiddetto fascicolo elettronico. I programmi del ministero prevedono la sperimentazione in 7 uffici giudiziari pilota (Bari, Bergamo, Bologna, Catania, Genova, Lamezia Terme e Padova) e il successivo sviluppo in almeno altri 50». Questo progetto ha comportato una spesa di quasi 5 milioni di euro nel 2003, di 3.800.000 euro nel 2004, ma ancora non decolla nonostante un successivo stanziamento nel 2007 pari a 20 milioni di euro.
GIUSTIZIA IN UN CLIC
«Migliaia di cittadini si rivolgono ogni anno alla Corte europea dei diritti dell’uomo – argomenta Michele Ainis, ordinario di diritto pubblico – denunziando quasi sempre i tempi biblici dei nostri tribunali». Il rimedio? Il portale europeo della giustizia elettronica. La soluzione concreta per i 10 milioni di Europei che ogni anno devono ricorrere alla giustizia in altri paesi della comunità. Infatti la Commissione Europea ha varato il portale Internet “E-giustizia”. Entro il 2013, sarà possibile avviare direttamente on line pratiche inerenti a controversie minori. E’ già disponibile un servizio informazioni sulle 12 mila pagine web, in ventidue lingue, con le informazioni sui diritti delle vittime per ogni Stato membro dell’UE.

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