Liti, conciliare conviene due volte

Liti, conciliare conviene due volte

Italia Oggi – 02 aprile 2012

Conciliazione delle liti immobiliari doppiamente conveniente. L’atto pubblico con cui il notaio recepisce l’accordo di conciliazione resta, infatti, soggetto alle esenzioni previste dal dlgs n. 28/2010 in tema di mediazione e, di conseguenza, è sempre esente dall’imposta di bollo e dall’imposta di registro fino al valore di 50 mila euro (e per gli importi maggiori il tributo si paga solo sulla parte eccedente tale soglia), oltre che dalle imposte ipotecarie e catastali.

Gianfranco Di Rago

Conciliazione delle liti immobiliari doppiamente conveniente. L’atto pubblico con cui il notaio recepisce l’accordo di conciliazione resta, infatti, soggetto alle esenzioni previste dal dlgs n. 28/2010 in tema di mediazione e, di conseguenza, è sempre esente dall’imposta di bollo e dall’imposta di registro fino al valore di 50 mila euro (e per gli importi maggiori il tributo si paga solo sulla parte eccedente tale soglia), oltre che dalle imposte ipotecarie e catastali. Di conseguenza l’eventuale trasferimento di proprietà conseguente a un accordo di conciliazione gode di uno sconto fiscale evidente rispetto a un atto negoziale concluso tra le parti al di fuori di una procedura di mediazione. Si trae indiretta e autorevole conferma di ciò da un recente documento redatto dal Consiglio nazionale del notariato e contenente un vero e proprio decalogo dei compiti e delle attività demandate al notaio nel caso in cui le parti si rivolgano al professionista all’esito di una procedura di mediazione conclusasi positivamente con il raggiungimento di un accordo di conciliazione.
La procedura di mediazione.
La mediazione consiste nella procedura svolta da un soggetto terzo imparziale (il mediatore) finalizzata ad assistere due o più parti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche mediante la formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa (anche, in questo caso, comunque, la proposta dovrebbe essere finalizzata a provocare l’accordo dei litiganti). Occorre evidenziare che, in base all’art. 5 del digs n. 28/2010, detta procedura è diventata condizione di procedibilità del processo in numerosi casi, definiti nella pratica come esempi di mediazione cosiddetta obbligatoria. Qualora, per esempio, le parti siano in lite in relazione alla proprietà di un immobile (o per altro diritto reale), ovvero per un contratto di locazione, una divisione o una successione ereditaria, ovvero ancora per una controversia condominiale (e questo soltanto dal 21 marzo scorso), le stesse, prima di avviare un procedimento giurisdizionale, devono preliminarmente effettuare un tentativo di mediazione presso uno degli organismi iscritti nell’apposito registro tenuto presso il ministero della giustizia. L’eventuale accordo (di conciliazione) raggiunto dalle parti avrà tra le stesse il valore di un contratto e, come ulteriore garanzia fornita dal digs n. 28/2010, sarà possibile, mediante una specifica procedura di omologazione da svolgersi presso il tribunale competente per luogo, finalizzata soltanto a verificare la non contrarietà dell’accordo a norme imperative o all’ordine pubblico, attribuire al medesimo la cosiddetta efficacia esecutiva, come se si trattasse di una sentenza o di altro provvedimento giurisdizionale, in modo da poter agire più efficacemente e con tempi rapidi nei confronti della controparte che non vi abbia spontaneamente adempiuto.

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