I diritti camerali annuali non sono illegittimi

I diritti camerali annuali non sono illegittimi

Il Sole 24 Ore – 20 aprile 2012

La Corte di Giustizia europea ha confermato la compatibilità con le norme europee dei diritti annuali per l’iscrizione al Registro delle imprese, previsti in Italia. Per i giudici europei il pagamento al Registro imprese non è una forma di tassazione indiretta.

Giuseppe Chiellino

La Corte di Giustizia europea ha confermato la compatibilità con le norme europee dei diritti annuali per l’iscrizione al Registro delle imprese, previsti in Italia. La terza sezione della Corte, presieduta dal giudice Koen Lenaerts, ha fatto proprie le conclusioni dell’avvocato generale, Juliane Kokott, che a ottobre scorso aveva considerato i cosiddetti diritti camerali cosa diversa da un’imposta indiretta e dunque non vietati dalla direttiva Ue 2008/7 che impone agli Stati membri di non applicare imposte indirette sulla registrazione o su qualsiasi altra formalità preliminare all’esercizio dell’attività di una società di capitali. La causa nasce dall’iniziativa della sezione fallimentare del Tribunale di Cosenza dopo che la locale Camera di commercio aveva chiesto l’ammissione al passivo nel fallimento di una società (Grillo Star) del credito di 200 euro dovuto dall’impresa per la quota annuale. In pratica, per la Corte europea il diritto annuale dovuto alle Camere di commercio non è collegato alla forma giuridica della società ma all’impresa di cui è titolare la società. La decisione di ieri permette alle Camere di commercio di tirare un sospiro di sollievo. Se la sentenza fosse stata di segno opposto, sarebbe venuta meno la principale entrata economica per il sistema camerale, quantificabile in un miliardo di euro annuo. «Risolvendo un contenzioso che sempre più spesso ha visto contestare la legittimità del diritto camerale annuale riscosso dalle Camere di commercio italiane con l’ordinamento europeo, la Corte ha affermato che il regime previsto dalla legge 580/1993 è pienamente compatibile con la direttiva Ue sulle imposte indirette sulla raccolta di capitali», ha sottolineato il difensore delle Camere di commercio, Francesco Sciaudone, dello studio Grimaldi. La legittimazione definitiva della principale fonte di finanziamento del sistema camerale italiano può costituire dunque «un precedente importante anche pergli altri sistemi europei di finanziamento del mondo camerale – ha aggiunto il legale – che potranno così avere un puntuale parametro di compatibilità comunitaria».

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