Schemi di bilancio su misura

Schemi di bilancio su misura

Italia Oggi – 30 aprile 2012

La redazione dei bilanci fa i conti con la scelta degli schemi. Le disposizioni civilistiche prevedono, infatti, due differenti modelli: quello ordinario o abbreviato. La formula mista è incompatibile con la tassonomia Xbrl.

Andrea Fradeani

La redazione dei bilanci fa i conti con la scelta degli schemi. Le disposizioni civilistiche prevedono, infatti, due differenti modelli: quello di default, definito come ordinario, è frutto delle previsioni dettate dagli articoli dal 2423 al 2427-bis c.c. ed è corredato sempre, ai sensi dell’art. 2428 c.c., dalla relazione sulla gestione. Qualora la società rendicontata non abbia emesso titoli negoziati in mercati regolamentati e soddisfi i limiti dimensionali previsti dall’art. 2435-bis c.c., i redattori possono invece scegliere il modello abbreviato. Quest’ultimo può essere declinato, con riferimento ai prospetti quantitativi, in due differenti varianti: la versione normale e quella semplificata, ossia caratterizzata da uno stato patrimoniale in cui le voci A e D dell’attivo sono comprese nella CII e la voce E del passivo è compresa nella D.
I motivi per scegliere l’abbreviato.
Il primo vantaggio concesso dall’art. 2435-bis c.c. riguarda la forte semplificazione dei prospetti contabili, in particolare dello stato patrimoniale. Quest’ultimo viene a comprendere «solo le voci contrassegnate nell’articolo 2424 con lettere maiuscole e con numeri romani»: una vera falcidia che riduce il prospetto a meno di trenta voci; dalle voci BI e BII dell’attivo devono essere però detratti, in forma esplicita, gli ammortamenti e le svalutazioni così come nelle voci CII dell’attivo e D del passivo devono essere separatamente indicati i crediti e i debiti esigibili oltre l’esercizio successivo. Inferiore l’impatto sul conto economico, l’art. 2435-bis c.c. consente il mero raggruppamento delle voci A2/ A3, B9(c)/(d)/(e), B10(a)/(b)/ (c), C16(b)/(c), D18(a)/(b)/(c) e D19(a)/(b)/(c) nonché elimina l’obbligo, nella voce E20, della separata indicazione delle plusvalenze e, nella voce E21, della separata indicazione di minusvalenze e imposte di esercizi precedenti. Le semplificazioni appena indicate non sono, però, particolarmente significative da un punto di vista operativo: normalmente i prospetti contabili sono derivati automaticamente dai software gestionali, passare allora dall’ordinario all’abbreviato (magari pure nella versione semplificata) non consente un reale risparmio di tempo o costi. Ben diversi, invece, i vantaggi concessi dall’art. 2435-bis in tema di nota integrativa e relazione sulla gestione. Il quinto comma dell’articolo in parola dispone che «nella nota integrativa sono omesse le indicazioni richieste dal numero 10 dell’articolo 2426 e dai numeri 2), 3), 7), 9), 10), 12), 13), 14), 15), 16) e 17) dell’articolo 2427 e dal numero 1) del comma 1 dell’articolo 2427-bis; le indicazioni richieste dal numero 6) dell’articolo 2427 sono riferite all’importo globale dei debiti iscritti in bilancio». La nota integrativa viene svuotata di numerose tabelle e prospetti che, in caso contrario, dovrebbero essere costruiti anche attraverso complesse informazioni extracontabili: si pensi, per tutte, alla movimentazione delle immobilizzazioni oppure al dettaglio delle imposte anticipate e differite. V’è di più, il sesto comma dell’art. 2435-bis c.c. prevede che «le società possono limitare l’informativa richiesta ai sensi dell’articolo 2427, primo comma, numero 22-bis, alle operazioni realizzate direttamente o indirettamente con i loro maggiori azionisti ed a quelle con i membri degli organi di amministrazione e controllo, nonché limitare alla natura e all’obiettivo economico le informazioni richieste ai sensi dell’articolo 2427, primo comma, numero 22-ter»: una forte semplificazione in tema sia di rapporti con parti correlate che di operazioni fuori bilancio. In tema di relazione sulla gestione i vantaggi sono ancora più tangibili. L’art. 2435-bis consente infatti di omettere il prospetto: l’ultimo comma dell’articolo citato dispone, infatti, che «qualora le società indicate nel primo comma [quelle che possono redigere il bilancio in forma abbreviata, forniscano nella nota integrativa le informazioni richieste dai numeri 3) e 4) dell’articolo 2428, esse sono esonerate dalla redazione della relazione sulla gestione».
Il bilancio misto.
L’art. 2435-bis c.c. consente, alle società che posseggono i necessari requisiti, di semplificare la struttura e il contenuto dei prospetti contabili che compongono il bilancio d’esercizio. A ben vedere la norma prevede una serie di facoltà che potrebbero essere sfruttate in maniera solo parziale dal redattore del rendiconto. Si potrebbe, ad esempio, fornire per alcune parti dello stato patrimoniale un dettaglio proprio della versione ordinaria: una sorta di bilancio «misto», ossia a metà strada fra quello ordinario e quello abbreviato (normale o semplificato). Tale soluzione non è però compatibile con quanto previsto dalla vigente tassonomia Xbrl. Questa prevede tre sole versioni di prospetti contabili: la forma ordinaria, la forma abbreviata e quella semplificata (ossia quella ex art. 2435-bis c.c. caratterizzata, però, da uno stato patrimoniale in cui le voci A e D dell’attivo sono comprese nella CII e la voce E del passivo è compresa nella D). Ogni soluzione differente necessiterebbe, quindi, del disconoscimento del vocabolario ufficiale con la necessità del doppio deposito degli schemi (Xbrl e Pdf/A): una soluzione decisamente poco pratica che dovrebbe eliminare alla radice la sola ipotesi del bilancio misto.

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