La Pec va sul web

La Pec va sul web

Italia Oggi – 24 maggio 2012

L’amministrazione deve pubblicare sul proprio sito web il suo indirizzo di posta elettronica certificata (pec). In mancanza il giudice può costringerla a farlo. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo regionale per la Regione Basilicata con la sentenza numero 478/2011 che, per la prima volta, si occupa di questo problema.

Antonio Ciccia – Alessio Ubaldi

L’amministrazione deve pubblicare sul proprio sito web il suo indirizzo di posta elettronica certificata (pec). In mancanza il giudice può costringerla a farlo. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo regionale per la Regione Basilicata con la sentenza numero 478/2011 che, per la prima volta, si occupa di questo problema. Alcuni cittadini, insieme a due associazioni, lamentano l’assenza di ogni riferimento di posta elettronica certificata sul sito web della Regione Basilicata con la quale vorrebbero comunicare. L’obbligo per le amministrazioni italiane di dotarsi di un proprio indirizzo di posta elettronica certificata rendendolo pubblico è previsto da più testi legislativi. In particolare, soprattutto il nuovo Codice dell’amministrazione digitale (decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82) ad imporre alle amministrazioni pubbliche di adeguarsi allo sviluppo tecnologico per dialogare non solo tra loro ma anche con i cittadini. Quest’ultimi, infatti, godono di un vero e proprio diritto a richiedere ed ottenere l’uso delle tecnologie telematiche per qualsiasi tipo di comunicazione o invio di documenti. Anche il «Decreto Brunetta» (decreto legislativo 27 ottobre 2009 n. 150) conferma questo impegno, al fine di ottimizzare la produttività del lavoro pubblico nonché l’efficienza e la trasparenza dell’azione amministrativa. La posta certificata è considerata un sistema di comunicazione sicuro e semplice da utilizzare, imposto per legge alla pubblica amministrazione, che però, fa fatica ad allinearsi. E il ritardo crea, secondo i giudici amministrativi, un’inefficienza che legittima gli interessati (perlopiù associazioni portatrici di interessi collettivi) ad intentare un giudizio contro le amministrazioni negligenti. Nel caso di specie, tra le varie lamentele dei ricorrenti, il giudice lucano ha riconosciuto l’interesse ad agire di un’associazione dedita, per statuto, alla difesa delle «libertà digitali» e allo sviluppo di “una comunicazione in rete che sappia coinvolgere ed informare”. Al Tar viene fatto presente il diritto di ogni cittadino a poter gestire i propri rapporti con le amministrazioni nel modo più semplice e veloce. Viene inoltre sottolineata l’esigenza che gli estremi telematici dell’amministrazione vengano resi visibili e facilmente reperibili. Tali esigenze non sono state soddisfatte dalla Regione Basilicata. Di conseguenza il giudice, dopo aver accertato la fondatezza del ricorso, ha condannato l’amministrazione a pubblicare il proprio indirizzo pec e ad allinearsi alla disciplina vigente.

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