Obbligo di Pec per 3 milioni di imprese

Obbligo di Pec per 3 milioni di imprese

Il Sole 24 Ore – 08 ottobre 2012

Oltre 3 milioni di aziende chiamate a dotarsi di posta elettronica certificata in poco più di un anno. È una delle novità del Dl sviluppo bis, che fa leva sulla mail certificata anche per implementare il processo telematico e consentire ai cittadini di dotarsi di un domicilio digitale da utilizzare nei rapporti con la Pa.

Antonello Cherchi – Francesco Nariello

Oltre 3 milioni di aziende chiamate a dotarsi di posta elettronica certificata in poco più di un anno. È l’impatto delle nuove misure, previste dal decreto legge sviluppo bis, che estendono alle imprese individuali l’obbligo – già previsto per le società – di dotarsi di una casella Pec. L’accelerazione del Governo sull’agenda digitale, tuttavia, investe in pieno anche la giustizia, puntando su notificazioni via internet e procedure fallimentari informatizzate per snellire i procedimenti nei tribunali italiani. E sempre la Pec la fa da protagonista nella novità del domicilio digitale. Le imprese che, a oggi, hanno una casella di posta elettronica certificata sono 2.023.920, di cui 1.966.862 società. Sulle oltre 3,5 milioni di ditte individuali attive in Italia, invece, solo 57.058 si sono finora dotate, volontariamente, di un indirizzo telematico. Le altre dovranno farlo entro il 31 dicembre 2013. Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri giovedì scorso prevede, infatti, che – da quella data – tutte le aziende individuali che si iscriveranno al Registro delle imprese o all’Albo imprese artigiane debbano indicare la propria Pec. L’obiettivo dichiarato è tagliare i tempi burocratici e i costi di gestione per quelle parti del mondo produttivo e della Pa ancora legate alla carta. Le aziende che già hanno la Pec, la usano soprattutto per “comunicare” con le Camere di commercio, ma – sempre più spesso – anche per confrontarsi con le amministrazioni più attive sul fronte digitalizzazione, come Inps, Inail e agenzia delle Entrate. Verrà istituito, inoltre, l’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (Ini-Pec) di imprese e professionisti. Altro capitolo è la giustizia telematica. Qui il Dl sviluppo bis prevede che, nei procedimenti civili, tutte le comunicazioni e le notificazioni a cura delle cancellerie -quando il destinatario è munito di un indirizzo Pec – vengano inviate via internet. Modifiche rilevanti anche per la legge fallimentare, con le comunicazioni relative alle fasi essenziali della procedura da effettuare per via telematica. In particolare saranno “digitalizzate”, tra l’altro, la presentazione dei ricorsi per la dichiarazione di fallimento, le comunicazioni ai creditori, le richieste di ammissione al passivo. Viene resa obbligatoria, inoltre, l’indicazione della casella Pec da parte di ciascun creditore che chiede di essere ammesso al passivo. L’ultimo monitoraggio del ministero della Giustizia contava, la scorsa primavera, 52 uffici a livello nazionale dove era possibile il deposito telematico di atti (2l0mila i fascicoli “virtuali” effettivamente depositati), con il 60% di decreti ingiuntivi emessi in formato digitale. Risultavano 150mila, invece, gli avvocati dotati di Pec (contro i 46mila del novembre 2011). Per farsi un’idea del potenziale impatto di un’accelerata della “dematerializzazione” in ambito giustizia basta dare un’occhiata a uno degli uffici più avanti sul processo telematico, il tribunale di Torino. Dove, da inizio 2011 a settembre 2012 sono state più di 505mila le notifiche via Pec. «Siamo partiti da oltre un anno -afferma Luciano Panzani, presidente del tribunale torinese – e i risultati si vedono: invii sicuri, conferme di recapito immediate, meno errori, tempi più brevi. Se non avessimo puntato subito sull’informatizzazione, vista la carenza di personale e risorse, ora sarebbe il caos».

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