La crisi colpisce il settore del riciclo

La crisi colpisce il settore del riciclo

Il Sole 24 Ore – 15 ottobre 2012

Anche il settore della raccolta e del riciclo dei rifiuti elettrici ed elettronici non viene risparmiato dalla crisi. Quest’anno il comparto registra, ed è la prima volta dal suo avvio, un calo: -9% dei volumi raccolti.

Enrico Netti

La crisi mette ko anche il settore del riciclo dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee). Quest’anno il settore registra, perla prima volta dal suo avvio, un calo: -9% dei volumi raccolti. «Nei primi otto mesi del 2012 tutti i cinque raggruppamenti hanno il segno meno con la sola eccezione delle lampadine – spiega Fabrizio Longoni, direttore generale del Centro di coordinamento Raee”. La peggiore performance (-4%) è per lavatrici, lavastoviglie, forni e piani di cottura. Sulle imprese che riciclano pesa poi l’aggravarsi della crisi dei consumi». I dati Gfk, infatti, fotografano un taglio del 6% delle vendite nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2011. Insomma, c’è una limatura dei flussi destinati agli impianti di riciclo, sottoutilizzati rispetto all’effettiva capacità di trattamento autorizzata. Per contrastare il calo dei Raee, le aziende provano ad ampliare il raggio di raccolta. «Così riusciamo a trattare più o meno gli stessi quantitativi del 2011 – spiega Bibiana Ferrari, a.d. di Relight -. A parità di perimetro il calo è del 20 per cento». Gli operatori, poi, soffrono per la scarsa qualità dei materiali ricevuti. «A volte riceviamo elettrodomestici già svuotati dai soliti ignoti, che puntano ai componenti di maggior valore come, per esempio, al compressore del frigorifero», aggiunge Ferrari. Questo componente, una volta svuotato dal lubrificante, può valere una decina di euro. A ingolosire sono le materie prime ricavabili dai Raee. Si tratta di rame, alluminio, acciaio e ferro, i materiali di maggiore valore e relativamente più facili da recuperare. Materiali che scatenano una caccia ai Raee, che spesso prendono la via dei canali illegali o poco trasparenti. Da Germania e Austria arrivano broker e commercianti che offrono prezzi aggressivi per l’acquisto dei Raee, pagando cifre inavvicinabili – denuncia più di un gestore di impianti – un aiuto potrebbe venire dalla raccolta “uno contro uno”, ma non è decollata. «Esistono troppi canali paralleli gestiti da persone interessate al valore delle materie prime – segnala Giorgio Arienti, direttoregenerale del consorzio Ecodom -, ma poi abbandonano nell’ambiente il resto». Con l’aumento della domanda di Raee e la scarsità di controlli scatta un cortocircuito che porta all’incremento dei casi d’intercettazione dei Raee. «Oltre agli operatori commerciali che li acquistano dai centri di raccolta, esistono soggetti che si appostano nei pressi degli stessi e sollecitano la consegna del rifiuto – conferma Danilo Bonato, direttore generale del Consorzio Remedia -. Altri entrano notte tempo e sottraggono le parti di maggiore valore oppure si rivolgono direttamente ai punti vendita per ritirare i Raee consegnati dai consumatori». Un danno sia per il sistema di raccolta e soprattutto per l’ambiente, perché in questi casi il materiale è trattato con mezzi inadeguati che causano rilasci nell’ambiente di sostanze nocive. Nei centri autorizzati, invece, ci si attrezza per ottenere il massimo dai rifiuti tecnologici e la nuova frontiera punta ai metalli preziosi. Nel veronese la Stena Technoworld, filiale della multinazionale svedese che nel 2010 ha rilevato gli impianti del Gruppo Merloni, sta realizzando un impianto perla nobilitazione dei Raee. «Puntiamo alla raffinazione dei materiali e dei componenti elettronici per ottenere oro, argento, platino e palladio – dice Alessandro Danesi, managing director della sede italiana -. Si otterranno granuli con un’alta concentrazione di minerali preziosi e saremo in grado di trattare 50mila tonnellate di componenti elettronici l’anno». Con quattro impianti concentrati tra Lombardia e Veneto Stena sta anche valutando la creazione di un impianto nel Centro Italia, che partirà «solo quando le condizioni miglioreranno». Cosi per il momento ci si spinge a raccogliere materiali in Toscana.

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