Alle imprese il «rating della legalità»

Alle imprese il «rating della legalità»

Il Sole 24 Ore – 16 novembre 2012

Diventa più facile l’accesso al credito per le aziende che si battono per la legalità e contrastano la criminalità organizzata. L’Antitrust, infatti, ha licenziato il regolamento che definisce il rating di legalità delle imprese.

Alessandro Selmin

Diventa più facile l’accesso al credito per le aziende che si battono per la legalità e contrastano la criminalità organizzata. L’Antitrust, infatti, ha licenziato il regolamento che definisce il rating di legalità delle imprese. Un meccanismo proposto all’inizio dell’anno da Antonello Montante, consigliere per la legalità di Confindustria, e via via approdato tra consensi unanimi all’approvazione con norma di legge e ora nella fase di attuazione operativa. Il rating è una sorta di pagella: attribuirlo, con un punteggio che l’Autorità garante della concorrenza ha configurato da una a tre stellette, significa dare a quell’impresa titoli ufficiali per richiedere un accesso agevolato ai finanziamenti bancari. Il regolamento ha avuto il parere favorevole dei ministeri dell’Interno e di Grazia e Giustizia: Annamaria Cancellieri e Paola Severino, del resto, hanno espresso fin da subito il loro apprezzamento alla proposta di Confindustria. Lo stesso numero uno dell’Authorithy, Giovanni Pitruzzella, dichiarò al Sole 24 Ore il 31 gennaio di vedere «con enorme favore» la proposta. Ora il rating, nota l’Antitrust in un comunicato ufficiale, «sarà operativo entro fine anno». Si attende un decreto del ministero dell’Economia, già in fase di lavorazione, per definire come le banche dovranno regolarsi di fronte alle aziende con questo punteggio di merito. Il rating sarà assegnato alle aziende operative in Italia con un fatturato minimo di due milioni di euro nell’esercizio dell’anno precedente alla richiesta, iscritte al registro delle imprese da almeno due anni. Il punteggio minimo, una stelletta, sarà dato dall’Antitrust alle aziende con imprenditori (o soci, rappresentanti e dirigenti apicali se impresa collettiva) che non abbiano ricevuto sentenze di condanna per reati tributari e reati contro la pubblica amministrazione; per i reati di mafia, oltre a non avere subito condanne, non dovranno essere in corso procedimenti penali. Secondo requisito: nel biennio precedente la richiesta di rating l’impresa non dovrà essere stata condannata per illeciti antitrust gravi, per mancato rispetto delle norme a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, per violazioni degli obblighi retributivi, contributivi, assicurativi e fiscali nei confronti dei propri dipendenti e collaboratori. Terzo requisito: l’assenza di accertamenti di un maggior reddito imponibile rispetto a quello dichiarato e di provvedimenti di revoca di finanziamenti pubblici per i quali non sia stato assolto l’obbligo di restituzione. L’impresa, poi, dovrà dichiarare di fare pagamenti e transazioni finanziarie per le somme oltre mille euro esclusivamente con strumenti di pagamento tracciabili. Il punteggio sale a due e poi a tre stellette se sono rispettati fino a sei altri requisiti. Tra i quali fondamentale è l’adesione e il rispetto del Protocollo di legalità sottoscritto dal ministero dell’Interno e da Confindustria, e a livello locale dalle Prefetture e dalle associazioni di categoria. Altro requisito ad alto valore simbolico è la denuncia, all’autorità giudiziaria o alle forze di polizia, di reati previsti dal regolamento commessi a danno dell’imprenditore o dei propri familiari e collaboratori, qualora alla denuncia sia seguito l’esercizio dell’azione penale. In definitiva, si sancisce il riconoscimento ufficiale del valore etico di un’impresa che valorizza la legalità. E un contrassegno fondamentale per togliere spazio economico e di potere all’economia distorta imposta dalla criminalità organizzata. Una necessità, quella del rating, richiamata più volte anche ieri al convegno «Legalità e credito» dell’Anfp (Associazione nazionale funzionari di Polizia), presenti il ministro Cancellieri e il direttore del dipartimento Ps, Antonio Manganelli.

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