Contratti di rete oltre quota 500

Contratti di rete oltre quota 500

Il Sole 24 Ore – 04 dicembre 2012

Sfiorano ormai quota 2.800 le imprese che hanno aderito a un contratto di rete. A due anni e mezzo dalla costituzione della prima rete d’imprese i contratti di rete hanno ormai abbondantemente superato quota 500 (523 per i pignoli), in tutti i settori di attività: dalle grandi aziende industriali fino alle microimprese artigiane, da quelle manifatturiere e agricole a quelle del terziario.

Reti di impresa

Giuseppe Chiellino

Sfiorano ormai quota 2.800 le imprese che hanno aderito a un contratto di rete. A due anni e mezzo dalla costituzione della prima rete d’imprese (la Assoservizi Toscana Sud, che riunisce tre società di servizi delle associazioni confindustriali di Grosseto, Arezzo e Siena) i contratti di rete hanno ormai abbondantemente superato quota 500 (523 per i pignoli), in tutti i settori di attività: dalle grandi aziende industriali fino alle microimprese artigiane, da quelle manifatturiere e agricole a quelle del terziario. Sono diffusi ormai in tutte le province e cominciano a raccogliere i primi frutti concreti di una forma di aggregazione che rafforza le capacità competitive delle singole imprese senza metterne in discussione l’autonomia a cui, per cultura, difficilmente gli imprenditori italiani accettano di rinunciare. Secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dall’Agenzia RetImpresa di Confindustria, le società di capitale sono 1.880, di cui un quinto sono società per azioni. Aldo Bonomi, vicepresidente di Confindustria con la delega alle reti d’impresa, conta di arrivare a 2mila contratti di rete, con diecimila imprese coinvolte, entro la fine del mandato di Giorgio Squinzi. Un obiettivo ambizioso, quello di Bonomi, tenuto conto anche del fatto che con l’esercizio 2012 termina il regime di sospensione d’imposta fino a 1 milione di euro per gli utili di ciascuna impresa, accantonati nel fondo patrimoniale del contratto di rete e destinati agli investimenti previsti dal programma di rete. Si tratta di un’agevolazione fiscale che all’inizio è stata molto importante per promuovere uno strumento nuovo e per la quale è stata chiesta l’estensione di altri due anni e fino a 2 milioni per le reti d’impresa orientate all’export. Con l’aria che tira sarà difficile ottenere il prolungamento dell’incentivo, ma in Confindustria sono convinti che ormai non sia così determinante. Le imprese, insomma, cominciano a vedere i vantaggi concreti del mettersi in rete. «Questi numeri- afferma Bonomi – sono la migliore risposta alla voglia di riscatto del nostro sistema produttivo. Quello che è stato avviato è un processo necessario e incontrovertibile, il cui successo si deve alle tante imprese che ci stanno fortemente credendo». Più che gli incentivi fiscali, in questo momento Bonomi è concentrato su un altro obiettivo: la possibilità per i contratti di rete di partecipare allegare indette dalle pubbliche amministrazioni, dopo il parere favorevole dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Il provvedimento, contenuto nel ddl Semplificazioni, rischia di saltare perché mancano i tempi tecnici per la conversione in legge del l’intero ddl. Perciò si sta lavorando ad un emendamento da inserire nel cosiddetto decreto Crescita 2.0. Per le imprese sarebbe una conquista importante. Proprio per questo Bonomi sollecita Governo e Parlamento «di utilizzare l’ultimo scorcio di legislatura per disciplinare la partecipazione dei contratti di rete alle gare e agli appalti pubblici». Bonomi sottolinea con «soddisfazione l’attenzione con cui tutto il sistema guarda a questa nuova opportunità: dalla politica europea a quella nazionale a quella regionale; dalle banche (italiane e europee), alle Università e al sistema dell’istruzione tecnica; dal sindacato al mondo delle professioni e della consulenza». Anche Confindustria, che si sta misurando con un complesso processo di riorganizzazione interna, sta adottando i contratti di rete «in un’ottica di razionalizzazione – silenziosa ma molto efficace – del “Sistema”. Sono già 12 i contratti di rete che coinvolgono 57 società di servizi delle nostre associazioni territoriali e di categoria». Per il futuro «le aspettative di Confindustria sono tante». Alle istituzioni europee Bonomi chiede di «riconoscere a livello comunitario questa grande innovazione prodotta dal sistema Italia». Alle forze sociali, infine, il vicepresidente di Confindustria chiede «di avviare una riflessione sulla grande opportunità rappresentata dai contratti di rete per sviluppare politiche attive per il lavoro».

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