Via libera al brevetto Ue

Via libera al brevetto Ue

Il Sole 24 Ore – 12 dicembre 2012

Dopo anni di discussioni e contrasti, l’Unione europea si è dotata ieri di una legislazione che introduce il brevetto europeo. L’obiettivo è rafforzare il mercato unico, dando alle imprese nuove regole uniformi in un campo per loro cruciale. Il pacchetto è nato attraverso una cooperazione rafforzata, che esclude sia l’Italia che la Spagna. I due Paesi hanno rifiutato di aderire perché la legislazione sarà trilingue, ed esclude sia l’italiano che lo spagnolo.

Brevetto europeo

Beda Romano

Dopo anni di discussioni e contrasti, l’Unione europea si è dotata ieri di una legislazione che introduce il brevetto europeo. L’obiettivo è rafforzare il mercato unico, dando alle imprese nuove regole uniformi in un campo per loro cruciale. Il pacchetto è nato attraverso una cooperazione rafforzata, che esclude sia l’Italia che la Spagna. I due Paesi hanno rifiutato di aderire perché la legislazione sarà trilingue, ed esclude sia l’italiano che lo spagnolo. Il Parlamento europeo ha dato ieri il suo benestare definitivo con un voto a Strasburgo. Il pacchetto legislativo, oltre a creare regole uniformi per la registrazione di brevetti in tutta l’Unione, prevede la nascita di una Corte di giustizia specializzata in questo ambito. «Il voto di oggi è una buona notizia per l’economia europea e in particolare per le piccole e medie imprese», ha detto Bernhard Rapkay, uno dei parlamentari che ha sostenuto il testo legislativo in assemblea. Nelle trattative tra i governi, l’aspetto linguistico non è stato banale. L’Unione ha 23 lingue ufficiali e molti Stati membri preoccupati dai costi di traduzione per il loro mondo imprenditoriale hanno tentato di imporre la propria lingua anche in questo ambito. Il testo definitivo invece ha optato per tre lingue: il francese, l’inglese e il tedesco, escludendo l’italiano e lo spagnolo. Italia e Spagna hanno quindi escluso di partecipare alla cooperazione rafforzata e presentato ricorso. Proprio ieri l’avvocato generale della Corte di giustizia europea, Yves Bot, ha consigliato al tribunale di respingere la domanda italiana e spagnola. Secondo il parere, il Consiglio non ha commesso alcun errore di valutazione poiché, dopo anni di discussioni senza successo, esso era nell’incapacità di ottenere l’unanimità dei pareri e di pervenire a una decisione con la partecipazione di tutti gli Stati membri. La prima idea di creare un brevetto europeo risale al 1973. Attualmente, l’impresa che vuole difendere il proprio brevetto a livello continentale deve presentare domanda all’Ufficio europeo dei brevetti, un’istituzione che non appartiene all’Unione, che raggruppa 38 Paesi e ha sede a Monaco. Una volta ricevuta la protezione di questo organismo l’azienda deve adattare il proprio brevetto a livello nazionale rispettando le regole locali. Secondo la nuova legislazione europea sarà sempre l’ente bavarese a concedere la protezione brevettuale. La Commissione ha spiegato ieri che le nuove regole potranno ridurre i costi per le aziende sui singoli brevetti di circa 30mila euro. Si calcola che l’attuale sistema europeo renda la protezione brevettuale 18 volte più cara che negli Stati Uniti e 60 volte più cara che in Cina. L’esecutivo comunitario stima che il primo brevetto europeo potrebbe vedere la luce nell’aprile 2014, se almeno 13 Paesi europei avranno ratificato l’accordo entro il novembre 2013. Il ministro pergli Affari Europei Enzo Moavero non ha commentato l’opinione di Bot. «L’Italia – ha detto – fa parte dell’accordo internazionale per la Corte sul brevetto», che quindi giudicherà anche le controversie che riguardano i brevetti italiani. L’unica differenza per l’Italia, che non è parte della cooperazione rafforzata, è che «se si chiede un brevetto europeo, lo si chiederà in inglese, francese o tedesco, mentre per avere la copertura brevettuale in Italia la si dovrà chiedere in Italia e in italiano».

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