Garanzie Pmi, cresce la dote

Garanzie Pmi, cresce la dote

Il Sole 24 Ore – 20 dicembre 2012

Risorse anche dal territorio per alimentare il Fondo centrale di garanzia: l’apporto diretto delle Camere di commercio sarà di 17 milioni. L’accordo è stato firmato tra il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e 19 organismi ai quali a gennaio si aggiungerà anche Torino.

Carmine Fotina

Risorse anche dal territorio per alimentare il Fondo centrale di garanzia. Si cercano nuove leve per dare continuità e linfa a uno strumento che negli ultimi anni ha funzionato spesso come canale di sbocco decisivo per evitare che si arrestasse in modo brusco il flusso del credito alle Pmi e alle microimprese e, in quest’ottica, si parte con 17,6 milioni provenienti dalle Camere di commercio. L’accordo è stato firmato ieri tra il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e 19 organismi ai quali a gennaio si aggiungerà anche Torino. È il primo effetto di quanto disposto già con il decreto salva-Italia, che aveva previsto la possibilità di compiere operazioni di “fund raising” per il Fondo di garanzia, non solo attraverso le Camere di commercio ma anche con le Regioni (sarà la prossima fase) e con la Sace. Per ora, le risorse affluiscono dagli organismi camerali di Bari, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Firenze, Genova, Lecco, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Napoli, Palermo, Pavia, Salerno, Trieste, Udine e Varese. Si mettono sostanzialmente in sinergia interventi territoriali con le operazioni centrali del Fondo, con un effetto in termini di garanzie atteso in misura rilevante. Per Claudia Bugno, presidente del comitato di gestione del Fondo, l’effetto moltiplicatore può portare ad attivare finanziamenti a favore delle imprese dei territori che hanno aderito fino a circa 600 milioni di euro. Per questo tipo di operazione sarà concessa la copertura massima, ovvero l’80 per cento, con procedure semplificate. Va detto, comunque, che questo nuovo plafond è vincolato a interventi per l’internazionalizzazione, nel tentativo di accrescere la propensione delle piccole imprese a lavorare con i mercati esteri. Il protocollo, promosso dal consorzio camerale per il credito e la finanza guidato da Carlo Sangalli, non è comunque l’unica novità di giornata per il Fondo di garanzia. L’approvazione dell’emendamento dei relatori alla legge di stabilità in discussione al Senato prevede infatti che, in caso di mancata emanazione entro il 15 gennaio 2013 del Dpcm sui fondi da destinare alla detassazione dei salari di produttività, il governo potrà riorientare le risorse disponibili anche a favore del Fondo di garanzia nonché del sistema dei confidi. Per il ministro dello Sviluppo economico il Fondo di garanzia ha rappresentato in quest’ultimo anno un tassello centrale di una strategia volta almeno a contenere il credit crunch. È stato un mix di interventi, ricorda Passera: «Il rifinanziamento del Fondo per 1,2 miliardi nel triennio 2012-2014, poi la possibilità per le aziende di farsi certificare i propri crediti dalle amministrazioni pubbliche e di poterli eventualmente compensare con i debiti iscritti a ruolo, e ancora lo stanziamento di 6 miliardi per i pagamenti più urgenti della Pa, l’approvazione anticipata della direttiva europea sui tempi di pagamento e la finanza di impresa estesa anche alle società non quotate». Il Fondo di garanzia ha vissuto diverse trasformazioni negli ultimi anni, compresa l’apertura alle imprese artigiane che ha progressivamente diminuito l’importo medio delle operazioni accolte, pur essendo queste più numerose. Il trend complessivo del Fondo ha inevitabilmente risentito della minore propensione a investire e richiedere credito e la crescita dei finanziamenti si è interrotta. Nei primi undici mesi del 2012 le operazioni accolte sono state 56.547 ( 9,4% l’incremento rispetto allo stesso periodo del 2011) ma il dato sui finanziamenti attivati, pari a 7,5 miliardi, sembra ancora lontano dal resoconto finale del 2011 (8,3 miliardi). L’importo garantito nell’anno in corso ha raggiunto finora 3,7 miliardi, il 61% delle operazioni si riferisce a microimprese e il 20% a imprese artigiane.

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