Obiettivo duemila contratti di rete

Obiettivo duemila contratti di rete

Il Sole 24 Ore – 11 gennaio 2013

Aumentano costantemente e hanno già raggiunto quota 523, coinvolgendo 2.803 imprese: si tratta dei contratti di rete, un modo per far crescere le piccole e medie imprese, spingendo sulla collaborazione e sul mettere insieme i punti di forza. L’obiettivo di Confindustria è raggiungere i 2mila contratti di rete entro maggio 2016, cioè nell’arco dell’attuale presidenza di Giorgio Squinzi.

Nicoletta Picchio

Aumentano costantemente e hanno già raggiunto quota 523, coinvolgendo 2.803 imprese: si tratta dei contratti di rete, strumento su cui Confindustria ha puntato già dal 2009, un anno prima che venissero regolati dal punto di vista legislativo, proprio su insistenza del mondo imprenditoriale. Un modo per far crescere le piccole e medie imprese, spingendo sulla collaborazione e sul mettere insieme i punti di forza. Le pmi stanno dimostrando di voler cogliere la sfida. E l’obiettivo è ambizioso: raggiungere i 2mila contratti di rete entro maggio 2016, cioè nell’arco dell’attuale presidenza di Giorgio Squinzi. Sono i numeri emersi ieri, nella seconda Giornata delle Reti di Impresa che si è tenuta in Confindustria, cui hanno partecipato il vice presidente per le reti di impresa, Aldo Bonomi, il direttore generale, Marcella Panucci, Giuseppe Tripoli, garante per le Pmi del ministero dello Sviluppo, professori ed esperti che hanno approfondito singoli temi, dal fisco alla partecipazione delle reti alle gare di appalto, dagli aspetti patrimoniali agli sviluppi europei. «Il dato dei contratti di rete in continuo aumento dimostra che il concetto di collaborazione per raggiugnere risultati condivisi sta ormai permeando il mondo imprenditoriale», ha detto aprendo i lavori Bonomi, che è anche presidente dell’agenzia Retlmpresa, creata da Confindustria proprio per lo sviluppo di questa formula, per diffonderla sul territorio, per promuovere collaborazioni con altre associazioni, categorie, istituti di credito. Si sta superando con successo la logica del vecchio distretto, perché la rete non ha un criterio territoriale: si possono unire aziende anche distanti, ma con un obiettivo comune. Ed è per questo che si punta ad allargare il raggio all’Europa. E uno degli aspetti che ha sottolineato la Panucci, traendo le conclusioni del convegno: «Lavoreremo per favorire la diffusione delle reti a livello europeo e quindi sviluppare reti internazionali». Ma non solo: anche «per potenziare l’utilizzo dei contratti di rete attraverso il progetto Work In Network; per rifinanziare l’agevolazione fiscale e innalzarne la soglia per i progetti dedicati all’internazionalizzazione; mantenere alta l’attenzione sulle risorse messe in campo dalle Regioni in favore delle reti e per approfondire lo sviluppo di nuove iniziative da portare avanti con le strutture territoriali». Il contratto di rete prevede la sospensione di imposta degli utili investiti: l’attuale plafond di 48 milioni va portato, secondo Confindustria, a 100 milioni per il prossimo triennio, innalzando il tetto da 1 milione di euro per impresa per anno a 2 milioni per le reti votate all’internazionalizzazione. Inoltre andrebbe inserito il contratto di rete nella programmazione comunitaria 2014-2020, per far accedere le reti ai fondi strutturali e altri finanziamenti. C’è grande attenzione, come ha sottolineato la Panucci, ai recenti provvedimenti che nel 2012 hanno cambiato i riferimenti normativi, «recependo alcune nostre proposte di modifica per correggere criticità della normativa che avevano comportato difficoltà nella fase di applicazione». In particolare, ci si riferisce alla norma che ha chiarito che la soggettività giuridica della rete è una facoltà e non un elemento qualificante. Inoltre l’eventuale scelta di essere soggetto giuridico con le regole attuali potrebbe generare contenziosi sui profili civilistici e tributari. Sono importanti, secondo la Panucci, anche le nuove norme che consentono alle reti di partecipare alle gare di appalto, nonchè ai bandi comunitari. Per raggiungere l’obiettivo delle 2mila reti per il direttore generale di Confindustria «è necessario che l’industria torni al centro dell’agenda politica. Il prossimo governo dovrà muoversi lungo la stessa direttice del precedente esecutivo: le reti di imprese possono dare un contributo significativo per competere ad armi pari sui mercati globali». I risultati già lo dimostrano: le imprese che hanno sottoscritto un contratto di rete hanno un miglior posizionamento strategico in termini di brevetti (14,8% contro 5,3%), come ha sottolineato Tripoli, investimenti esteri (45% dei casi a fronte del 25,2%) e certificazioni di qualità. Tripoli ha indicato alcuni punti per il futuro: conferma delle facilitazioni fiscali, e-business, rapporto con il credito, inserimento nell’ordinamento comunitario.

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