Negli appalti pubblici più controlli antimafia

Negli appalti pubblici più controlli antimafia

Il Sole 24 Ore – 11 febbraio 2013

Si moltiplicano i controlli negli appalti pubblici per evitare le infiltrazioni mafiose. Da domani, infatti, scatta la riforma del Codice antimafia, che ha esteso il monitoraggio a familiari conviventi di imprenditore, soci, sindaci e direttore tecnico dell’impresa fornitrice della pubblica amministrazione. A rilasciare il certificato è ora solo la Prefettura, non più la Camera di Commercio. Negli appalti pubblici di lavori, servizi e forniture novità anche perla stipula dei contratti, ora possibile solo in forma telematica.

Laura Savelli

Al via da domani le nuove regole sulla documentazione antimafia. Il Dlgs 218/2012 ha anticipato al 12 febbraio l’entrata in vigore delle norme contenute nel libro II del Dlgs 159/2011 (di riforma del Codice antimafia), rimaste finora congelate in attesa dell’attivazione della banca dati nazionale della documentazione antimafia che invece, per il momento, resterà in standby. Nel riordino della disciplina, il Codice mantiene inalterata la distinzione tra comunicazione ed informazione antimafia la prima attesta l’eventuale sussistenza di misure di prevenzione a carico di un’impresa; mentre, la seconda accerta anche la presenza di tentativi di infiltrazione mafiosa all’interno della società. Come in passato, la documentazione dovrà essere acquisita dalle amministrazioni prima della stipula, o dell’autorizzazione, di contratti e sub-contratti pubblici di lavori, servizi e forniture in base ai seguenti scaglioni:

  • comunicazione in caso di contratti di importo superiore a 150mila euro e inferiore alle soglie comunitarie (attualmente di 5 milioni per i lavori,
  • 200mila per i servizi e 13omila euro per le forniture); informazione per contratti di importo superiore alle soglie e per subcontratti di importo superiore a 15omila euro.

Diverse tuttavia le novità, a cominciare dalla modalità di acquisizione della comunicazione antimafia che potrà essere rilasciata solamente dal prefetto della provincia in cui ha sede l’ente richiedente, attraverso l’utilizzo dei collegamenti telematici con le altre banche dati già esistenti (Ced interforze e Camere di commercio). Nel Codice non è stata infatti inserita una disposizione analoga all’articolo 9 del Dpr 252/1998, che equiparava il certificato di iscrizione al Registro imprese rilasciato dalla Camera di commercio con il nullaosta antimafia alla comunicazione e che, quindi, consentiva ai committenti di effettuare i controlli direttamente mediante le Camere di commercio. L’informazione antimafia continuerà ad essere rilasciata dalle prefetture. Il Codice ha tuttavia ampliato l’elenco delle situazioni dalle quali si potrà desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa: rispetto al passato, l’informativa sarà interdittiva anche in caso di condanna, comprese quelle non definitive, per i nuovi reati di turbata libertà degli incanti e del procedimento di scelta del contraente, oltre che per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche; oppure, ancora, nel caso in cui l’impresa non abbia denunciato all’auto- rità giudiziaria i reati di corruzione ed estorsione, a meno che non vi sia stata costretta per stato di necessità o per legittima difesa (si veda anche la tabella a fianco). Ma il Dlgs 218/2012 ha ulteriormente arricchito il catalogo delle situazioni in odore di mafia, desumendo l’infiltrazione anche dalla violazione degli obblighi di tracciabilità dei pagamenti imposti dalla legge n. 136/2010: l’informazione vieterà la stipula del contratto, solo per comportamenti reiterati nell’arco di cinque anni. Ampliata inoltre la schiera dei soggetti sottoposti a verifica che fa registrare l’ingresso in elenco dei familiari conviventi. Un’autentica novità è poi rappresentata dagli effetti collegati alle informazioni antimafia: d’ora in avanti, infatti, il rilascio di un provvedimento interdittivo impedirà sempre la stipula del contratto e determinerà in ogni caso la sua risoluzione in fase esecutiva. Come confermato dal comunicato Casgo (comitato di sorveglianza Grandi opere) del 19 dicembre 2012, scompare dunque la categoria delle informative atipiche che, sino ad ora, lasciavano alla discrezionalità delle stazioni appaltanti, la decisione sulle sorti del contratto. Confermata infine la validi-tà della comunicazione antimafia per sei mesi dalla data di acquisizione, aumentata a un anno nel caso dell’informazione, sempre che non siano intervenuti mutamenti nell’assetto societario e gestionale dell’impresa, da comunicare al prefetto entro 30 giorni, pena l’applicazione di una sanzione da 20 a 60mila euro.

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