Società tra professionisti al via

Società tra professionisti al via

Italia Oggi – 09 aprile 2013

Società fra professionisti con scarso appeal per gli stessi. L’impossibilità per i professionisti di operare in diverse società, la presenza, senza limiti quantitativi, dei soci non professionisti nei board delle nuove società, nonché le ancora rilevanti incertezze sulla qualificazione fiscale del reddito societario e dei relativi profili previdenziali rischiano concretamente di far rimanere al palo le nuove strutture. Cionondimeno dal prossimo 22 aprile sarà possibile iscrivere le nuove società fra professionisti presso la sezione speciale del Registro delle imprese.

Luciano De Angelis

Società fra professionisti con scarso appeal per gli stessi. L’impossibilità per i professionisti di operare in diverse società, la presenza, senza limiti quantitativi, dei soci non professionisti nei board delle nuove società, nonché le ancora rilevanti incertezze sulla qualificazione fiscale del reddito societario e dei relativi profili previdenziali rischiano concretamente di far rimanere al palo le nuove strutture. Cionondimeno dal prossimo 22 aprile sarà possibile iscrivere le nuove società fra professionisti presso la sezione speciale del registro delle imprese a seguito della pubblicazione in G. U del regolamento interministeriale sulle società in questione (G.U. n. 81 dello scorso 6 aprile 2013).
Gli aspetti societari salienti.
La società, che può indifferentemente essere una società di persone, di capitali o una cooperativa vede la possibilità di aggregazione nella compagine societaria di soci iscritti in albi e soci non professionisti, tecnici o finanziatori. Non è peraltro richiesto (salvo che la società non sia costituita in forma di srl semplificata o a capitale ridotto) che i soci investitori assumano la veste di persone fisiche. Nella società è richiesto, invece, che i soci professionisti assumano una doppia maggioranza in assemblea: per quote e per teste, pari o superiore ai due terzi. Il venire meno di tale condizione è causa di scioglimento della società, se questa duplice maggioranza non viene ristabilita nel termini dei sei mesi (per esempio a causa di un decesso o recesso di uno o più soci professionisti). Tale disposizione, tuttavia, non è prevista per i consigli di amministrazione laddove nessuna maggioranza è richiesta dalla legge alla partecipazione capitaria dei professionisti. In altri termini, potrebbe determinarsi (ed essere assolutamente legittimo), per esempio, un patto parasociale fra i soci che rappresentino il 50% più uno del capitale finalizzato alla nomina della maggioranza degli amministratori fra i soci capitalisti (e ciò potrebbe essere una pre-condizione per la sottoscrizione della loro quota di capitale da parte di questi ultimi).
La partecipazione esclusiva.
Se sulla possibilità che i soci capitalisti possano partecipare a una o più società sussistono ancora dubbi interpretativi (il regolamento lascia all’interprete della norma primaria, cioè alla giurisprudenza che andrà a determinarsi sul tema, la decisione su tale eventuale incompatibilità) per i professionisti tale possibilità è espressamente preclusa dalla legge n. 183/2011. Tale disposizione, prevista nell’art. 10, comma 6, va intesa nel senso che i soci, una volta in società, non potranno più svolgere alcun incarico in altre società (limite rilevante per i soci) soprattutto alla luce del fatto che lo stesso limite non esiste per gli attuali studi associati se non per vincoli convenzionali. Ne deriva che, al di là delle ipotesi in cui la società necessiti di forti investimenti strutturali (in immobili, macchinari, strumenti di ricerca, per internazionalizzazione ecc.) potrebbe continuare a ritenersi fondamentale per l’esercizio o lo sviluppo della professione, l’esercizio dell’attività preferibilmente attraverso gli attuali studi associati.
Le criticità.
Ancora incertezze aleggiano intorno alle stp in merito alla assoggettabilità al rischio di fallimento. Anche se il regolamento non si è pronunciato sul tema, si potrebbe propendere per l’esclusione dalla normativa fallimentare in quanto tali società, dovendo essere iscritte all’ordine professionale, già soggiacciono al relativo regime disciplinare e inoltre anche l’inserimento dell’obbligatorietà della polizza rc lascia ritenere in tal senso. Anche per quanto riguarda la tipologia reddituale prodotta non vi è ancora chiarezza. In proposito si osserva che il tipo di reddito sembrerebbe quello di lavoro autonomo, salvo che l’esercizio della professione non costituisca elemento di attività organizzata in forma di impresa, in tal caso il reddito sarebbe d’impresa. Infine, per quanto concerne gli aspetti previdenziali i dubbi riguardano la soggezione del reddito prodotto al regime contributivo delle casse professionali.

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