Distacchi in «rete» semplificati

Distacchi in «rete» semplificati

Il Sole 24 Ore – 05 settembre 2013

Con una disposizione aggiunta al Decreto lavoro (Dl 76/13) in sede di conversione nella legge 99/13, è stata introdotta una particolare disciplina per il distacco del lavoratore tra aziende legate da un contratto di rete di impresa.
Nei distacchi tra imprese contrattualmente collegate in rete, non sarà più necessario dimostrare la sussistenza del principale requisito di legittimità del distacco, l’interesse del distaccante, che vale a differenziarlo dalla somministrazione.

Aldo Bottini

Con una disposizione aggiunta al Decreto lavoro (Dl 76/13) in sede di conversione nella legge 99/13, è stata introdotta una particolare disciplina per il distacco del lavoratore tra aziende legate da un contratto di rete di impresa. Quest’ultimo è un contratto tipico, disciplinato dalla legge 33/09, con cui più imprese si impegnano, sulla base di un programma comune, a collaborare, a scambiarsi informazioni o prestazioni ovvero ad esercitare in comune una o più attività rientranti nel proprio oggetto sociale. Successivi interventi normativi hanno previsto agevolazioni e aiuti di vario genere per le imprese che utilizzano tale strumento per accrescere competitività e capacità innovativa Dall’introduzione al maggio 2013 sono stati stipulati 817 contratti di rete, che hanno coinvolto 4.219 imprese (dati InfoCamere), prevalentemente (ma non necessariamente) di dimensioni medio-piccole. La disposizione aggiunta in sede di conversione del decreto va nella direzione di agevolare esemplificare la gestione delle reti di impresa. In caso di distacco di personale tra imprese aderenti a un contratto di rete, dice la norma, l’interesse del distaccante «sorge automaticamente in forza dell’operare della rete». Quindi, nei distacchi tra imprese contrattualmente collegate in rete, non sarà più necessario dimostrare la sussistenza del principale requisito di legittimità del distacco, l’interesse appunto del distaccante, che vale a differenziarlo dalla somministrazione. Il che semplifica non poco il ricorso a questa forma di utilizzo del personale. Tanto che il ministero del lavoro, nella circolare 35/13, trae immediatamente la conseguenza che «ai fini della verifica dei presupposti di legittimità del distacco, il personale ispettivo si limiterà a verificare l’esistenza di un contratto di rete tra distaccante e distaccatario». In realtà l’interesse non è l’unico requisito di legittimità del distacco, che, secondo le disposizioni della legge Biagi (le prime che hanno disciplinato l’istituto), deve essere caratterizzato anche dalla temporaneità. Inoltre, sempre secondo l’articolo 30 della legge Biagi, il distacco che comporti un mutamento di mansioni deve avvenire con il consenso del lavoratore interessato. Se poi il luogo di destinazione dista più di 50 chilometri dall’unità produttiva a cui il lavoratore è normalmente adibito, va dimostrata l’esistenza di «comprovate ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive». Cioè lo stesso requisito previsto dall’articolo 2103 del codice civile per i trasferimenti di personale da un’unità produttiva ad un’altra. Si deve ritenere che tanto il requisito della temporaneità quanto i limiti alla mobilità professionale e territoriale continuino avalere anche per i distacchi tra imprese in rete, posto che l’intervento normativo si limita a dare per scontata la sussistenza dell’interesse. Proprio per questo appare eccessivo e scarsamente comprensibile l’inciso con cui la nuova norma fa salve «le norme in materia di mobilità dei lavoratori previste dall’articolo 2103 del codice civile». A meno che non si voglia estendere, nel caso specifico, la necessità di provare le ragioni dello spostamento geografico anche per distanze inferiori ai 50 chilometri, il che però confliggerebbe con l’intento di agevolazione e semplificazione della norma, che emerge anche dalla previsione che ammette la codatorialità (e quindi sostanzialmente l’utilizzo promiscuo) dei dipendenti nella rete, secondo regole stabilite dal contratto di rete stesso. Un occhio di riguardo dunque, per le imprese in rete. Resta invece intatta la norma della legge Biagi per i distacchi all’interno di un gruppo societario. In questo caso infatti (ben più diffuso nella pratica), tanto le circolari ministeriali (3/04 e 28/05) quanto la giurisprudenza hanno ripetutamente affermato che non si può automaticamente ritenere sussistente il requisito dell’interesse del distaccante solo per il fatto che il distacco avvenga all’interno del gruppo. Il collegamento societario è ritenuto un semplice presupposto di fatto da valutare nell’indagine sulla sussistenza dell’interesse. Sotto questo profilo, anzi, la nuova norma, eliminando la necessità di tale indagine per il caso specifico delle imprese in rete, rischia di rimarcare, per differenza, la necessità di una valutazione rigorosa caso per caso della sussistenza di un interesse specifico nei distacchi infragruppo.

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