Trenta giorni per gli impianti

Trenta giorni per gli impianti

Il Sole 24 Ore – 07 settembre 2013

Nei casi migliori si potrà avviare un impianto produttivo in 30 giorni dalla domanda. Solo laddove sarà indispensabile richiedere la Via (valutazione di impatto ambientale) si arriverà fino a 5 mesi di attesa. E’ una delle novità che il governo intende introdurre con il decreto del fare bis, promuovendola anche come una misura chiave del pacchetto “Destinazione Italia” per l’attrazione degli investimenti esteri.

Carmine Fotina

Nei casi migliori si potrà avviare un impianto produttivo in 30 giorni dalla domanda. Solo laddove sarà indispensabile richiedere la Via (valutazione di impatto ambientale) si arriverà fino a 5 mesi di attesa. E’ una delle novità che il governo intende introdurre con il decreto del fare bis, promuovendola anche come una misura chiave del pacchetto “Destinazione Italia” per l’attrazione degli investimenti esteri. Nei casi in cui non si può procedere con la mera comunicazione di avvio dell’attività, scatterà la nuova conferenza di servizi telematica. L’imprenditore può compilare e inviare la modulistica per via telematica, anche con eventuale consulenza di un tutor odi un’Agenzia per le imprese. A quel punto il Suap (sportello unico attività produttive) competente indirà la conferenza, che vedrà le amministrazioni coinvolte interagire via posta elettronica certificata e condividere le informazioni inserite sul sito istituzionale dell’amministrazione procedente (con password nel caso di elementi coperti da privacy o privativa industriale). La vera novità è il cronoprogramma particolarmente serrato. Le amministrazioni esaminano la documentazione e, entro 15 giorni dalla data di indizione della conferenza, rilasciano pareri, nullaosta, atti di assenso; formulano osservazioni o chiedono integrazioni. I nuovi atti vanno online e, trascorsi il termine di 15 giorni, l’amministrazione procedente, in assenza di osservazioni, può già rilasciare il provvedimento richiesto. Ecco compiuto il percorso in 30 giorni. In alternativa, in caso di richieste di integrazioni o chiarimenti, l’amministrazione formula un’unica richiesta all’impresa proponente il progetto, che a quel punto ha 15 giorni per adempiere o controdedurre. Altri 15 giorni possono essere concessi per le seconde risposte (su osservazioni ed eventuali nuovi documenti) e dopo ancora altre due settimane il Suap adotta il provvedimento finale di assenso o diniego. In totale 60 giorni. L’iter ovviamente si allunga nel caso sia richiesta la Via, per la quale sono previsti 60 giorni motivatamente prorogabili a 120. Dopo l’esito della Via, vanno calcolati dai 15 ai 30 giorni per la conclusione del procedimento da parte del Suap. Il piano salva-investimenti, come le altre misure a costo zero, appare blindato nella bozza del decreto del fare bis. Al contrario alcune misure che comportano oneri – come l’utilizzo delle compensazioni fiscali per i debiti della Pa e il nuovo credito di imposta per la ricerca – sono destinate, a meno di successivi ripescaggi, a essere ridimensionate o a uscire del tutto. La Ragioneria dello stato non ritiene fattibile la compensazione universale tra crediti e debiti, non limitata cioè alla materia fiscale. Più facile invece l’incremento delle soglie per compensazioni fiscali. La bozza punta sull’innalzamento, a partire dal 2014, da 700mila euro a 1 milione della soglia di compensazione tra debiti e crediti fiscali. La soglia verrebbe ulteriormente elevata a 2 milioni nel caso di società con bilanci certificati e a 4 milioni per le società quotate. Complesso il discorso anche per il credito d’imposta per la ricerca. La bozza indica un bonus triennale del 50% dell’investimento incrementale, rispetto all’anno precedente, fino a un incremento massimo di 5 milioni di spese ammissibili o con un credito d’imposta massimo di 2,5 milioni, per spese di R&S iscritte a bilancio per almeno 50mila euro. Anche qui le coperture per ora bloccano tutto: servirebbero quasi 400 milioni:187 per il 2014, 134 per il 2015, 78 per il 2016.

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