Appalti, meno carte per le ditte

Appalti, meno carte per le ditte

Italia Oggi – 02 ottobre 2013

Meno scartoffie e adempimenti burocratici per chi partecipa agli appalti. I documenti a comprova dei requisiti devono infatti essere acquisiti direttamente dalle stazioni appaltanti e non richiesti ai concorrenti.

Andrea Mascolini

Meno scartoffie e adempimenti burocratici per chi partecipa agli appalti. I documenti a comprova dei requisiti devono infatti essere acquisiti direttamente dalle stazioni appaltanti e non richiesti ai concorrenti. E ciò perché prevale la disciplina generale sulla cosiddetta «acquisizione d’ufficio» rispetto al Codice dei contratti. E quanto afferma il Consiglio di stato con la sentenza della terza sezione, del 26 settembre 2013, n. 4785 che affronta il tema dei rapporti fra il dpr 445/2000 e l’art. 48 del Codice dei contratti pubblici, dopo l’entrata in vigore (1 gennaio 2012) delle modifiche apportate dalla legge di stabilità per il 2012 (legge 183/2011). In particolare la legge 183, nel rafforzare il principio della inutilizzabilità dei certificati nei rapporti con la pubblica amministrazione, ha affermato l’obbligo, per quest’ultima, di acquisire d’ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli artt. 46 e 47 del dpr n. 445/2000. La sentenza del Consiglio di stato precisa che gli accertamenti d’ufficio riguardano tutte le ipotesi di informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli artt. 46 e 47 dello stesso dpr 445, dichiarazioni sostitutive che, per le gare di appalto pubblico, attengono ai requisiti di partecipazione alle gare disciplinati dagli artt. 41 e 42 del codice dei contratti. Lo stesso codice dei contratti stabilisce però (art. 48) che la richiesta della documentazione probatoria sia rivolta direttamente all’interessato anziché acquisita d’ufficio dall’amministrazione o dall’ente pubblico certificante. Al riguardo l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, con la determina 4/2012 (sul cosiddetto «bando tipo»), ha precisato che la norma del Codice ha natura di «norma speciale» rispetto alla disciplina generale del dpr n. 445/2000 e soddisfa «l’esigenza di assicurare la serietà dell’offerta, unitamente alla celerità della conclusione del procedimento di verifica». Secondo l’Autorità, quindi, rimangono in vigore le modalità di comprova del possesso dei requisiti previste dall’art. 48, con richiesta ai concorrenti. Di tutt’altro avviso è invece il Consiglio di stato, il quale afferma che nelle gare di appalto non rileva la «specialità» della disciplina dei contratti pubblici. Il principio affermato viene dedotto anche dalla norma transitoria introdotta dalla legge di stabilità per il 2012 per la quale, fino alla data di avvio della Banca dati nazionale sui contratti pubblici, le stazioni appaltanti e gli enti aggiudicatori verificano il possesso dei requisiti secondo le modalità previste dalla «normativa vigente» che non può che comprendere anche gli artt. 43 e 47 del dpr 445/2000, in vigore dal 1 gennaio 2012. Per i giudici, quindi, fino all’attivazione della banca dati, le stazioni appaltanti dovranno procedere d’ufficio tramite contatti con le amministrazioni interessate alla verifica dei requisiti auto dichiarati dai concorrenti. Dopo tale data i controlli d’ufficio diventeranno centralizzati attraverso il riferimento diretto alla Bdncp, «strumento pubblicistico di coordinamento e raccolta dati.» Implementato dal cosiddetto Avcpass, che costituisce un ausilio informatico per l’esercizio dei poteri-doveri di accertamento d’ufficio.

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