Professionisti senza frontiere

Professionisti senza frontiere

Italia Oggi – 10 ottobre 2013

Un certificato elettronico permetterà di esercitare la propria attività in qualsiasi paese dell’Unione europea velocizzando le procedure di riconoscimento tra gli Stati.

Valerio Stroppa

Una carta professionale europea per facilitare l’esercizio della propria attività in qualsiasi stato membro dell’Ue. Non si tratterà di una tessera «fisica», anche per evitare il rischio di falsificazioni, ma di un certificato elettronico che sarà scambiato tra le autorità competenti dei vari paesi, velocizzando in questo modo le procedure di riconoscimento dei professionisti che intendono operare all’estero. E questa una delle modifiche apportate in sede comunitaria alla direttiva n. 2005/36/Ce, relativa alle qualifiche professionali, adottate ieri dall’Europarlamento con 596 voti favorevoli, 37 contrari e 31 astensioni. In arrivo un pacchetto di novità che i 28 governi nazionali dovranno rendere operativo entro due anni dalla pubblicazione in Guue. L’obiettivo è quello di rendere più efficiente i meccanismi di riconoscimento, in un contesto che vede oggi a livello comunitario ben 740 professioni regolamentate. Attualmente la direttiva prevede tre possibilità: il riconoscimento automatico, che opera per un ristretto numero di professioni (medici, dentisti, infermieri, farmacisti, ostetriche, veterinari e architetti), il riconoscimento reciproco, che implica valutazioni caso per caso da parte delle autorità competenti, e il riconoscimento per il lavoro temporaneo o occasionale, che può essere svolto di norma senza un controllo preventivo della qualifica (eccezion fatta per le funzioni legate alla salute o alla sicurezza). Dal 1998 a oggi si sono avvalsi di tali istituti circa 265 mila soggetti di tutto il continente. Le nuove disposizioni si applicheranno anche ai tirocini formativi, inclusi quelli non remunerati. In arrivo un sistema di allerta per impedire di operare altrove ai professionisti sanitari condannati o sospesi nel proprio paese per violazioni e irregolarità, inclusi medici e infermieri. Rivisti gli standard minimi formativi delle professioni che godono del riconoscimento automatico: per i medici si prevedono almeno 5.500 ore di formazione in un arco temporale minimo di cinque anni. La direttiva emendata vieta anche agli stati membri di negare il riconoscimento per motivi legati al titolo di studio: a meno che l’istante non presenti un livello «A» per un’attività che richiede il massimo grado di istruzione («E»), dovranno essere previste misure compensative quali percorsi formativi ed esami di idoneità. Nasce il principio dell’accesso parziale a una professione regolamentata: così facendo un ingegnere idraulico che si trasferisce in uno stato in cui la professione di ingegnere è disciplinata a livello più generico (comprendendo anche quelli edili, nucleari ecc.) non necessiterà di ulteriore formazione per svolgere i compiti ai quali è abilitato. Chiarito che, eccezion fatta per il settore sanitario, il test linguistico dovrà essere svolto solo dopo che lo stato ospitante abbia effettuato il riconoscimento. Soddisfatto Michel Barnier, commissario Ue per il mercato interno e i servizi, secondo cui «il testo adottato faciliterà la mobilità dei professionisti, garantendo un più elevato livello di tutela per i consumatori e i cittadini. Grazie ai nuovi standard formativi comuni il riconoscimento automatico potrà essere esteso ad altre professioni». Ora la direttiva dovrà essere approvata dal Consiglio Ue, per approdare in Guue già entro la fine del 2013. Dall’entrata in vigore del testo i paesi membri avranno a disposizione due anni per recepire le norme negli ordinamenti nazionali.

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