Mediazione, enti sotto verifica del ministero

Mediazione, enti sotto verifica del ministero

Il Sole 24 Ore – 08 novembre 2013

Sono partiti i controlli sugli organismi di mediazione. Il ministero della Giustizia ha infatti inviato nei giorni scorsi i primi ispettori presso le sedi delle strutture autorizzate a gestire la procedura di mediazione tra le parti.

Valentina Maglione

Sono partiti i controlli sugli organismi di mediazione. Il ministero della Giustizia ha infatti inviato nei giorni scorsi i primi ispettori presso le sedi delle strutture autorizzate a gestire la procedura di mediazione tra le parti. E nelle prossime settimane sarà fissato il programma delle ispezioni che saranno effettuate nel 2014. Lo annuncia il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, che spiega anche che le verifiche seguiranno due canali: saranno fatte sia a campione, sia sulla base delle segnalazioni arrivate agli uffici. Le verifiche arrivano all’indomani del ritorno della mediazione come «condizione di procedibilità delle cause civili». Infatti, il passaggio obbligatorio dal mediatore prima di rivolgersi al giudice per una serie di controversie è stato inizialmente introdotto a marzo 2011 (dal Dlgs 28/2010) ma è stato poi bloccato a dicembre 2012 dalla Corte costituzionale. Fino al Dl del fare (69/2013) che, dallo scorso settembre, ha fatto tornare la mediazione obbligatoria. Il vincolo perle parti di rivolgersi a un conciliatore ha fatto impennare il numero degli organismi di mediazione (arrivati a 1009) e degli enti di formazione per i mediatori (oggi 403). Una crescita che finora è andata avanti di fatto senza controlli, anche se si tratta di strutture iscritte nei registri tenuti dal ministero della Giustizia e che devono rispettare una serie di requisiti. In particolare, il Dm 180/2010 ha stabilito che, per ottenere l’iscrizione al registro, è necessario che gli organismi di mediazione abbiano un’adeguata capacità finanziaria e organizzativa e una polizza assicurativa di importo non inferiore a 500mila euro. Inoltre, sono necessari il rispetto dei requisiti di onorabilità dei soci e degli amministratori, la trasparenza amministrativa e contabile dell’organismo e le garanzie di indipendenza, imparzialità e riservatezza nello svolgimento della mediazione. Sono previsti poi alcuni requisiti per i mediatori (che non possono essere meno di cinque): tra l’altro, devono avere almeno una laurea triennale o, in alternativa, essere professionisti iscritti a un Albo; e devono possedere una formazione ad hoc e seguire un aggiornamento biennale, con anche la partecipazione, come tirocinanti, a 20 mediazioni svolte presso organismi iscritti. Si tratta di requisiti che possono essere autocertificati (tranne la polizza, che va presentata in copia). Ora, gli ispettori verificheranno, spiega Ferri, «la reale corrispondenza della documentazione prodotta, attestante i requisiti, alla realtà fattuale». Tra i nodi c’è di certo quello del tirocinio, che manca a molti mediatori, visto il crollo delle procedure seguito alla sentenza della Consulta. Ma su questo punto non sono escluse aperture del ministero. Come anche sulle sanzioni per gli organismi senza requisiti: il Dm 180 prevede solo la sospensione e la cancellazione dal registro, ma potrebbero essere individuate penalità più morbide per le violazioni meno gravi.

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