Solo il 19% dei cittadini dialoga via web con la burocrazia

Solo il 19% dei cittadini dialoga via web con la burocrazia

Il Sole 24 Ore – 15 novembre 2013

Poco meno di un quinto dei cittadini italiani usa la rete per interagire con enti locali e governo centrale, contro una media Ocse del 50%. Solo il Cile, con il 7%, ha un risultato peggiore, mentre tutti i grandi Paesi europei sono al di sopra del 40%.

Davide Colombo

Nel Paese che resta inchiodato all’ultimo posto della classifica Ocse per i tempi con cui un processo arriva alla sentenza di primo grado, non si poteva sperare di più. L’Italia esce con le ossa rotte dal Rapporto Ocse 2013 anche in un altro degli indicatori più sensibili per misurare la qualità del rapporto tra cittadini, imprese e amministrazioni: l’uso dei servizi online. Dietro di noi c’è solo il Cile. Secondo le analisi comparative dell’organizzazione parigina solo il 19% dei cittadini italiani usa la rete per interagire con enti locali e governo centrale, contro una media Ocse del 50%. Solo il Cile, con il 7%, ha un risultato peggiore, mentre tutti i grandi Paesi europei sono al di sopra del 40%: la Gran Bretagna al 43%, la Spagna al 45%, la Germania al 51% e la Francia al 61%. Nella classifica non è incluso il Giappone, per cui non erano disponibili dati aggiornati. La percentuale di utilizzatori di servizi di e-government cresce nettamente se si passa aconsiderare le imprese, al 76%, ma anche in questo score l’Italia resta la penultima, davanti alla sola Svizzera, e lontana dalla media, attestata all’88%. Il rapporto di quest’anno non affronta il tema delle semplificazioni degli oneri amministrativi, già fotografati più volte in passato e sui quali gli ultimi tre governi hanno dispiegato un’azione articolata di semplificazioni con l’obiettivo di ridurre di almeno 8 miliardi un carico annuo di circa 31 miliardi (stimato sulle 91 procedure più onerose). Tra i focus del Rapporto sul funzionamento della “macchina amministrativa” c’è invece quello sull’utilizzo degli strumenti dell’e-procurement nell’acquisizione di beni e servizi. Su questo fronte, che per l’Italia vede particolarmente attiva la Consip ma anche le principali agenzie nazionali (Inps, Inail, Equitalia), non siamo i grave ritardo. Nelle funzioni principali di pubblicazione delle richiesta di acquisto fino alla chiusura dei contratti, la Pa centrale utilizza i canali telematici. Mentre le aziende private sono più indietro: a fronte di una media Ocse del 25% delle società attive nell’uso dei canali elettronici di approvvigionamento e vendita superano di poco il 15% nelle rilevazioni riferite al 2012. Nella divisione dei Paesi Ocse, invece, i funzionari e i dirigenti pubblici italiani dedicati all’attività di procurement non sono riconosciuti come professionisti del settore, cosa che invece accade nella maggioranza degli stati analizzati (61%). Detto come spende la Pa italiana utilizzando i canali digitali, resta da dire qualcosa sul livello dei budget dedicato invece all’acquisto degli strumenti e delle tecnologie. Nelle classifiche Ocse il nostro Paese è abbastanza allineato a Germania e Spagna per la spesa per dipendente in Ict: tra i 3 e i 4mila dollari a testa. Mentre è penultimo (dietro c’è solo la Germania) per la quota di Ict sul totale delle spese per beni e servizi delle amministrazioni centrali (circa lo 0,5% nel 2011). Sono i numeri al centro del confronto pubblico sullo sviluppo dell’Agenda digitale. Per recuperare il gap, ha osservato un paio di giorni fa in un convegno Agostino Ragosa, direttore generale dell’Agenzia per l’attuazione dell’Agenda digitale, il governo dovrebbe puntare sulla politica industriale dell’Agenda digitale destinando parte dei fondi europei previsti dal piano 2014-2020, complessivamente circa 70 miliardi. Allo stesso convegno era presente il ministro della Pa, Gianpiero D’Alla, che ha posto invece l’enfasi sulla necessità di «formare dirigenti, quadri, tutto il personale pubblico in questo settore». Perchè nella pubblica amministrazione, ha osservato, «meno del 10% dei dipendenti ha un’età inferiore ai 35 anni ed è un successo se sa usare il fax».

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