Mediatori qualificati e costi contenuti per la conciliazione

Mediatori qualificati e costi contenuti per la conciliazione

Il Sole 24 Ore – 28 novembre 2013

Conflitti d’interesse e costi nel mirino del ministero della Giustizia. Anna Maria Cancellieri rompe gli indugi e, con una direttiva del 5 novembre, da una parte rilancia la conciliazione e dall’altra stringe le maglie sul fronte dei controlli nei confronti degli enti di mediazione (1009 sono quelli iscritti al Registro).

Giovanni Negri

Conflitti d’interesse e costi nel mirino del ministero della Giustizia. Anna Maria Cancellieri rompe gli indugi e, con una direttiva del 5 novembre, da una parte rilancia la conciliazione e dall’altra stringe le maglie sul fronte dei controlli nei confronti degli enti di mediazione (1009 sono quelli iscritti al Registro). Perché, scrive il ministro, è necessario «che il procedimento di mediazione si svolga in maniera tale da assicurare ai cittadini che debbano o intendano avvalersene un elevato livello professionale dei mediatori». Per questo è assolutamente vitale che sia garantita l’effettiva imparzialità e terzietà degli organismi di mediazione e dei loro mediatori nei confronti delle parti coinvolte nel procedimento. E allora il potere di vigilanza che è attribuito alle strutture del ministero, e su questo punto la Cancellieri chiama in causa anche l’Ispettorato generale, dovrà essere esercitato con il massimo rigore. La funzione cui sono chiamati gli enti di mediazione è, sottolinea la direttiva, di estrema delicatezza proprio per la sua natura paragiurisdizionale. Cruciale allora il rispetto del principio di trasparenza che deve caratterizzare tutta l’attività amministrativa. Al ministero della Giustizia il compito di intervenire per impedire in particolare «la costituzione di rapporti di interesse di qualunque specie o natura, tra gli organismi di mediazione e i mediatori da una parte e le parti che partecipano al procedimento dall’altra». Non solo. Cancellieri avverte anche che la difficile congiuntura economica non deve compromettere l’accesso alla tutela giuridica dei diritti e, di conseguenza, al procedimento di mediazione che ne costituisce un primo passo. Così, si dovrà garantire che l’accesso al procedimento di mediazione si caratterizzi per il contenimento dei costi per i cittadini. Una sollecitazione che riguarda i compensi dovuti agli enti anche dopo che, con il decreto del Fare, i costi sono stati limitati e pressoché azzerati se il tentativo si conclude, infruttuosamente, al primo incontro. Perciò, l’istituto della mediazione non deve, ricorda ancora la direttiva, rappresentare un «vuoto e oneroso adempimento burocratico, una mera condizione di procedibilità prima di potersi rivolgere al giudice». Al contrario, tiene a sottolineare il ministro, la conciliazione, visto il suo stretto legame con l’attività giurisdizionale deve rappresentare un momento di composizione delle possibili future controversie giudiziarie. La direttiva rappresenta così una prima risposta alle sollecitazioni di chi ha spesso messo in evidenza la scarsa affidabilità, rispetto alle competenza assegnate, di una parte degli enti di mediazione, soprattutto privati, ma che è prevedibile avrà poca presa su una parte delle associazioni forensi (almeno Camere civili e Oua) che si battono per la sospensione dell’obbligatorietà e che la prossima settimana, il 4 dicembre, sosterranno le ragioni dello stop in udienza davanti al Tar del Lazio.

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