Riaprono i desk del made in Italy

Riaprono i desk del made in Italy

Il Sole 24 Ore – 29 novembre 2013

L’obiettivo del Mise è fornire assistenza alle imprese per difendere i marchi. Riapriranno ad aprile e saranno, in tutto, cinque: Mosca, Pechino, Istanbul, New York e Tokyo.

deskitaly

Laura Cavestri

Riapriranno ad aprile e saranno, in tutto, cinque (dagli iniziali 3).Oltre a Mosca, Pechino e Istanbul si aggiungono New York e Tokyo (quest’ultima però con un ufficio ad hoc per il solo settore agroalimentare). Prende corpo, al ministero per lo Sviluppo economico, il piano di riapertura graduale dei desk anti-contraffazione, ovvero gli uffici che, tra il 2008 e il 2012, avevano il compito di tutelare il “made in Italy“, fornendo alle imprese informazioni e assistenza per la difesa dei marchi e l’iter di registrazione dei brevetti all’estero.
Questa volta, però, il loro compito non si limiterà alla sola tutela della Proprietà intellettuale. Saranno contemporaneamente anche “sentinelle” e “consulenti” per le barriere non tariffarie poste dai Paesi importatori e vero ostacolo alla libera circolazione delle merci, così come un supporto rispetto alla gestione dei problemi doganali. «L’attivazione dei desk anticontraffazione e assistenza al commercio – ha spiegato il viceministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda – risponde a una richiesta esplicita delle imprese manifatturiere, che hanno una duplice esigenza: da una parte avere un aiuto immediato nei casi di contraffazione e dall’altra essere assistite nei casi di difficoltà all’accesso ai mercati Le quattro città dove verranno aperti i desk, Istanbul, Mosca, New York e Pechino sono strategiche per le caratteristiche dei nostri settori di specializzazione. A queste si aggiunge l’ufficio di Tokyo che si concentrerà sulle problematiche del settore agroalimentare».
I desk saranno operativi da aprile e saranno attivati e gestiti dall’Ice. Il personale specializzato sarà locale o composto da italiani residenti nei diversi Paesi Ogni sede sarà composta da 3 addetti: uno alla contraffazione, uno alla politica commerciale e un terzo alla segreteria. Il primo trimestre del 2014 servirà a fare formazione con il sostanziale contributo delle associazioni imprenditoriali aderenti a Confindustria. «Siamo pronti a fare formazione ai nuovi funzionari – ha sottolineato Lisa Ferrarini, presidente del Comitato tecnico per la Tutela del Made in Italy e la Lotta alla contraffazione di Confindustria -con il contributo delle federazioni più “sensibili” al tema: dall’ agroalimentare, alla moda, dalle calzature alle ceramiche sino alla meccanica». Entro fine 2014 sarà fatto un primo check sui desk, per valutarne l’efficacia e decidere se allargare la rete. Costo dell’operazione? Al netto della formazione, un milione di euro l’anno e saranno utilizzati fondi del Mise. «In linea con la politica di attenzione ai costi- ha concluso Calenda – abbiamo destinato all’apertura dei desk fondi che erano rimasti inutilizzati e l’operazione sarà gestita in assoluta economicità rispetto a esperienze precedenti, tanto che ognuno dei nuovi desk fornirà alle aziende il doppio dei servizi a metà del costo di ognuno dei vecchi desk». Varati con la Finanziaria 350/2004 con uno stanziamento una tantum di 20 milioni di euro, i 14 desk anticontraffazione dell’Ice avevano la mission di assistere le imprese nella registrazione di brevetti e nella lotta alla concorrenza sleale a Hong Kong, Pechino, Shanghai, Canton, Mumbai, New Delhi, Istanbul, Ankara, Mosca, Seul, Taiwan, San Paolo, New York e Washington. Ma chiusero i battenti nel 2012, dopo l’abolizione dell’Ice nel 2011. Ogni anno nel mondo, la contraffazione sviluppa un giro d’affari stimato in poco meno di 200 miliardi di euro. Nel 2012 sono stati 40 milioni i prodotti contraffatti nella Ue per un valore di circa 1 miliardo. Si calcola che invece, ogni anno, siano circa 400 le barriere non tariffarie varate nel mondo: quote all’import, certificazioni aggiuntive, controlli fitosanitari, prescrizioni su etichettature e packaging. Misure lecite ma il più delle volte piazzate ad hoc per “proteggere” surretiziamente le manifatture nazionali e scoraggiare le importazioni. Compito dei desk sarà anche quello di monitorarle e “schedarle” per consentire al Governo una risposta immediata e successivamente arrivare a costruire un database da portare all’attenzione di Bruxelles.

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