200mila procedure all’anno

200mila procedure all’anno

Il Sole 24 Ore – 17 gennaio 2014

L’Italia vola sulla mediazione, toccando quota 200mila procedure avviate all’anno. Mentre gli altri tre paesi più virtuosi, Germania, Olanda e Regno unito, superano di poco le 10mila. Il dato emerge da uno studio condotto da più di 800 esperti degli Stati Ue.

Patrizia Maciocchi

L’Italia vola sulla mediazione, toccando quota 200mila procedure avviate all’anno. Mentre gli altri tre paesi più virtuosi, Germania, Olanda e Regno unito, superano di poco le 10mila. Il dato emerge da uno studio condotto da più di 800 esperti degli Stati Ue, coordinato dal presidente dell’Adr center, Giuseppe De Palo. Un risultato che, ha sottolineato ieri a Roma il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, in apertura del convegno “Mediazione civile in Italia e in Europa”, ha indotto l’europarlamentare Arlene Mc Carthy a scrivere per complimentarsi con il Governo per aver creato un modello di mediazione «da cui l’intera Europa dovrebbe imparare». Il successo è dovuto al meccanismo dell”‘opt-out”, additato come esempio per accrescere il numero di mediazioni che resta all’1% in area Ue. L’Italian Style di “mediazione mitigata”, che crea una porta girevole con la possibilità di abbandonare la procedura dopo il primo incontro con il mediatore è, di gran lunga, il più votato in tutta l’Unione. Ma tutto è perfettibile e il ministro Cancellieri annuncia che il ministero sta lavorando «per accrescere ulteriormente la qualità degli organismi e dei mediatori». Si compiace per il numero di richieste di mediazione che torna a crescere il presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce: «Unioncamere ha registrato un boom di richieste con il deposito di 1.537,1’84×6 in più rispetto alle 835 depositate fmo al settembre scorso, quando il ricorso era facoltativo». Si rammarica, invece, per le cause Rc auto rimaste fuori malgrado «sembrino prestarsi più di altre alle soluzioni transattive». Per Santacroce il successo della mediazione dipende dall’atteggimanto delle parti, ma ancora di più da quello degli avvocati e invita ad abbandonare i preconcetti verso un istituto che sta prendendo piede in tutto il mondo. Nega il pregiudizio il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa. La prova che l’avvocatura non si è sottratta alla conciliazione – che nell’attuale modello, però, non soddisfa – è nei numeri: su 165 ordini, 122 hanno costituito le camere arbitrali. Iscritto al partito della mediazione “ante marcia”, il vice presidente del Csm, Michele Vietti: il neo è che il sistema «non prevede un catalogo ministeriale che solleciti la specializzazione». Le lodi dell’Europa non lasciano indifferente il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello: «Il riconoscimento della scelta del Governo premia anche il sostegno decennale dato dal sistema camerale all’istituto»

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