La contraffazione costa al Paese lo 0,35% del Pil

La contraffazione costa al Paese lo 0,35% del Pil

Il Sole 24 Ore – 29 gennaio 2014

Secondo i dati diffusi dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con il Censis il valore economico del mercato della contraffazione nel 2012 si è attestato sui 6,5 miliardi. La produzione dei beni in canali ufficiali avrebbe assorbito circa 110mila nuovi occupati e garantito un gettito di 1,7 miliardi.

Marzio Bartoloni

Non solo repressione, ma anche l’invito a «investire sulle idee» difendendole a colpi di marchi e brevetti. Contro l’industria del falso che ruba quasi mezzo punto di Pil e cancella 110mila possibili posti di lavoro il ministero dello Sviluppo economico ieri ha deciso di lanciare una campagna di comunicazione per la difesa della proprietà industriale. Da febbraio e fino a fine aprile sarà trasmesso su tv, radio e siti web, uno spot: l’immagine scelta sono delle bolle (che rappresentano le buone idee) che rischiano di cadere su un riccio, ma vengono protette da un brevetto. «La contraffazione non fa un danno solo alle imprese, ma anche alla sicurezza dei consumatori oltre alle perdite per l’erario e alla distruzione di posti di lavoro», ha ricordato il sottosegretario Simona Vicari che sempre ieri ha siglato con il vicepresidente per le reti d’impresa di Confindustria Aldo Bonomi un accordo operativo per la tutela della proprietà industriale delle aziende in rete. A tutte le associate saranno garantiti servizi su misura: dalla consulenza su marchi e brevetti all’assitenza operativa durante tutto l’iter fino all’internazionalizzazione e alla formazione tecnica. Secondo i dati diffusi dal ministero in collaborazione con il Censis il valore economico del mercato della contraffazione nel 2012 si è attestato sui 6,5 miliardi, in lieve calo rispetto ai 6,9 miliardi del 2010. Un danno per l’economia che si traduce in 13,7 miliardi di valore di produzione aggiuntiva persa – tanto varrebbero i prodotti contraffatti se venduti nel mercato legale – e che a sua volta vuol dire l’addio a 5,5 miliardi di valore aggiunto, in pratica lo 0,35% del Pil. Non solo. La produzione complessiva degli stessi beni in canali ufficiali avrebbe assorbito circa 110mila nuovi occupati a tempo pieno. E avrebbe garantito un gettito fiscale aggiuntivo di 1,7 miliardi. Nonostante la crisi e le minacce della contraffazione nel 2013 è comunque cresciuto il deposito di titoli di proprietà industriale. Secondo i dati ufficiali dell’Ufficio italiano brevetti e marchi del ministero dello Sviluppo economico l’aumento più importante rispetto al 2012 è stato registrato dal deposito di disegni e modelli (da 1.354 a 1664: 23%). Cresce anche il deposito dei marchi (da 53.699 a 54.626: 1,7%), mentre i brevetti d’invenzione sono in lieve flessione (-1,1%), passando da 9.218 a 9.115, come i modelli di utilità (-3%). Più forte il calo delle traduzioni di brevetto europeo (-11,1%) «L’aumento complessivo di questi titoli – ha sottolineato il sottosegretario Vicari – è la dimostrazione di come il Paese potenzialmente può vivere della capacità creativa della nostra popolazione».

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