La nota integrativa cambia veste

La nota integrativa cambia veste

Italia Oggi – 11 febbraio 2014

Novità per gli schemi di bilancio. Le bozze dei nuovi principi contabili nazionali, anticipando i contenuti della nuova direttiva sui conti annuali (da adottare entro restate del 2015) e allineandosi alla migliore prassi internazionale (gli Ifrs in primis), reinterpretano la struttura della nota integrativa e raccomandano, per qualsiasi bilancio, la redazione del rendiconto finanziario.

Andrea Fradeani

Novità per gli schemi di bilancio. Le bozze dei nuovi principi contabili nazionali, anticipando i contenuti della nuova direttiva sui conti annuali (da adottare entro restate del 2015) e allineandosi alla migliore prassi internazionale (gli Ifrs in primis), reinterpretano la struttura della nota integrativa e raccomandano, per qualsiasi bilancio, la redazione del rendiconto finanziario: l’Organismo italiano di contabilità, grazie alla recente pubblicazione degli Oic 10 e 12, chiede, infatti, un significativo cambio di passo, in termini di chiarezza e qualità dell’informativa economico-finanziaria, alla comunità bilancistica nazionale.
La nuova nota integrativa.
Le disposizioni civilistiche, contrariamente a quanto avviene per stato patrimoniale e conto economico, non prevedono uno schema per la redazione della nota integrativa: l’art. 2427 c.c. si limita a offrire, infatti, un elenco numerato di prescrizioni informative (sono ben trenta) abbastanza variegato e privo, comunque, di una chiara logica economico-aziendale (ciò anche in conseguenza, si vedano i tanti numeri bis e ter previsti dalla legge, delle varie novelle verificatesi dalla promulgazione del digs 127/91). La situazione viene, peraltro, complicata da tutta una serie di norme (solo per fare alcuni esempi, limitandoci al codice civile, citiamo gli artt. 2423, 2423-bis, 2423-ter, 2424, 2426, 2427-bis, 2428 e 2497-bis) che aggiungono, con varie finalità, ulteriore disclosure. Buona parte della prassi nazionale si è quindi appiattita, negli anni, su di un layout che segue pedissequamente, nemmeno fosse una rigida check-list da rispettare, la sequenza delle richieste dell’art. 2427 c.c. Si è privilegiato, in altre parole, un approccio formalistico che ha reso la nota integrativa meno leggibile dal punto di vista economico-aziendale. L’Oic 12 cambia le regole del gioco: anticipando quanto previsto dalla nuova direttiva sui bilanci, approvata lo scorso giugno e da adottare entro l’estate del 2015, suggerisce un diverso ordinamento delle informazioni, in funzione della sequenza delle voci dello stato patrimoniale e del conto economico. Una soluzione migliore sul piano contabile e pure conforme alla prassi internazionale. C’è di più: la bozza del nuovo standard dedicato alla composizione e agli schemi del bilancio d’esercizio propone una sorta di indice per la nota integrativa: il documento dovrà illustrare, in primo luogo, i criteri contabili adottati; quindi offrire le informazioni, i dettagli e le motivazioni relative alle voci sia di stato patrimoniale che di conto economico; una parte finale, infine, dedicata alle altre informazioni di varia natura. Una soluzione di rottura rispetto alla prassi attuale, a vantaggio però della comprensibilità e della comparabilità del bilancio, che trova una sostanziale corrispondenza, peraltro, nella bozza della nuova tassonomia XBRL in corso di sperimentazione (già costruita, infatti, sul presupposto di un ordinamento delle informazioni secondo la sequenza delle voci del rendiconto piuttosto che sulla sequenza numerica dell’art. 2427 c.c.). Il cambio di passo richiesto dall’Oic 12 non riguarda il solo layout, viene investita anche la sostanza del documento. In primo luogo in termini di chiarezza e completezza dell’illustrazione dei criteri di valutazione adottati: i redattori non debbono limitarsi, come spesso capita di leggere, alla mera citazione dei criteri indicati nell’art. 2426 c.c. Per le voci rilevanti è necessario offrire informazioni più approfondite, trovando comunque il giusto equilibrio fra intellegibilità e sinteticità, in merito alle scelte concretamente effettuate e, soprattutto, sulle ragioni che le hanno determinate. Le variazioni nella consistenza delle voci dello stato patrimoniale non possono limitarsi, inoltre, al mero valore numerico: le differenze significative devono essere infatti motivate.
Rendiconto finanziario per tutti.
Una delle maggiori differenze fra i conti delle imprese italiane, in particolare quelle di medio-grandi dimensioni, e la prassi internazionale riguarda lo spessore dell’informativa di natura finanziaria offerta dai redattori. La prassi nazionale, nonostante la lacuna sia ben sottolineata in dottrina, non redige difatti, vista la non obbligatorietà civilistica, il rendiconto finanziario: gli stakeholder sono così obbligati, per approfondire le dinamiche della liquidità aziendale, a derivare parte delle informazioni necessarie dall’incrocio fra i dati contenuti in stato patrimoniale e conto economico. Una soluzione scomoda e, soprattutto, non esaustiva. L’Organismo italiano di contabilità adotta, anche in questo caso, una posizione di rottura. Nel nuovo Oic 10, standard esclusivamente dedicato al rendiconto finanziario, raccomanda di offrire il documento sulla dinamica finanziaria aziendale in ogni bilancio, sia esso d’esercizio o consolidato, a prescindere dalla tipologia societaria. Lo standard setter ricorda come i conti annuali, ai sensi del secondo comma dell’art. 2423 c.c., debbano rappresentare, con chiarezza e in modo veritiero e corretto, non solo la situazione patrimoniale ed economica ma anche quella finanziaria• la via maestra per conseguire tale risultato è costituita proprio dalla redazione dell’ulteriore prospetto quantitativo in parola da collocare, visto che la legge non lo prevede fra gli schemi obbligatori, nell’ambito della nota integrativa. Novità anche in tema di grandezza da rendicontare. I principi contabili vigenti prevedono la facoltà di scegliere, come risorsa finanziaria di riferimento, tanto il capitale circolante netto quanto le disponibilità liquide. Il nuovo Oic 10 semplifica radicalmente tale approccio eliminando la prima possibilità: il rendiconto finanziario analizzerà quindi, in linea con la prassi internazionale, i soli flussi finanziari consistenti nell’aumento o nella diminuzione delle disponibilità liquide. In tale aggregato si dovranno considerare, inoltre, non solo i depositi bancari e postali, gli assegni, il denaro e i valori in cassa (tanto espressi in euro quanto denominati in valuta estera) ma pure gli strumenti finanziari regolati a vista, purché utilizzati per soddisfare sbilanci di cassa determinati da esigenze giornaliere o, comunque, di brevissimo termine.

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