Enti di mediazione, capitale minimo a quota 10mila euro

Enti di mediazione, capitale minimo a quota 10mila euro

Il Sole 24 Ore – 27 febbraio 2014

L’obbligo, per gli organismi di mediazione e per gli enti di formazione, di avere un capitale di almeno 10mila euro e di comunicare al ministero i dati statistici sull’attività svolta e spese di avvio più elevate per liti di oltre 250mila euro

Valentina Maglione

L’obbligo, per gli organismi di mediazione e per gli enti di formazione, di avere un capitale di almeno 10mila euro. Il dovere di comunicare, ogni tre mesi, al ministero della Giustizia i dati statistici relativi all’attività di mediazione svolta. E spese di avvio più elevate, rispetto ai 40 euro previsti ora, per le procedure di mediazione che riguardano controversie di valore superiore a 250mila euro. Sono queste le novità introdotte dallo schema di regolamento che modifica il Dm 180/2010 sui requisiti degli enti di mediazione e dei formatori, che martedì ha ottenuto il parere positivo, con osservazioni, del Consiglio di Stato. Il documento, elaborato dal ministero della Giustizia di concerto con quello dello Sviluppo economico, è stato messo a punto per adeguare il Dm 180 al ritorno della mediazione civile obbligatoria: che, dopo lo stop imposto dalla Corte costituzionale a fine 2012, è stata reintrodotta in via sperimentale per quattro anni dal decreto legge del fare (69/2013) dallo scorso settembre. Lo schema di regolamento, composto da nove articoli, stabilisce, innanzitutto, un requisito di capacità finanziaria per l’iscrizione nel registro degli organismi di mediazione e nell’elenco degli organismi di formazione tenuti dal ministero della Giustizia più preciso di quello previsto ora. Infatti, il Dm 180 dispone genericamente che gli enti devono possedere un capitale non inferiore a quello necessario per costituire una Srl: si tratta di 10mila euro, come ora precisa il nuovo regolamento, cancellando i possibili dubbi legati alle nuove forme di Srl a un euro. Si impone poi agli organismi di mediazione di comunicare ogni tre mesi al ministero i dati statistici relativi all’attività di mediazione svolta. E sono stabilite sanzioni a carico di chi non trasmetterà i dati. L’obbligo è già stato precisato dal ministero con la circolare tecnica del 15 novembre 2013, che ha chiarito come la mancata comunicazione dei movimenti di procedimenti venga considerata indizio di inattività dell’organismo, che può condurre a sospensione e cancellazione dal registro. Lo schema chiarisce poi le incompatibilità e i conflitti di interessi dei mediatori, tra i quali, dopo il Dl del fare, sono di diritto inclusi gli avvocati iscritti all’albo. I vincoli dei legali-mediatori sono tra l’altro stati ribaditi dal nuovo Codice deontologico forense, approvato lo scorso 31 gennaio. Infine, il regolamento si sofferma sulle spese, anche con riguardo all’estensione della loro riduzione prevista per la mediazione obbligatoria alla procedura ordinata dal giudice. Lo schema, in particolare, interviene sulle spese di avvio, che ora ammontano a 40 euro, e le eleva per le controversie di valore superiore a 250mila euro,precisando che devono essere pagate da ciascuna delle parti per lo svolgimento del primo incontro, anche se l’accordo non viene raggiunto.

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