Italia fuori dall’élite dei brevetti

Italia fuori dall’élite dei brevetti

Il Sole 24 Ore – 07 marzo 2014

Se l’innovazione è la “cartina di tornasole” per battere la crisi, l’Italia dimostra di non aver ancora trovato la sua exit strategy. Anzi, nel 2013 siamo usciti dalla top ten dei Paesi depositari di brevetti in Europa. Lo rivelano i dati 2013 di Epo, l’ufficio dei brevetti europeo, presentati ieri a Bruxelles.

brevetti

Laura Cavestri

Se l’innovazione è la “cartina di tornasole” per battere la crisi,l’Italia dimostra di non aver ancora trovato la sua exit strategy. Anzi, nel 2013 siamo usciti dalla top ten dei Paesi depositari di brevetti in Europa. Lo rivelano i dati 2013 di Epo, l’ufficio dei brevetti europeo, presentati ieri a Bruxelles. A fronte di una continua crescita delle richieste di brevetti allo European Patent Office, che nel 2013 ha raggiunto un nuovo picco record di depositi (265.690, ovvero 2,8% rispetto ai 258.473 del 2012) l’Italia, l’anno scorso, ha visto un nuovo calo delle domande: -2,7%, ovvero 4.663 richieste nel 2013, contro le 4.735 del 2012, anno in cui erano calate del 3,4% rispetto a quello ancora precedente. In tutto 4.663 istanze che rappresentano il 2% del totale dei brevetti registrati e mettono il Paese in 11° posizione, scalzandoci dalla top ten. Mentre se si guarda attraverso la lente del numero di brevetti per milione di abitanti, è la Svizzera a spiccare (con 832 ogni milione di cittadini), mentre l’Italia, con 60, si piazza sotto la media (129) e scende al 18 posto. Per noi, ad aumentare sono solo i brevetti concessi, 5% rispetto al 2012 e + 18% dal 2009. Per quanto riguarda la distribuzione dei depositi in Europa, su 265.690 domande, poco più di un terzo (35%) provengono da uno dei 38 stati membri dell’Epo (prima Germania con il 12%, seconda la Francia con il 5%). Quasi due terzi sono depositi di Paesi extra Ue che richiedono “copertura” all’interno dell’Europa: il 24% viene dagli Stati Uniti, il 20% dal Giappone, l’8%, dalla Cina e il 6% dalla Corea del Sud. Oltre al picco 2013 delle domande di brevetto – che appunto sfiorano le 266mila – crescono anche i brevetti concessi: 66.700, pari a un 1,6% rispetto ai 65.600 del 2012. Se imprese e inventori italiani, si posizionano in 11° posizione, la classifica resta dominata da Usa (64.967 domande), Giappone (52.437), Germania (32.022), Cina (22.292), Corea del Sud (16.857), Francia (12.417), Svizzera (7.966), Olanda (7.606), Gran Bretagna (6409) e Svezia (5.004, un po’ sopra l’Italia). Nonostante le “alte” posizioni in classifica, cali nel numero delle richieste si riscontrano, tuttavia, anche in Germania (-5,4%), Gran Bretagna (-3%) e Svizzera (-2%). Mentre sono letteralmente schizzate verso l’alto quelle di Olanda ( 17,2%) e Irlanda ( +9 per cento). Le imprese italiane più attive nella richiesta di brevetti sono state la Lyondellbasell, società specializzata in prodotti petrolchimici, e Indesit (entrambi con 62), Solvay (53), la Tetra Laval specializzata in imballaggi (48), Chiesi Farmaceutici (42), Pirelli (41) e Finmeccanica (30). Sul podio europeo, invece, ci sono Samsung (2.833 richieste), Siemens (1.974) e Philips (1.839). Nella top ten, tra le europee anche Basf (5° ),Robert Bosch (6° ) ed Ericsson (10° ). «La domanda di protezione brevettuale in Europa ha raggiunto il suo picco per il quarto anno consecutivo – ha sottolineato il presidente di Epo, Benoît Battistelli- a riprova che le aziende di tutto il mondo continuano a vedere l’Europa sempre più come un riferimento per l’innovazione. La forte posizione delle imprese europee nel settore delle tecnologie ad alta intensità di titoli di proprietà industriale – ha concluso Battistelli – conferma il ruolo centrale di questi settori nella spinta all’occupazione e alla crescita nella Ue».

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