Imprese, «rosso fiscale» nei conti

Imprese, «rosso fiscale» nei conti

Il Sole 24 Ore – 26 maggio 2014

Tra le società in perdita, una su quattro va in rosso soltanto dopo aver calcolato le imposte: è quanto emerge dall’analisi dei dati di InfoCamere su oltre 470mila bilanci depositati nel 2012. Cresce anche il numero delle imprese con risultati negativi: ora sono il 32,9%, mentre due anni fa non arrivavano al 30 per cento. L’incidenza delle perdite sul giro d’affari è maggiore nelle piccole aziende.

Difficoltà bilanci Pagina 2

Cristiano Dell’Oste – Giovanni Parente

La crisi si legge attraverso i bilanci delle società: nell’ultimo anno ha chiuso in rosso il 32,9% delle Spa, Srl, cooperative e consorzi con un fatturato oltre 100mila euro. In pratica, una società su tre è finita in perdita. Due anni prima, la percentuale non arrivava al 30 per cento. I dati emergono dalle elaborazioni di InfoCamere su oltre 470mila bilanci depositati in formato elettronico nel Registro delle imprese tra il 2010 e il 2012, ultimo esercizio per cui sono disponibili i rendiconti completi. La lettura dei bilanci permette anche di scoprire “come” queste società arrivano a chiudere in rosso. Di fatto, delle 155mila imprese in perdita, ce ne sono 113mila che registrano un dato negativo già al livello dell’Ebit (risultato operativo). Sono società che faticano a far quadrare i conti della propria gestione industriale. Altre 13mila società vedono il segno meno a livello del risultato ante-imposte, perché devono fronteggiare – per esempio – situazioni finanziarie difficili, esposizioni con le banche o svalutazioni. E poi ci sono altre 28.500 imprese che finiscono in perdita solo dopo aver calcolato le imposte. Come dire: il 25% delle società in perdita, e il 6% di tutte le imprese, finiscono in rosso per colpa del fisco.
E un dato a prima vista sorprendente, perché le imposte non si limitano a ridurre l’utile, ma lo azzerano e lo mandano in negativo. Per capire come questo sia possibile, bisogna ricordare che l’Irap non si paga sugli utili, ma sul valore della produzione, senza poter dedurre completamente elementi che sono in realtà dei costi, come le spese per il personale o gli interessi passivi. O come l’Ici e l’Imu, che solo dal 2013 è parzialmente deducibile dall’Ires (ma non dall’Irap). A livello territoriale, il Lazio e la Liguria sono le regioni in cui la componente fiscale pesa di più sui risultati aziendali: qui la percentuale di società che vanno in perdita solo dopo le imposte sfiora il 7 per cento. Il confronto tra il 2010 e il 2012 permette anche di vedere le zone che hanno sofferto di più la crisi economica negli ultimi anni. In Liguria, Umbria, Abruzzo e Toscana l’aumento delle aziende in perdita è stato più forte, anche se è in Sardegna che si registra il record negativo: quasi quattro società su dieci depositano consuntivi con il risultato netto con il segno meno. Sapere che un’impresa è in perdita è un’informazione utile, ma parziale. Bisogna sapere anche “quanto” perde. E qui i dati di InfoCamere permettono di evidenziare le differenze fra grandi e piccole realtà. In pratica, il rosso è tanto più profondo quanto più l’azienda ha un fatturato ridotto. Per intenderci, nelle società con un valore della produzione oltre i 50 milioni di euro, la perdita media corrisponde a circa il 7% del giro d’affari. Abbassando il valore della produzione fino a 2 milioni, invece, le perdite arrivano al 24% del fatturato.
E vero che nelle società più piccole anche gli utili sono più alti – in proporzione -, ma l’impatto delle perdite cresce molto più in fretta. Insomma, le imprese meno strutturate sembrano avere meno mezzi per arginare il deficit, una volta che finiscono in crisi. Oltretutto, tra il 2010 e il 2012 le perdite medie sono quasi raddoppiate per tutte le imprese, al di là delle dimensioni.

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