Stato e Bei: fondo di 500 milioni in aiuto della ricerca

Stato e Bei: fondo di 500 milioni in aiuto della ricerca

Il Sole 24 Ore – 05 giugno 2014

Lo Stato italiano e la Bei uniscono le forze per la prima volta con il mix della garanzia pubblica sulle prime perdite e del prestito a tasso basso – non agevolato – per sostenere i progetti di ricerca e sviluppo delle piccole e medie imprese e delle imprese di media capitalizzazione.

Isabella Bufacchi

Lo Stato italiano e la Bei uniscono le forze per la prima volta con il mix della garanzia pubblica sulle prime perdite e del prestito a tasso basso – non agevolato – per sostenere i progetti di ricerca e sviluppo delle piccole e medie imprese e delle imprese di media capitalizzazione. A conferma che l’innovazione è una tappa obbligata per il rilancio della crescita e dell’occupazione in Europa e in Italia, nato ieri in Italia un fondo speciale che farà leva su una garanzia dello Stato da l00 milioni di euro, per coprire i rischi di prima perdita, sulla base della quale si attiverà un portafoglio di prestiti da 500 milioni concessi dalla Bei a Pmi e mid-cap per investimenti in R&S.
Questa iniziativa di condivisione del rischio tra Stato e Bei un primo esempio di risk sharing: per ogni euro di garanzia dello Stato la Bei concederà un credito di 5 euro, un effetto leva da 1 a 5 che consentirà alla Banca europea di finanziare progetti con profili di rischio più elevati. Questa operazione è innovativa: pur esistendo già a livello europeo e di Commissione, è la prima che vede coinvolto uno Stato e la Bei. L’accordo è stato sottoscritto ieri al ministero di via XX settembre tra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi e il presidente della Bei Werner Hoyer. Con l’occasione, i due ministeri e la Bei hanno sottoscritto anche un accordo quadro per finanziare nuovi investimenti e dunque «individuare progetti per le infrastrutture, progetti sostenuti da fondi strutturali europei (Pmi, occupazione giovanile, diritto allo studio, agenda digitale, R&S, efficienza energetica) e assistenza tecnica per l’utilizzo dei fondi strutturali europei 2014- 2020». Padoan, che ha voluto fortemente la stipula di queste due iniziative,ha detto: «Con questi accordi potenziamo la capacità della finanza pubblica di fungere da stimolo all’iniziativa privata, favorendo l’afflusso di credito alle imprese».Il nuovo fondo sarà intermediato per un terzo dalle banche, che si rivolgeranno prevalentemente alle Pmi, e per due terzi dalla Bei che finanzierà direttamente le imprese più grandi, non le grandissime come Fiat o Telecom ma più probabilmente le “multinazionali tascabili”. La durata dei prestiti Bei sarà calibrata in base al rischio di credito della controparte ma è possibile che la Banca si spingerà fino a sette anni.In quanto alle dimensioni dei prestiti, si dovrebbe partire da 7,5 milioni in sù con la maggior parte dei finanziamenti tra i 15 e i 20 milioni. Per il ministro Guidi «gli investimenti industriali nella ricerca, sviluppo e innovazione sono formidabili leve competitive per spingere la crescita e l’occupazione». L’innovazione deve anche essere di natura finanziaria in questa fase, come ha rimarcato il presidente Hoyer: «Con la firma della “Italian risk sharing initiative” l’Italia fa da precursore nell’innovazione finanziaria: il fondo rappresenta una novità assoluta per i prestiti ai progetti di R&S». Sarà la Bei a individuare i progetti per questo portafoglio, dove il rischio della prima perdita è a carico dello Stato italiano: rientreranno in questa iniziativa soprattutto le spese capitalizzate, come per esempio per la costruzione di laboratori. La Bei non tarderà a proporre questa soluzione ad altri Stati europei che, come l’Italia, dovranno nei prossimi anni rilanciare la crescita e rafforzare la competitività aumentando gli investimenti in R&S e innovazione a livello di imprese piccole e medie: la novità dell’iniziativa italiana apre la porta a soluzioni nazionali, senza la presenza della Troika che invece ha favorito questo tipo di sviluppo in paesi come la Grecia e il Portogallo. Non è escluso che la garanzia dello Stato, che per ora in questa operazione verrà finalizzata ai soli prestiti concessi dalla Bei, non possa essere estesa anche alle banche che finanziano le Pmi tramite il fondo.Proprio oggi la Bce dovrebbe iniziare a fornire qualche dettaglio sulla possibilità che l’haircut sulle cartolarizzazioni utilizzate come collaterale nelle operazioni di rifinanziamento, e che godono di garanzie pubbliche o concesse da istituti con rating “AAA” (anche sulle tranche mezzanine), possa essere ridotto a zero, o quasi. Un salto di qualità per le Abs di prestiti Pmi.

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