I pagamenti? Potrò farli con Google

I pagamenti? Potrò farli con Google

Il Sole 24 Ore – Plus 24 – 21 giugno 2014

Google non è un motore di ricerca. È ovviamente molto di più: è un coagulo di notizie (altrui), è un intermediario pubblicitario, un produttore di intrattenimento e tanto ancora. Vuole essere un punto di incontro e di pagamento fra chi cerca e chi offre beni e servizi.

Paolo Zucca

Google non è un motore di ricerca. È ovviamente molto di più: è un coagulo di notizie (altrui), è un intermediario pubblicitario, un produttore di intrattenimento e tanto ancora. Vuole, con grande convinzione, essere un punto di incontro e di pagamento fra chi cerca e chi offre beni e servizi. È già un soggetto finanziario. I risparmiatori troveranno sempre più spesso il gioiellino inventato da Larry Page e Sergey Brin come interlocutore nella movimentazione del denaro. Proprio nel sistema dei pagamenti è in corso uno “sfondamento” che può avere successo, pur in un contesto di regolamentazione stringente, controlli di authority e, si spera, tassazioni coerenti con le aree dove si sviluppa il business. Google non è ancora una banca e già sfrutta al massimo, con intelligenza, l’immenso patrimonio informativo che regaliamo tutti i giorni con le nostre ricerche.
La profonda conoscenza del cliente è alla base di tanta parte dell’attività bancaria retail, un patrimonio da difendere a tutti i costi. E chi meglio di un grande strumento utilizzato tutti i giorni da milioni di italiani può invece scalare quote di mercato? Non è un caso che il gruppo di Mountain View sia già entrato nell’Associazione inglese degli operatori di moneta elettronica in un contesto di costruzione di una casa comune europea. Che riguarderebbe anche l’italiana Aiip, dove convivono Istituti di pagamento e di moneta elettronica di matrice bancaria e non bancaria. Vigilati dalla Banca d’Italia. Google Wallet, carta di debito lanciata negli Usa, può già potenzialmente operare su clienti italiani. «I pagamenti digitali in continua crescita – ha avvertito il presidente Maurizio Pimpinella – attirano ormai colossi come Facebook, Google, Apple e Amazon, che ora puntano ad ampliare l’offerta, attivando servizi di moneta elettronica». In gioco c’è circa un terzo dei ricavi bancari nei servizi di pagamento. Per i risparmiatori italiani l’ingresso nel mercato di soggetti non bancari come Sisal, Infocamere, Factorcoop aumenta la possibilità di pagamenti vari (utenze, abbonamenti, rette e altro) fuori dagli uffici bancari e postali. L’entrata in scena, su scala mondiale, di soggetti come Google, Amazon, Apple, eBayPayPal è, in teoria, un’ulteriore opportunità. Tanto più grande tanto più ridurrà i costi. Google ha già una piattaforma per i pagamenti digitali accettata da catene distributive americane e asiatiche, Amazon ha “Login and Pay” su cui punta molto, Apple parte dal contatto con 575 milioni di carte di credito utilizzate per comprare contenuti digitali. Face-book è sulla stessa strada. Soggetti che non hanno bisogno di conquistare la fiducia perché, nonostante casi di preoccupanti superamenti del diritto di privacy e utilizzo dei dati, sono già «amici».

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