Più immigrati ma rimesse in calo

Più immigrati ma rimesse in calo

Il Sole 24 Ore – 21 luglio 2014

Calano vistosamente le rimesse pro capite degli stranieri residenti in Italia, con percentuali a doppia cifra. Conseguenza non solo della crisi, ma anche dell’aumento delle presenze sul territorio. Intanto aumentano le aziende guidate da cittadini immigrati.

Rossella Cadeo

Calano vistosamente le rimesse pro capite degli stranieri residenti in Italia, con percentuali a doppia cifra. Conseguenza non solo della crisi, ma anche dell’aumento delle presenze sul territorio. Intanto aumentano le aziende guidate da cittadini immigrati. Mentre l’emergenza sbarchi continua, sono queste le rilevazioni più recenti – fornite da Fondazione Moressa e dal Centro studi Idos – che descrivono dimensioni e trend del fenomeno immigrazione. A gennaio 2013, sono circa 4,4 milioni gli stranieri regolarmente residenti in Italia, ossia il 7,4% della popolazione complessiva. È vero che rispetto al 2007- quando si avvicinavano a quota 2,6 milioni- gli immigrati sono cresciuti del 70%, ma il tasso di incidenza rispetto a tutti i residenti resta comunque molto lontano da quella che è la percezione diffusa: secondo un recente sondaggio effettuato da Ipsos, la grandissima maggioranza degli italiani sovrastima la presenza degli stranieri e quasi un quarto ritiene che almeno un abitante su due sia un immigrato. E se – sempre secondo il sondaggio Ipsos – questa presenza, tra accoglienza, assistenza e integrazione è vissuta soprattutto come un costo, pochi ricordano che solo di Irpef gli immigrati versano allo Stato oltre 6,7 miliardi all’anno (dati Fondazione Moressa, si veda l’articolo a fianco). Ma che la crisi abbia colpito anche questa parte di cittadini è evidente anche dal dato relativo alle rimesse che dal 2007 al 2013 sono scese da circa 6 a 5,5 miliardi di euro (-9%). Una contrazione che diventa più accentuata se si considera l’importo pro capite inviato a casa: nel 2013 questo valore si aggirava sui 2.330 euro, mentre nel 2013 risulta quasi dimezzato (-46%), attestandosi sui 1.250 euro. Certamente la marcata differenza tra la variazione delle rimesse totali (-9% nell’arco di sette anni) rispetto alle rimesse pro capite (-46%), è dovuta anche all’aumento della popolazione straniera in Italia (+70%). «La forte contrazione degli importi pro capite va comunque interpretata con qualche cautela – osserva Stefano Solari, direttore scientifico di Fondazione Moressa – poiché le stime possono risentire delle operazioni di revisione delle anagrafi post-censuarie ancora in corso. In ogni caso, ad aver compresso il valore delle rimesse ha contribuito anche l’impatto della crisi sulla capacità di risparmio degli stranieri, che ha funto per ripercuotersi negativamente sui trasferimenti verso i Paesi di origine. Inoltre, non va trascurato il fatto che le rimesse non rappresentano l’unico canale di invio di denaro in patria: ad esempio, non vengono registrati i flussi di denaro trasferiti personalmente da persone in viaggio da un Paese all’altro». Fondazione Moressa sottolinea come il calo nell’ultimo anno si sia concentrato soprattutto sui trasferimenti verso la Cina, Paese che peraltro gioca la parte del leone nell’importo totale trasferito (un miliardo di euro nel 2013). «Le rimesse verso la Cina si sono drasticamente ridemensionate: -60%, circa 1,5 miliardi in meno rispetto al 2012. Una frenata confermata dal fatto che Prato, area storicamente legata all’imprenditoria cinese, è la provincia che nel periodo 2007-2013 ha registrato la diminuzione maggiore (-69%), pure a fronte di una crescita del 43% degli stranieri». Dopo Prato – che conserva comunque il record sia dell’importo pro capite (5.500 euro) trasferito sia del rapporto stranieri/popolazione (quasi 15%, il doppio della media nazionale) – sono Roma e diverse province del Sud (Caltanissetta, Cosenza, Agrigento) ad accusare la maggiore contrazione delle rimesse pro capite. E si contano sulle dita di una mano le province che hanno invece aumentato gli importi (Gorizia, con un incremento molto forte delle rimesse verso il Bangladesh, Bari, Lecco, Cagliari e Biella). Nonostante la crisi – ma forse anche per la necessità di superare il nodo occupazionale e assicurarsi mezzi di sostentamento- sono nel frattempo aumentate del 9,5% secondo l’ultimo rapporto Idos su “Immigrazione e imprenditoria” le aziende guidate da extracomunitari, in particolare marocchini, romeni, cinesi e albanesi: in tutto sono quasi mezzo milione, circa l’8,2% del totale (6 milioni). Si tratta in gran parte di imprese individuali, localizzate nel Nord del Paese.

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