Nel mirino 800mila cause da azzerare

Nel mirino 800mila cause da azzerare

Il Sole 24 Ore – 18 novembre 2014

Pubblicata l’analisi dettagliata dell’arretrato predisposta dal ministero della Giustizia. Nei 10 uffici maggiormente in sofferenza non solo grandi città metropolitane ma anche località di dimensioni medio piccole. Non tutti gli affari in carico ai tribunali sono però di natura contenziosa.

pippo

Giovanni Negri

Obiettivo prioritario: smaltire 835mila cause arretrate. La “cura Barbuto” per aggredire uno dei mali endemici della giustizia italiana si dà questo obiettivo, che è la conseguenza di un imponente lavoro di analisi condotto dal dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria (Dog) del ministero della Giustizia, in tandem con la direzione Statistica. Così Mario Barbuto, messo dal ministro Andrea Orlando alla guida del dipartimento (e quindi della “macchina” del ministero) proverà a replicare i successi ottenuti quando in pochi anni, da presidente del Tribunale, rese Torino l’ufficio giudiziario più efficiente del Paese. Per Orlando lo studio è «un importante sostegno al percorso riformista intrapreso dal Governo. II ministero sta mettendo il massimo impegno per abbattere l’arretrato civile e restituire credibilità al sistema giustizia: il pezzo di riforma già approvato dal Parlamento sarà presto integrato dalle norme della legge delega sul processo civile». II punto di partenza, come detto, è rappresentato da una conoscenza analitica dei 5,2 milioni di affari civili arretrati. Ma non solo. Il lavoro dello staff di Barbuto si è concentrato su una serie di parametri come grado di vecchiaia delle cause giacenti, loro distribuzione per ufficio giudiziario, per area geografica e dimensione della sede, in rapporto alla pianta organica dei magistrati e al rapporto di questa con il bacino di utenza. Lo studio analizza in particolare tutti i procedimenti portati all’esame dei giudici e non ancora conclusi al 31 dicembre 2013. Dai dati emerge che più del 70% delle pendenze civili è stato iscritto nell’ultimo triennio e solo il rimanente 30% in precedenza. Quanto al primo dato (la “giacenza”) – avverte il ministero – costituisce tecnicamente il risultato di un normale ricambio tra sopravvenienze ed esaurimento e la sua “anzianità” fisiologica viene calcolata in tre anni per gli uffici di primo grado e in due per quelli di secondo grado. II restante 30% (il vero e proprio “arretrato” in senso stretto) costituisce la patologia che contribuisce a relegare la giustizia italiana in fondo alle classifiche sull’efficienza dei sistemi giudiziari redatte dalle organizzazioni internazionali. Prendendo così come parametro di riferimento i tre anni di durata massima del primo grado fissato dalla Legge Pinto, gli affari civili pendenti che lo stesso Barbuto considera una vera e propria «mina vagante» sono 835.190, somma delle 709.847 iscrizioni in Tribunale e delle 125.343 in Corte d’appello nel periodo 2006-2010. Una maniera di “targare” le giacenze che caratterizzò il Tribunale di Torino con il «Programma Strasburgo» e che ora porta il capo del Dog a sottolineare da una parte l’eccellente livello di produttività della magistratura italiana, che gestisce ogni anno una quantità enorme di «affari» nell’ordine dei 4 milioni, di cui 2 contenziosi e ne definisce un numero pressoché pari alle sopravvenienze; dall’altra, Barbuto invitagli uffici, masoprattutto i loro responsabili, a concentrare meglio le risorse, tenendo presente l’obbligo di legge che impone loro l’obiettivo di smaltimento dell’arretrato e che è preferibile lasciare crescere un po’ la durata degli affari più recenti se in questo modo si incide sulle giacenze. Va poi tenuto conto della natura degli affari pendenti, dove già la terminologia è indicativa perchè l’area del contenzioso vero e proprio ingloba “solo” 3.665.192 controversie su 5 mlloni e 200mila pendenze. Il resto è costituito da pratiche in cui il giudice non deve decidere tra parti litiganti, ma si pone piuttosto come garante della legalità (come nella volontaria giurisdizione o nelle tutele e curatele). Ma lo studio rappresenta anche uno spaccato della situazione dei Tribunali italiani, dove emerge come il carico maggiore di arretrato sia concentrato sì in alcune sedi giudiziarie di grandi dimensioni (Milano, Roma, Napoli) ma vede distinguersi in negativo anche uffici di dimensioni più contenute come Foggia, Bari e Salerno.

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