Fattura online leva per il rilancio

Fattura online leva per il rilancio

Il Sole 24 Ore – 26 novembre 2014

Un volano per la crescita del Paese. Un jolly per rendere più efficiente la Pa e farla funzionare meglio. Un’innovazione tecnologica e culturale che porterà a un risparmio di circa 1,5 miliardi l’anno. È quanto offre la fatturazione elettronica della Pa, diventata operativa lo scorso 6 giugno.

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Enrico Netti

Un volano per la crescita del Paese. Un jolly per rendere più efficiente la Pa e farla funzionare meglio. Un’innovazione tecnologica e culturale che porterà a un risparmio di circa 1,5 miliardi l’anno. È quanto offre la fatturazione elettronica della Pa, diventata operativa lo scorso 6 giugno. Quel giorno è iniziato un processo di maturazione digitale che andrà a impattare sull’intero sistema paese.Il processo è avviato ed è irreversibile. Alla fine di ottobre il sistema di interscambio della Pa ha complessivamente ricevuto poco più di un milione di documenti digitali: dopo un avvio lento, il trend ha visto una accelerazione tra settembre e ottobre. Ma è solo un primo passo. Basti pensare che le imprese fornitrici della Pa sono circa 2 milioni (per l’80% microimprese) e che il numero delle fatture emesse ogni anno alla Pa è pari a circa 6o milioni per un fatturato circa 135 miliardi di euro. Dal 31 marzo 2015 il sistema andrà a regime per tutte le amministrazioni della Pa, compresi gli enti locali. Da quel giorno i fornitori dovranno inviare esclusivamente fatture digitali complete di firma digitale. Due settimane prima i sistemi informativi contabili dovranno essere adeguati per la ricezione, gestione e conservazione dei documenti. Inoltre dovrà essere verificato il”dialogo”tra il canale d’acquisizione delle fatture e quello d’interscambio. In altre parole si preannuncia un “big bang” perla Pa nel rapporto con i suoi fornitori. Una rivoluzione che andrà anche a impattare sulle aziende private. Nel 2013 lo scambio di fatture strutturate ha raggiunto i 25 milioni di documenti contro i 20 dell’anno precedente. Qui l’effetto volano arriva dai “leader di filiera”grandi imprese come, ad esempio, Mediaworld, Zegna, De Longhi che coinvolgono la filiera dei loro partner commerciali. È quanto ricorda l’ultima edizione dell’Osservatorio fatturazione elettronica e dematerializzazione realizzato dal Politecnico di Milano. Nel privato le imprese che si scambiano fatture elettroniche strutturate sono circa l’1% del totale e quelle che inviano fatture non strutturate sono circa una su due. Molto probabilmente sarà la scadenza del 31 marzo a smuovere le acque e allargare il perimetro delle realtà coinvolte. «La fatturazione verso la Pa è un primo passo verso la digitalizzazione dei processi di interfaccia -spiega Paolo Catti, responsabile dell’Osservatorio-. Se la fatturazione si estendesse a tutto il mondo delle imprese si potrebbero sviluppare modelli per semplificare le regole di oggi, liberando le imprese dai costi della burocrazia». Un altro aspetto della sfida è nell’efficientamento dei processi. «L’ampiezza dei benefici ottenibili dipende dal livello di integrazione dei processi tra clienti e fornitori – fanno sapere da Ey, colosso della consulenza – e dalle leve della formazione impegnate per l’effettivo cambiamento delle organizzazioni».
Quella che è in atto una profonda evoluzione che nel percorso trova immancabilmente qualche ostacolo. Possono essere delle resistenze, dei freni culturali o tecnici. Non c’è da sorprendersi quindi se «in alcune realtà pubbliche il flusso dei documenti fiscali digitali trasmessi dai fornitori, ricevuti dalla piattaforma Sogei, viene stampato e inserito manualmente in contabilità con un moltiplicarsi dei costi operativi» rivela il manager di Ey. Potenzialmente i vantaggi che si possono ottenere sono di ben più ampio respiro. «Aggiungendo alla fatturazione la gestione elettronica di tutte le attività commerciali come la completa gestione degli ordini e le consegne – continua Catti – il beneficio sarebbe nettamente superiore, arrivando a circa 6,5 miliardi l’anno».Invece per ora si fanno i conti con dei costi legati a un apparato non all’altezza del 21 secolo. «C’è la percezione poco chiara dei benefici e delle azioni da mettere in campo per raggiungerli» aggiunge. Per rendere più concreti i propositi dell’Agenda digitale servono nuovi modelli organizzativi e nuovi modi di lavorare abilitati dalle nuove tecnologie. Una sfida culturale e un investimento che finisce con il ripagarsi in un breve lasso di tempo.

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