Economia circolare da riciclo

Economia circolare da riciclo

Il Sole 24 Ore – 3 dicembre 2014

Il recupero dà vita a filiere che valgono 34 miliardi di fatturato con un valore aggiunto da 8 miliardi. Le imprese del settore in Italia sono oltre 9mila, principalmente micro-imprese con meno di dieci addetti, un numero cresciuto di oltre il 20% in cinque anni, mentre gli occupati sono cresciuti del 13%. E può migliorare ancora.

2014120328995742_Pagina_2

Gianluigi Torchiani

Lo smaltimento dei rifiuti, in Italia, è un’attività perlomeno complessa, come hanno dimostrato le vere e proprie crisi che hanno coinvolto in tempi recentissimi alcune tra le principali metropoli nazionali. Eppure la svolta del nostro Paese verso un’economia circolare, basata sul ciclo di vita dei prodotti, con un uso senza soluzione di continuità delle risorse e rifiuti residui, è – seppure faticosamente – in corso, come mette in luce il rapporto “L’Italia del riciclo 2014”, realizzato da Fondazione per lo sviluppo sostenibile e Fise Unire (Unione Nazionale Imprese Recupero), che sarà presentato domani. Il settore del riciclo, da un punto di vista economico, può già vantare oggi numeri di tutto rispetto, come spiega Anselmo Calò, presidente di Unire: «Il fatturato delle imprese che svolgono attività di recupero dei rifiuti sfiora i 34 miliardi di euro annui. Il valore aggiunto generato in totale ammonta a circa 8 miliardi ed è quindi valutabile in oltre mezzo punto percentuale di Pil». Il rapporto evidenzia come le imprese del settore in Italia siano oltre 9mila, principalmente micro-imprese con meno di dieci addetti, un numero cresciuto di oltre il 20% in cinque anni, mentre gli occupati sono cresciuti del 13%. Non solo! Anche le aziende non direttamente attive nella filiera del riciclo sembrano comprendere in misura crescente le potenzialità dell’economia circolare. L’uso efficiente dei materiali e dell’energia, infatti, è ormai entrato nell’agenda di molti cda sia in un’ottica di sostenibilità ambientale che di competitività. «Nelle imprese italiane – spiega Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – sono ormai molto diffuse le buone pratiche di minimizzare i propri scarti di produzione, di recuperarli il più possibile nei propri cicli produttivi. È anche consistente il numero delle aziende che, pur non essendo dedicate alla gestione dei rifiuti perché svolgono altre attività, effettuano anche un recupero di rifiuti collegato al loro ciclo produttivo. Secondo i dati Ecocerved, nel 2012 sono ben 3.156 le imprese che recuperano rifiuti come loro attività non principale, con un aumento del 20% dal 2008». Pure i progressi sul fronte dei volumi sono confortanti, anche se il quadro è piuttosto variegato a seconda dei settori considerati. Sugli imballaggi la percentuale è elevata (68% di rifiuti avviati a riciclo), mentre altri comparti (Raee, pneumatici fuori uso, frazione organica, ecc) sono più indietro. Su questi numeri, tra l’altro, pesa la recessione, che ha portato a una riduzione dell’immesso al consumo in molti settori. In positivo, però, c’è la spinta europea . Che in realtà c’era già in precedenza: nel periodo 2007-2013, nel complesso dei fondi europei, sono stati finanziati in Italia 1.564 progetti in materia di rifiuti per un importo di circa 415 milioni di euro. Purtroppo, l’effettiva erogazione è stata solo di 169,5 milioni, appena il 40% dello stanziamento comunitario. Un nuovo impulso al settore è arrivato a luglio, quando la Commissione ha adottato alcune proposte per sviluppare un’economia più circolare in Europa e promuovere il riciclaggio negli Stati membri. Con un impatto economico che dovrebbe essere consistente: «Raggiungendo gli obiettivi di riciclo del 70% dei rifiuti urbani – spiega Ronchi – e dell’80% dei rifiuti da imballaggio entro il 2030 e applicando, entro il 2025, il divieto di smaltire in discarica rifiuti riciclabili, si stima per i paesi Ue un risparmio di circa 600 miliardi di euro, un incremento dell’occupazione di 600mila unità, un aumento dell’uso efficiente delle risorse pari al 30% e un contributo dell’1% alla crescita del Pil. Per l’Italia, secondo paese manifatturiero del continente, i benefici sarebbero rilevanti. La Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in caso di raggiungimento degli obiettivi europei di riciclo al 2030, ha stimato un incremento dell’occupazione di circa 60mila posti di lavoro e, tra risparmi nei processi produttivi e nei costi ambientali, un beneficio di 7 miliardi di euro l’anno». Tutto questo dovrebbe essere abbondantemente sostenuto dalla nuova programmazione Ue: l’accordo di partenariato che alloca i fondi strutturali europei per l’Italia ha previsto, infatti, per la gestione dei rifiuti e l’innovazione circa 2 miliardi di euro per il periodo 2014/2020. Tutto bene, allora, nella strada verso l’economia circolare? In realtà, secondo Unire e Fondazione per lo sviluppo sostenibile, permangono molti ostacoli, soprattutto di tipo normativo: all’appello mancano decreti e regolamenti attesi da tempo, quali il decreto sui criteri di assimilazione, i criteri “end of waste”, le linee guida per il rilascio delle autorizzazioni, gli standard per il trattamento di alcune tipologie di rifiuti, la disciplina della preparazione per il riutilizzo e molti altri ancora. Senza dimenticare, ovviamente, la necessità di dare migliore attuazione alle leggi esistenti e di trovare la strada giusta per disincentivare l’utilizzo della discarica, soprattutto al Sud.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...