Vita lunga per l’accertamento

Vita lunga per l’accertamento

Italia Oggi – 15 dicembre 2014

Nuovo termine quinquennale per gli accertamenti di società estinte. Dal 13 dicembre, l’estinzione della società ha effetto trascorsi cinque anni dalla cancellazione dal registro delle imprese. In concreto, l’amministrazione finanziaria ha cinque anni di tempo, a partire dalla data di cancellazione della società dal registro delle imprese, per procedere all’accertamento, al contenzioso, e alla riscossione dei tributi e di contributi, sanzioni e interessi.
Lo prevede l’articolo 28, 4 comma, del dlgs 21 novembre 2014, n. 175, il cosiddetto decreto semplificazione.

Cinzia De Stefanis

Nuovo termine quinquennale per gli accertamenti di società estinte. Dal 13 dicembre, l’estinzione della società ha effetto trascorsi cinque anni dalla cancellazione dal registro delle imprese. In concreto, l’amministrazione finanziaria ha cinque anni di tempo, a partire dalla data di cancellazione della società dal registro delle imprese, per procedere all’accertamento, al contenzioso, e alla riscossione dei tributi e di contributi, sanzioni e interessi. La cancellazione dal registro delle imprese consente di far sopravvivere la società ancora per 5 anni per consentire al fisco di effettuare la sua attività di verifica e di accertamento. Lo prevede l’articolo 28, 4 comma, del digs 21 novembre 2014, n. 175, il cosiddetto decreto semplificazione (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 novembre 2014 n. 277). Per comprendere appieno il tenore del nuovo dettato normativo, occorre fotografare il contesto normativo e giurisprudenziale. La cancellazione della società dal registro delle imprese, infatti, ha avuto, fino a oggi, piena efficacia costitutiva, con la conseguenza che la società doveva ritenersi estinta senza attendere l’effettiva definizione di tutti i rapporti giuridici pendenti. Anche in materia tributaria viene confermata tale posizione. La commissione tributaria provinciale di Ravenna (sentenza n. 1/03/13 del 21/1/2013) sostiene che la cancellazione della società dal registro imprese ha effetti costitutivi e non dichiarativi con conseguente perdita della legittimazione attiva e passiva. L’accertamento notificato dopo la cancellazione della società è invalido e privo di effetti e non può comportare l’attribuzione agli ex soci di presunti utili extracontabili ai sensi dell’art. 36, dpr n. 602/73. L’articolo 2495 c.c. stabilisce infatti che la società si consideri estinta trascorso un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese. Una volta approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle Imprese. Ferma restando l’estinzione della società, dopo la cancellazione i creditori sociali insoddisfatti possono fare valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino a concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi.
Va sottolineato che le sezioni unite con le tre sentenze nn. 4060, 4061 e 4062 del 2010, stabiliscono che il giorno dell’entrata in vigore della riforma delle società (1/1/2004) rappresenta il momento rilevante per la produzione dell’effetto estintivo anche per le società cancellate prima dell’entrata in vigore del digs n. 6/2003. In sostanza, per le società cancellate dopo il 1 gennaio 2004, l’effetto estintivo decorre dal giorno dell’iscrizione della cancellazione nel registro delle imprese. Anche la stessa giurisprudenza di merito (Commissione tributaria provinciale di Modena, sez. I, sentenza del 22/10/2012 n. 169, depositata 1’11/6/2013) afferma che le società di capitali si estinguono definitivamente con la cancellazione dal registro delle imprese, per effetto della riforma del diritto societario introdotta dal digs 06/2003 in vigore dal 1 gennaio 2004. Pertanto il provvedimento emesso dall’ufficio, concernente il reddito d’impresa calcolato in percentuale sulla base delle fatture per operazioni inesistenti emesse dalla società e la relativa imputazione in capo al socio del predetto reddito per presunta distribuzione di utili derivante dalla ristretta base societaria, è illegittimo.

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