Attrazione fiscale per i brevetti

Attrazione fiscale per i brevetti

Il Sole 24 Ore – 22 dicembre 2014

L’Italia prova ad avvicinarsi agli altri Paesi europei nella tassazione dei brevetti. È l’effetto del patent box, la nuova agevolazione introdotta dalla legge di Stabilità. A regime, la modifica consentirà un’esenzione del 50% delle royalties ottenute dalla concessione in licenza di brevetti e altri beni immateriali. L’esenzione sarà valida sia per l’Ires che per I’Irap.
patent_box

Carlotta Benigni – Antonio Tomassini

Anche l’Italia punta ad incentivare lo sfruttamento dei cosiddetti intangibles, come i brevetti, i processi, le formule o il know how, introducendo il regime del «Patent Box». Si tratta di un regime adottato da numerosi Paesi europei, come il Lussemburgo, la Francia, l’Olanda, il Belgio, la Spagnae infine il RegnoUnito (si veda la grafica accanto). In generale, il regime consiste nell’esenzione o nella tassazione con aliquote ridotte dei redditi derivanti dalla licenza a terzi o dall’utilizzo diretto dei beni immateriali, risultanti dalle attività di ricerca e sviluppo condotte dalle aziende. È questa la grande novità rispetto ai crediti di imposta, che tradizionalmente in Italia sono garantiti sulle spese di ricerca e sviluppo, e che pure sono riproposti dal disegno di legge Stabilità: mentre questi ultimi mirano a incentivare le spese, il patent box agisce sul lato dei ricavi. Nella versione italiana, confermata dopo gli emendamenti, il patent box a regime prevede l’esenzione integrale sia ai fini Ires che ai fini Irap del 50% delle royalties ritratte dalla concessione in licenza dei propri brevetti e altri beni immateriali. Per l’anno 2014 e 2015, la percentuale di redditi esenti è pari rispettivamente al 30% e al 40 per cento. Anche le aziende che non licenziano i propri brevetti, ma li utilizzano internamente, potranno beneficiare dell’esenzione, per la porzione di reddito derivante dall’utilizzo del brevetto stesso. Tale porzione dovrà essere individuata in via preventiva con l’agenzia delle Entrate mediante una procedura di ruling. La stess a procedu ra dovrà essere seguita anche quando gli intangibles siano licenziati a società facenti parte dello stesso gruppo. E’ prevista poi l’esclusione dal reddito in misura integrale anche per le plusvalenze derivanti dalla cessione dei beni immateriali, a condizione però che almeno il 90% della plusvalenza realizzata venga reinvestita in ricerca II regime è opzionale e potranno aderirvi tutti i percettori di reddito di impresa, indipendentemente dalla forma giuridica, e anche i soggetti non residenti ubicati in Paesi che garantiscano un effettivo scambio di informazioni con l’Italia In tal modo dovrebbe essere limitato il rischio che la Commissione europea apra indagini sugli aiuti di Stato, come invece è accaduto in altri Paesi che hanno introdotto forme di patent box più aggressive. L’opzione sarà irrevocabile e della durata di 5 esercizi. La norma mira a porre un freno al fenomeno delle «IP companies» (e a farle rientrare in Italia) ovvero società costituite in Paesi che da sempre detassano i redditi derivanti dallo sfruttamento di beni immateriali e nelle quali vengono accentrati tutti i brevetti e gli altri beni immateriali dei gruppi internazionali. Tali strutture vanificano gli sforzi di incentivare con crediti di imposta le spese di ricerca e sviluppo poiché, dopo aver beneficiato dello sgravio fiscale, il brevetto (e i redditi da esso derivanti) possono essere trasferiti in un altro Stato. Gli IP agevolabili in Italia sono peraltro maggiori di quelli previsti altrove e sembra che si stia pensando di agevolare anche i marchi commerciali, che significherebbe molto per il nostro Paese. È quindi un importante incentivo fiscale, che si inquadra all’interno delle norme recentemente introdotte a favore dell’innovazione, e con le quali è peraltro cumulabile,come gli incentivi sugli investimenti in ricerca e sviluppo, gli incentivi alle start up e le agevolazioni Ace.

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