Nuove imprese, lo sprint dei giovani

Nuove imprese, lo sprint dei giovani

Il Sole 24 Ore – 9 febbraio 2015

Voglia di impresa in recupero tra i giovani. Nel 2014 il bilancio tra aperture e chiusure di aziende condotte da titolari sotto i 35 anni segna un saldo positivo paria 66.758 unità, più del doppio rispetto al saldo generale. L’elaborazione di Unioncamere per Il Sole 24 Ore mostra che un terzo delle nuove iscrizioni registrate lo scorso anno si deve agli under 35, che pure rappresentano nel loro complesso l’11% delle aziende totali.

Nuove imprese giovani

Francesca Barbieri

L’economia italiana va verso il recupero? I segnali positivi arrivano da produzione, ordinativi esteri e beni strumentali – come certificato dall’Istat nella sua ultima nota mensile- e da una fragile crescita del Pil (0,6% nel2015) stimata dalla Commissione europea la scorsa settimana. Per il mercato del lavoro, ancora in sofferenza con tassi di disoccupazione stellari (Bruxelles prevede il 12,8% per quest’anno), timidi spiragli si intravedono nelle previsioni di assunzione sul primo trimestre -133mila posizioni aperte, di cui 40mila per chi ha meno di 30 anni- e anche per i giovani intenzionati a mettersi in proprio spuntano germogli di ripresa. Nonostante gran parte dell’anno sia trascorso con il fiato in gola, alla fine del 2014 le imprese con timonieri al di sotto dei 35 anni mettono a segno un saldo positivo tra aperture e chiusure. Il bilancio è di 67mila unità, una differenza più che doppia rispetto al dato generale, sempre positivo, ma evidentemente rallentato dai risultati delle fasce d’età più mature. Una mini-ripresa, che non basta di certo per cantare vittoria, anche perché la semplice registrazione a volte non coincide con l’effettivo avvio dell’attività e che potrebbe pure rivelarsi una scelta obbligata per chi non trova un lavoro dipendente, ma in ogni caso “certifica” come la tenuta del sistema delle imprese sia stata alimentata anche dai più giovani. Secondo l’elaborazione di Unioncamere per Il Sole 24 Ore, le aziende under 35 hanno rappresentato oltre un terzo delle iscrizioni totali nel 2014 (124mila su 371mila), mentre sono state appena il 17% di quelle che hanno abbassato la saracinesca (58mila su 34omila). Lo “stock” complessivo è di 64omila realtà produttive, l’11% dell’universo totale, che ha registrato un leggero aumento – 0,51% – nell’arco di dodici mesi. A livello giuridico, anche tra i giovani prevale la ditta individuale (72%), ma risultano in deciso rilancio le società di capitali, 105mila, in crescita per effetto di 20mila nuove registrazioni contro 2.700 cessazioni. «Il dato- spiegano da Unioncamere – rispecchia il trend generale (3,29%) e conferma la tendenza dei nuovi imprenditori a scegliere formule più strutturate per affrontare le “intemperie” del mercato. Con maggiori chance di intercettare gli incentivi e di calamitare nuovi investitori». La tendenza si conferma anche se si restringe l’obiettivo sugli imprenditori con meno di 30 anni: il centro studi Datagiovani ha registrato un aumento del 2,5% delle cariche in società di capitali attive nel 2014. «È l’effetto delle nuove formule societarie introdotte a metà de12o12- sottolinea il ricercatore Michele Pasqualotto : Srl semplificata e a capitale ridotto hanno generato, insieme, oltre 8.600 nuovi imprenditori». Sul territorio, è al Sud che gli under 35 dimostrano più voglia di fare impresa: il record va alla Calabria, dove le start up nel 42,6% dei casi fanno capo a giovani, seguita da Sicilia (40,7%) e Campania (40,2%). Le regioni con minori iniziative giovanili sono invece Valle d’Aosta (27,8%) ed Emilia-Romagna (29,2%). E a livello settoriale spiccano le aree che rientrano nelle attività di servizio: nel commercio le imprese giovani sono 183mila e le iscrizioni rappresentano il 39,7% di quelle complessive del settore, nelle attività di alloggio e ristorazione i “condottieri” under 35 sono oltre 6imila e le nuove iscrizioni sono più del 40% del totale, quota che sfiora il 50% per le aziende fmanziarie e assicurative. «E positivo vedere che tantissime nuove e giovani leve hanno puntato sui settori innovativi – commenta Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere – senza peraltro trascurare alcuni di quelli tradizionali, come il commercio e il turismo. Queste imprese giovani vanno però sostenute perché diventino “grandi” d’età e magari anche di dimensione. Esse devono infatti poter accedere agevolmente al credito e confrontarsi con una pubblica amministrazione amica, che semplifichi la vita dell’imprenditore».

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